JonOne: Evolution to Oils

Non succede spesso che un artista presenti le sue opere. Questo privilegio lo ha regalato JonOne alla galleria Rabouan Moussion il 22 marzo illustrando alla stampa la sua nuova “ricerca pittorica”, Evolution to Oils, in mostra fino al 24 maggio. 

jonone

Non succede spesso che un artista presenti le sue opere. Questo privilegio lo ha regalato JonOne alla galleria Rabouan Moussion il 22 marzo illustrando alla stampa la sua nuova “ricerca pittorica”, Evolution to Oils, in mostra fino al 24 maggio. Con il suo accento americano, ha raccontato la storia di ogni opera, di come la sua ansia di lasciare un segno nella “Storia” lo spinga energeticamente a lavorare, a vivere fisicamente l’arte. Alla soglia dei 50 anni, che non li dimostra assolutamente, JonOne affascina con i suoi racconti: sembra quasi di essere nel suo atelier alle quattro del mattino e di intravederlo, nascosto dai fumi densi della pittura, intento a dipingere la bandiera americana. «Questa bandiera è la mia trasgressione, alla stregua dei graffiti sui muri dei palazzi. Quando l’ho dipinta era una notte di vera pazzia, di frenesia. Negli Stati Uniti, potrei andare in prigione per quest’opera, considerata quasi un vilipendio alla bandiera. Ma non c’è nessuna offesa, vuol solo rappresentare il legame con il mio paese d’origine.»

Il giovane ribelle artista urbano della scena new-yorkaise che dipingeva nei tunnel dei metro – che  vive a Parigi dalla fine degli anni ‘80 - è cresciuto, maturato, ha acquistato una sensibilità artistica notevole e rivelato al pubblico un altro universo. L’inclusione della materia è notevole in questo nuovo lavoro. Il tessuto è arricchito da un volume costituito di sabbia e colla, la scrittura aggiunge delle ombre, irregolarità e scava il tessuto deviando il percorso del colore che cola. Il graffito ripetitivo JONONE, la sua firma, segno omnipresente che di solito costituisce lo scheletro del suo lavoro diventa qui quasi illeggibile. «Non vedo più il graffito, che va verso astrazione pura. È stato il mio biglietto d’entrata verso la pittura a olio, e mantenendo la mia firma diventa qualcosa puramente di gestuale. Per me l’olio non è più del street art, ma una parte delle belle arti, qualcosa di istituzionale, che considero  come una tappa del mio percorso di creazione. È un materiale fantastico, la sua luminosità è molto diversa, i colori sono molto più forti e più profondi. Ma questa tecnica richiede di essere padroneggiata: ho impiegato più di un anno per preparare quest’opere».

JonOne si iscrive in una pratica matura senza peraltro dimenticare le sue origini: si considera oggi come un pittore astratto, che utilizza il linguaggio della strada ma quando qualcuno lo interroga sui propri legami con Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, preferisce oggi definirsi erede di Raymond Hains, Jacques Villéglé, Christopher Wool o Ben. «Il mio lavoro è sempre stato in evoluzione, e oggi, sento di essere diventato un artista completo.»

Cristina Biordi

Pubblicato in Arte

Fotonews

Premio Socrate 2021

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI