Incontro con Raffaella Corcione Sandoval al Padiglione Grenada nella 59. Biennale di Venezia Arte

"A.C. Vaso di Pandora D.C.", scultura in plexiglass composta da quadri in acrilico su tela, 94x94x105 cm., 2022 "A.C. Vaso di Pandora D.C.", scultura in plexiglass composta da quadri in acrilico su tela, 94x94x105 cm., 2022 opera di Raffaella Corcione Sandoval
Sabato 1° ottobre 2022 alle ore 17.00 si svolgerà presso il Padiglione Nazionale Grenada alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia la presentazione dell’artista Raffaella Corcione Sandoval di Identity Collective.

L’evento, inserito all’interno della tematica espositiva di più ampio respiro “An Unknown that does not terrify”, si concentrerà a indagare l’ultima produzione della pittrice e scultrice che per l’occasione presenterà il suo recente lavoro A.C. Vaso di Pandora D.C. L’opera in questione, interamente ricca di simbolismi, affonda le radici nella favola greca, egiziana e orientale, calando i personaggi all'interno dei tempi odierni «rappresentazione trasfigurata delle plurime realtà che vivono contemporaneamente in ogni individuo, nascoste dall’apparenza effimera delle membra» laddove nell’incontro con l’altro rinverdiscono le infinite possibilità di reciprocità. 

A tal proposito chiaro è il riferimento all’intellettuale Édouard Glissant, da cui parte tutta la rassegna del padiglione, specie nel modo in cui egli sviluppa proprio la “Poetica della Relazione”. Da qui il «diritto all’opacità» rivendicato dal filosofo della Martinica che si basa su una «singolarità non riducibile» ad un autismo identitario ma impostata sulla relazione con l’Altro.  

 

A.C. Vaso di Pandora D.C. è la sua ultima opera: un grande parallelepipedo, costituito da pannelli e quadri in acrilico su tela, che invita a riflettere sulla situazione in cui versa l'umanità. Non ultimo il riferimento alla recente pandemia. Vuole spiegare come è nata l'installazione e le diverse parti che la compongono?

È un grande onore per me essere presente nella più importante Esposizione d’Arte Internazionale. Il titolo scelto dalla curatrice della 59. Biennale, Il Latte dei sogni, aderisce perfettamente alla mia realtà visionaria. Faccio parte di un collettivo, “Identity Collective”, all’interno del Padiglione Grenada nel “Giardino Bianco Art Space” che indaga tematiche universali alle quali io lavoro da sempre - integrazione, multietnicità, plurilinguismo - al fine di creare opere che possano rappresentare l’amore incondizionato da cui si genera l’armonia fra gli opposti. Il Mito di Pandora è così attuale che descrive e rappresenta perfettamente il mondo di oggi. Ho scelto la forma geometrica del parallelepipedo che si pone metaforicamente al centro del moto planetario. Per Macrobe ad esempio, filosofo e scrittore latino dell’impero romano, il rettangolo e il parallelepipedo erano i volumi fondamentali nel suo Commento al sogno di Scipione. Inoltre sono da sempre stata incantata dalla figura di “Joshua”, Uomo Dio che con la sua vita ha spaccato la storia in due, dando origine al Tempo Cristico, indicato dalle sigle A.C. e D.C.  (Avanti Cristo e Dopo Cristo). Ebbene, con grande sconforto e disorientamento mi sono accorta che questo momento storico è un tempo nuovo, delimitato dalle medesime iniziali, seppur ancorato ad una differente linea di demarcazione e da un nuovo drammatico significato, quello della pandemia: A. C.ovid e D. C.ovid. La forma geometrica della scultura è composta da sei pannelli in forex su cui sono stampati gli ingrandimenti di piccoli dipinti rettangolari a simboleggiare universi paralleli che si espandono per fondersi armonicamente in un Mega Universo, il Metaverso, in direzione del quale l’arte sta rapidamente evolvendo. I dipinti in acrilico su tela sono incorniciati e ricoperti dal velo simbolo di “Maya”, il tutto rinchiuso nella teca trasparente che simboleggia la materia invisibile di cui siamo circondati e in cui siamo immersi.

 

Lei attinge nella realizzazione delle sue opere a diverse culture e tradizioni. In tal senso anche i personaggi di A.C. Vaso di Pandora D.C. derivano dalla favola greca, egiziana, orientale. Questo modo di procedere ben si riallaccia alla "Poetica della Relazione" di Édouard Glissant, intellettuale martinicano da cui parte l'intera mostra del Grenada. In luce a tale prospettiva occorre abbracciare una mentalità inclusiva di apertura verso il genere umano. A tal proposito come orienta la sua indagine artistica?

La mostra dal titolo “An Unknown that Does Not Terrify” indaga sul diritto all’opacità teorizzato dal filosofo e scrittore della Martinica Édouard Glissant, cioè il diritto a «non essere compresi totalmente e non comprendere totalmente l’altro». Questa teoria coincide con la mia filosofia di vita in cui la libertà del singolo finisce dove comincia la libertà dell’altro. Ho trovato tutto molto interessante e ricco di spunti di riflessione, partendo da tali indagini è nata la Scultura A.D. Vaso di Pandora D.C. Il mito del “Vaso di Pandora” viene riproposto al fine di ricordare - fra i tanti mali sfuggiti all’uomo a causa della sua curiosità - come “La Speranza” galeotta, sia oggi un filo d’oro che unisce inesorabilmente gli abitanti della terra di ogni razza, cultura e credo, facendoci riconoscere inevitabilmente fratelli. Le figure riprodotte e ingigantite della mia opera rappresentano in chiave fiabesca, con ironia, le molteplici realtà che albergano parallele in ogni individuo, celate dalle maschere di carne. Nella letteratura le favole aiutano l’uomo, sotto forma di storie magiche con personaggi reali e irreali, a tramandare tradizioni e mitologie, diventando parte viva dell’inconscio collettivo. Nei pannelli che compongono la scultura, sono presenti alcune figure allegoriche: l’unicorno, l’alchimista, il cervo dalle corna d’oro, la fanciulla, le maschere, il Re e la Regina, etc. Queste immagini risultano mescolate tra loro e immerse in un oceano di “virus” dalla forma di semi e petali. Esse attingono dal repertorio delle favole dell’antico Egitto, quelle della mitologia greca e dell’Oriente, quali espressione di un realismo magico, di realtà parallele dove i Molti diventano Uno e l’Uno diventa i Molti, in un eterno e perenne equilibrio di estasi armonica, fulcro della mia ricerca personale.

 

La sua storia è particolare. Nata a Caracas in Venezuela, si è poi trasferita in Italia, pima a Napoli poi a Milano ed infine a Roma. Tuttavia per trent'anni ha frequentato assiduamente l'India, approfondendo il pensiero e le filosofie buddista e induista. Come queste conoscenze hanno inciso sulla sua produzione?

Sono stata molto fortunata a nascere in un paese come il Venezuela, un vero Paradiso Terrestre la cui bellezza è impressa nella mia memoria, con i suoi colori, le sue luci e la sua strabordante ricchezza. A trentanove anni il mio primo viaggio in India per incontrare “Sri Sathya Sai Baba” divenuto il mio Maestro spirituale. Ma non è finita lì, una delle mie figlie oramai americana mi ha regalato la possibilità di conoscere, amare e apprezzare gli Stati Uniti d’America non di passaggio ma sposandone la cultura futuristica, senza aggiungere tutti gli altri luoghi che ho visitato nel corso della mia vita. Dire «sono una cittadina del mondo» per me non è un luogo comune.

