Inaugura “Over Yonder”, personale di Marco Strappato dedicata al paesaggio in tutte le forme possibili

Inaugura “Over Yonder”, personale di Marco Strappato dedicata al paesaggio in tutte le forme possibili
The Gallery Apart  presenta la terza personale dedicata a Marco Strappato, dal titolo “Over Yonder”, che verrà inaugurata l’11 dicembre 2015 a Roma (Via Francesco Negri 43).  La mostra resterà aperta sino al 13 febbraio 2016.

Il lavoro di Strappato (nato a Porto San Giorgio 1982, vive e lavora a Londra), ha a che fare con la produzione e distribuzione d’immagini nell’epoca contemporanea, attraverso una pratica multidisciplinare che comprende collage, video, fotografia e installazione.

L’interesse specifico per l’immagine di paesaggio - in un’accezione estesa - si inserisce in una più generale ricerca tesa a comprendere l'esperienza estetica dei giorni nostri (iscrivendosi in quella che viene definita consumer culture), affrontando discorsi retorici di autenticità e inautenticità, esotico e familiare, artificiale e naturale. Il versante scultoreo del lavoro di Strappato si fonda su un rapporto utilitaristico con gli oggetti chiamati a far parte delle sue installazioni. Siano essi plinti, travi di cemento, sfere di marmo o monitor, questi oggetti assumono sempre una funzione ancillare rispetto all’obiettivo primario, quello della metabolizzazione dell’immagine e della sua riproposizione secondo inediti nessi di significato.

Over Yonder unisce la produzione degli ultimi mesi passati al Royal College of Art di Londra ad un nuovo corpo di lavori, pensati e prodotti durante un periodo di residenza a Roma da qwatz, ispirati all’album del 1985 di Franco Battiato intitolato “Mondi lontanissimi”, il cui tema centrale è il viaggio, sia sulla terra che nello spazio, e dunque l’incontro con altri e nuovi paesaggi “possibili’. In tal senso, la prima fonte di ispirazione, da cui l’artista trae anche lo spunto per il titolo della mostra, è The Wild Blue Yonder, film del 2005 diretto da Werner Herzog che narra una storia tipicamente di fantascienza ma con stile documentaristico e facendo ampio ricorso ad immagini di repertorio a cui viene attribuito un significato nuovo e diverso. Esattamente quello che fa Strappato nei suoi lavori, innescando cortocircuiti tra significante e significato. E’ da questa esigenza di andare oltre la mera riconoscibilità dell’oggetto o dell’immagine che l’artista coglie l’espressione over yonder (laggiù, in italiano), a volte utilizzata in alternativa alla ben più diffusa over there, ma con un’accezione leggermente diversa, riferita a qualcosa di cui viene indicata la posizione ma che è difficile poter vedere e poter raggiungere. Herzog è per Strappato un riferimento fondamentale, tant’è che una citazione del regista tedesco apre lo statement del giovane artista: "We are surrounded by worn-out images, and we deserve new ones. Perhaps I seek certain utopian things, space for human honor and respect, landscapes not yet offended, planets that do not exist yet, dreamed landscapes. Very few people seek these images today which correspond to the time we live, pictures that can make you understand yourself, your position today, our status of civilization. I am one of the ones who try to find those images".

Strappato è costantemente alla ricerca di immagini da utilizzare come lessico, immagini che declinino il paesaggio in tutte le forme possibili. Il lavoro e il pensiero che sostengono Over Yonder gli hanno aperto nuove frontiere iconografiche, consentendogli un’esplorazione del cosmo secondo una personale mitologia fantascientifica che trova alimento in chi, come Franco Battiato, questo viaggio misterioso, trascendentale e colto, quasi di dantesca ispirazione, ha già condotto seppure in ambito musicale ma con altrettanta capacità di evocare immagini. Ecco dunque il riferimento, ai limiti dell’appropriazione, dell’album Mondi lontanissimi, di cui Strappato condivide l’anelito alla ricerca, il fascino dell’ignoto, del nuovo, dello sconosciuto, dell’estraneo, in una parola il fascino dell’inconnu.

Over Yonder è un susseguirsi di riferimenti espliciti e di rimandi intellettuali ad esperienze di visualità legate al viaggio, anche interplanetario, a conferma di una tendenza all’astrazione che ci conduce direttamente a paesaggi mentali o solo sognati. Vedere, oggi più che mai, significa anche vedere attraverso la tecnologia, Strappato lascia in vista cavi, bracci meccanici, dispositivi audio e video che finiscono tutti per diventare parti integranti delle opere. Il riferimento alle superfici di tali dispositivi (smartphones, iPads, TV screens, monitors) ritorna anche quando è finalizzato ad evocare soglie da varcare verso l’infinito o tramonti realizzati digitalmente. E’ così che nascono gli specchi neri (black mirrors), riflettenti come lo sono quei dispositivi quando spenti o in stand by. Di frequente la loro proporzione è di 16:9, standard oramai dominante nella produzione e distribuzione di immagini, e spesso la loro posizione è verticale per sottolineare il passaggio dalla tradizionale visione panoramica orizzontale a quella propria del telefono cellulare o degli infiniti scroll down delle pagine web.

La ricerca di Strappato si è andata evolvendo nel senso di annettere sempre più importanza, oltre che al paesaggio come contenuto, anche alla formalizzazione dell’opera, dimostrando grande apertura all’uso dei materiali e forte senso estetico sorretto da non scontati riferimenti alla storia dell’arte. Ecco dunque che alla perfezione algida delle superfici specchianti, delle strumentazioni hi-tech, delle cornici raffinatissime, si unisce il ricorso agli interventi con la vernice spray, la trasformazione di vecchi e logori armadietti da ufficio in corpi evocanti altrettante sculture classiche, nonché la reificazione tridimensionale del concetto astratto di files realizzata utilizzando la Jesmonite.

Per maggiori informazioni: The Gallery Apart

 

 

 

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