L’arte dei mattoncini di Nathan Sawaya

The swimmer The swimmer © Nathan Sawaya
Dopo aver viaggiato in tutto il mondo le incredibili sculture di Nathan Sawaya, realizzate con i mattoncini LEGO, arrivano a Parigi in un’esposizione alla fiera della Porte de Versailles che si concluderà il 30 agosto.

“L’incroyable Art du LEGO de Nathan Sawaya” è il titolo di questa mostra tutt'altro che ideata per i bambini. L’esposizione mette in scena più di 100 opere d’arte sorprendenti create con i mattoncini LEGO dall’artista americano. L’esposizione è stata creata a New York nel 2007. Ha accolto da più di 2 milioni di visitatori nel mondo ed è già stata presentata in Australia, in Asia e in Europa nel 2014, dove ha viaggiato tra Bruxelles, Amsterdam e Londra prima di venire nella Ville Lumiére.

Nathan Sawaya ci accoglie a inizio visita in un video dove racconta com’è nata la sua passione. L’album fotografico comincia a scorrere e appare Nathan bambino concentrato a realizzare le sue prime opere. Come ogni artista Sawaya parla d’ispirazione, dell’importanza dell’arte, dell’emozioni prodotte dall’atto creativo. E invita tutti a creare, a realizzare delle opere, non importa con cosa: lui ha scelto il LEGO.

Forse proprio perché la “materia” utilizzata per le sue sculture e quadri fa parte della infanzia di molte generazioni, l’esposizione ha ottenuto tanto successo. Quei mattoncini di plastica che nelle piccole mani sotto l’impulso della fantasia prendono differenti forme, sempre più complesse con l’aumentare dell’età, ma che poi finiscono in cantina o vengono regalati ad altri bambini. Nathan Sawaya non li ha mai “abbandonati”, e li ha trasfomati in materia “plasmabile” per le sue creazioni. È un vero artista, che procede con metodo nel progettare i suoi lavori e come ogni artista non può non confrontarsi con il passato.

In esposizione alcune statue dell’antichità, dall’imperatore Augusto di Prima Porta alla Venere di Milo passando per il David di Michelangelo. Per poi strizzare l’occhio ai grandi maestri della pittura, da Leonardo da Vinci a Van Gogh, da Edward Munch a Klimt; realizzando persino il rosone della cattedrale di Chartres che lascia passare la luce come una vera vetrata. Arrivando infine alla Pop Art con dei ritratti omaggio a Andy Warhol e Bob Dylan, e agli anni 70 newyorkesi con un multicole simbolo della pace.

Ma dopo averci accompagnato in un viaggio nella storia dell’arte, Sawaya mostra il suo universo creativo, con statue che impersonano temi esistenziali, psicanalitici, di forte impatto. E proprio forse perché realizzate con i famosi mattonici - più legati a un immaginario ludico-infantile - che tali opere suscitano un maggiore effetto emotivo. Dovuto anche dalla superficie “irregolare” di queste sculture, che reagisce differentemente alla luce, creando dei giochi di ombre che donano ulteriore forza espressiva. La fragilità dell’essere umano viene espressa con forza, con la stessa forza con cui nelle frasi dell’artista - citate durante il percorso espositivo - viene rinnovato l’invito alla creazione, all’espressione delle proprie opinioni, al superare gli ostacoli e credere in se stessi, ad accettare le ambivalenze e le imperfezioni, ad amare la diversità. A cogliere l’attimo, la bellezza dell’amore, a riflettere, a liberare la fantasia: in una sola parola a vivere.

Vivere nonostante i drammi che si possono abbatere durante l’esistenza. Le sue statue Girl e Woman sono state protagoniste del cortometraggio Daddy Warblocks sui temi della perdita e dell’accettazione. Il video racconta di un artistia che dopo essere rimasto vedovo decide di creare con il LEGO la sua famiglia ideale.

Nathan Sawaya ama sperimentare diverse forme d’arte. Nel 2012 da vita al progetto In Pieces, per il quale realizza alcuni oggetti che vengono inseriti in delle scene poi fotografate da Dean West, con un effetto in stile Edward Hopper. La creazione artistica imita la natura e si perde in essa, come in Large Cloud e Tree; un cane di LEGO è al guinzaglio di una ragazza in Bus, un ombrello di mattonci rossi ripara un uomo da una pioggia scrosciante in Umbrella, un bellissimo abito da sera rossa avvolge un’affasciante modella davanti un cinema in Dress. A un primo sguardo non ci si accorge dell’inganno, In Pieces è più di un trompe l’oeil. Le sculture sottolineano che la cultura è una costruzione non solo socialmente, ma letteralmente: la manipolazione dell’immagine è dominante e difficile da individuare. 

L’esposizione termina con un salto nel passato, a milioni di anni fa con uno scheletro di dinosauro T-Rex di 6 metri di lunghezza, per il quale l’artista ha utilizzato ben 80.020 mattoncini, per riportarci nell’immaginario di un ragazzo americano, cresciuto disegnado fumetti, scrivendo storie, perfezionando trucchi di magia e naturalmente giocando con il con LEGO.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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