L’Asse Interiore, La Bellezza, personale del Maestro Stefano Di Loreto all’interno del Festival Dannunziano

"Il trionfo della morte" (particolare), 100x150 cm., 2022 "Il trionfo della morte" (particolare), 100x150 cm., 2022 opera di Stefano Di Loreto
È stata inaugurata il 3 settembre 2022 presso il Museo Aurum in Largo Gardone Riviera, a Pescara, la mostra d’arte personale dell’artista di fama internazionale Stefano Di Loreto, dal titolo “L’Asse Interiore, La Bellezza” a cura del critico d’arte Federico Caloi.

Il vernissage, moderato dalla poetessa e critica letteraria Caterina Di Loreto, ha visto l’intervento del Sindaco di Pescara Carlo Masci e dello storico d’arte Daniele Radini Tedeschi.

L’evento è stato inserito all’interno del Festival Dannunziano 2022, giunto alla sua quarta edizione, promosso dalla Presidenza del Consiglio Regionale Abruzzo e curato dal direttore artistico Giordano Bruno Guerri. La mostra comprende un percorso espositivo che ospita anche sei opere realizzate in omaggio al Poeta Vate: un trittico dedicato al romanzo Il Piacere, una tela ispirata al romanzo Trionfo della morte, e altre due ispirate alle poesie I pastorie La pioggia nel pineto.

Diverse inoltre le composizioni dei cinque cicli pittorici e scultorei del Maestro, fra cui l’imponente quadro Tempo - Decostruzione al quadrato, esposto presso la Biennale di Venezia 2017.

L’arte del Nostro è un forte richiamo a una riflessione sui comportamenti sociali del mondo contemporaneo, attraverso una ricerca incentrata su temi quali la globalizzazione, il tempo, l’inquinamento, il lavoro, il covid, i flussi di coscienza. Con il suo originale stile pittorico che prende il nome di “Decostruzione Concettuale”, l’artista decostruisce gli oggetti simbolo del suo pensiero per stimolare la nascita di una nuova significazione. I lavori del Maestro sono stati presentati e premiati in sedi istituzionali a Firenze, Napoli, Milano, Roma, così come a Dubai, New York, Miami, Parigi, Liverpool, Amsterdam. Una prestigiosa carriera lo consacra nell’Olimpo degli artisti informali più considerati nel panorama dell’arte contemporanea.

 

Con la “Decostruzione Concettuale” inaugura un nuovo linguaggio estetico che rappresenta un unicum nel mondo dell’arte. Può spiegare il concetto che lo ispira e la tecnica impiegata?

Con la “Decostruzione Concettuale” ho creato uno stile unico e ben riconoscibile. Con frustate di colore rompo e scompongo oggetti simbolici, per decostruire i concetti su cui voglio destare criticità e riflessione. Ad esempio l’orologio, simbolo del tempo meccanico che scandisce la quotidianità secondo ritmi sempre più stressanti, con la “Decostruzione Concettuale” diventa solo un ammasso di ingranaggi non funzionanti, per restituire il tempo della natura e dell’anima. In Toxic air, invece, decostruisco metaforicamente le nano particelle tossiche dell’aria per mostrare all’uomo fin dove si è spinto a inquinare il pianeta.

 

Grande soddisfazione essere stato inserito nel programma di una manifestazione molto sentita dal Comune e dalla comunità pescarese. Come è nato l’incontro fra la sua arte e la figura di d’Annunzio?

La figura del Poeta Vate mi ha sempre affascinato. Riesco a raggiungere una profonda immedesimazione per la sua instancabile ricerca estetica e anche perché nelle sue opere ritrovo la mia terra. Di recente ho riletto Il Piacere, che d’Annunzio scrisse a Francavilla al Mare, dove io abito, e i personaggi di Elena, Maria, Andrea Sperelli mi hanno subito ispirato un trittico. Ho dedicato opere anche alle due poesie I Pastori e La pioggia nel pineto, e al romanzo Trionfo della morte, che fu scritto nell’eremo dannunziano, a pochi chilometri da Francavilla. Tutto parla della nostra amata terra. Queste mie opere mi hanno permesso di congiungermi più profondamente a d’Annunzio e al nostro Abruzzo.

 

Tra le opere in esposizione il “Trionfo della morte” che si diversifica per tecnica da tutte le altre. Perché questa scelta?

Ho letto Trionfo della morte in un’antica edizione, e mi ha trasportato in luoghi che io conosco molto bene, come Guardiagrele, che d’Annunzio chiamava «la città della pietra». Ho voluto impiegare una tecnica diversa, tipo affresco con l’uso di pigmenti di colore, perché mi permetteva di esprimere la desolazione della morte, di rendere palpabile e vivida la freddezza della pietra come la rottura impietosa della vita.

 

Il Sindaco di Pescara Carlo Masci ha espresso, in occasione della conferenza stampa di apertura della sua esposizione, parole di grande stima per la sua arte. In tal caso non vale il detto “Nemo propheta in patria”. Come vive la responsabilità di questo riconoscimento istituzionale?

Ho avuto la fortuna di incontrare un sindaco illuminato, che ama l’arte, la bellezza, d’Annunzio, la sua città, e per questo ha accolto con entusiasmo il progetto della mia esposizione all’interno del Festival Dannunziano. La prima responsabilità per me è essere un artista nella terra di d’Annunzio, di Michetti, Tosti, Flaiano. È una responsabilità che assumo con orgoglio e che mi offre continui stimoli, che mi permette di congiungermi con grandi artisti che da sempre sono un faro per la mia vita. Il mio prossimo progetto sarà quello di omaggiare Ennio Flaiano per il cinquantenario della sua morte.

https://diloreto.art/

 

Intervista a cura di Erminia Iori

 

Pubblicato in Arte

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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