 

Nella sua famiglia diverse le personalità note fra cui Juan Vicente Gòmez, generale, politico e Presidente del Venezuela. Quale è il suo pensiero sui regimi totalitari? E soprattutto ha avuto modo di vivere direttamente l'esperienza della guerra?

Questa domanda mi pone davanti alla responsabilità di affrontare un argomento tabù per le donne della mia famiglia e mai discusso apertamente. La tradizione autoritaria e maschilista ancora in vigore nel mondo e nel mio Paese di origine è un dato di fatto. Quando una cultura è segnata dal predominio sociale, politico ed economico degli uomini sulle donne tutto ciò si riflette inevitabilmente nella sfera familiare. Mia nonna materna poche volte nel corso della sua vita ci disse che sua madre (la mia bisnonna) era una tra i numerosi figli non riconosciuti dal dittatore Juan Vicente Gómez. In realtà in Venezuela non c’è mai stato un matriarcato, come molti sostengono, ma piuttosto un “matricentrismo”, una famiglia incentrata sulla madre come risultato di un padre assente. È successo nella mia famiglia. Donne rimaste vedove molto giovani, divorziate, senza padre né marito, in uno stato di vulnerabilità. Naturalmente disapprovo categoricamente ogni forma di totalitarismo. Fortunatamente io e la mia famiglia lasciammo il Venezuela ai primi cenni della rivoluzione politica del ’56 di cui ho solo un ricordo: un gruppo di aerei militari dal rumore assordante passò a bassissima quota mentre mi trovavo sul terrazzo della nostra casa a Caracas e mio padre, che aveva partecipato e vissuto l’ultima guerra, capì prontamente la situazione di pericolo portandoci al riparo, decidendo di tornare in Italia la stessa sera.

 

I suoi progetti futuri?

Molti come sempre, dalla pubblicazione del mio ultimo libro autobiografico Il Navaratri del Cuore, seguito di Ella e l’albero di Mira, alla ideazione di nuovi progetti, opere, mostre e potendo anche la presentazione di abiti come stilista, con il mio brand RCS in una sfilata di moda, sogno al momento ancora nel cassetto! 

 

Intervista a cura di Erminia Iori

 

 

Raffaella Corcione Sandoval è artista e anche scrittrice con un trascorso ricco di avventura. Parte nel 1957 da Caracas, luogo d’origine, martoriato dalla rivoluzione, fino a trovare stabilità in suolo italiano a fianco al padre Antonio Corcione, ex-presidente della Società Sportiva Calcio Napoli ai tempi di Omar Sivori, l’artista debutta poi a Napoli presso il “Circolo della Stampa” nel 1974-75. Da allora il suo impegno nell’Arte è stato inarrestabile. Annovera numerosissime mostre in Italia e all’Estero presso Gallerie e Musei tra cui la grande mostra collettiva Il Velo al Filatoio di Caraglio (TO) 2016/17 con la sua scultura Sindone Partenopea in calco e tessuto cristallizzato, tecnica di sua invenzione, accanto ai più grandi nomi dell’arte di tutti i tempi.  Le sue opere fanno parte di collezioni private e museali.  Molti sono i premi e i riconoscimenti ricevuti. Ampiamente storicizzata in cataloghi e pubblicazioni del settore, ha in programma per il prossimo anno un’importante antologica. Perenne ricercatrice e sperimentatrice di diverse realtà e forme d’arte, dalla grafica pubblicitaria alla pittura fino alla scultura ha dedicato la sua vita e la sua espressione artistica alla ricerca del Sé attraverso un ricco percorso spirituale e approfonditi studi sulla semiotica dell’arte. Questa sua ricerca è stata facilitata da una conoscenza teologica derivata dalla frequentazione del triennio di specializzazione presso la Pontificia Facoltà Teologica di Napoli, unitamente ad innumerevoli viaggi in India, che le hanno consentito l'approfondimento del pensiero filosofico orientale buddista e induista.

 

Pubblicato in Arte

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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