L’influenza di de Sade sulla pittura

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«Il carattere violento di alcune opere e documenti potrebbe urtare la sensibilità dei visitatori», avvertono al museo d’Orsay di Parigi gli organizzatori della mostra Sade, attaccare il sole:  ed è subito scandalo! Scandalo calibrato e artistico, per alzare un po’ di polverone su quest’esposizione, supportato da un video pubblicitario "sensuale".

L’esposizione – che si concluderà il 25 gennaio 2015 - vorrebbe mostrare, talvolta un po’ forzatamente, come l’opera di Alphonse Donatien de Sade (1740-1814) abbia rivoluzionato non solo la storia della letteratura ma anche quella dell’arte, in maniera clandestina prima e diventando un vero e proprio mito poi.

L’opera del “Divino Marchese” rimette radicalmente in discussione i concetti di limite, proporzione ed eccesso, nonché le nozioni di bellezza, bruttezza, sublime e l’immagine stessa del corpo. Egli libera definitivamente lo sguardo da ogni presupposto religioso, ideologico, morale e sociale.

Si conosceva l’influenza degli scritti di Sade su autori come Baudelaire, Flaubert, Huysmans o Apollinaire. Si scopre con Sade, attaccare il sole come abbia influenzato artisti come Delacroix, Rodin o Degas, ma anche Géricault, Ingres, Gustave Moreau, e lo stesso Cézanne, secondo al visione della curatrice Annie Brun. Senza dimenticare Picasso e i surrealisti, i soli a dichiararlo apertamente. Da Fragonard a Francis Bacon, da Odilon Redon a Man Ray, mettendo a confronto pittura, scultura, disegno, fotografia, nell’allestimento pensato da Annie Brun e Laurence de Cars.

Ma i pittori del XIX° secolo non sono i primi a avere rappresentato corpi nudi e scene di stupro o di massacri, frequenti nella pittura dei secoli precedenti come di scene mitologiche. Per Annie Le Brun, «l’influenza più o meno occulta di Sade ha aiutato gli artisti a liberarsi di questi modi di rappresentazione tradizionali».

Secondo l’analisi della specialista di de Sade, la mostra mette in luce la rivoluzione della rappresentazione inaugurata dai testi dello scrittore. Attraverso una selezione di opere, vengono affrontati i temi della ferocia, dell’estremo, del bizzarro, del mostruoso e del desiderio come principio di ricomposizione immaginaria del mondo. 

Parallelamente all’esposizione, il museo propone un ciclo di film dedicato a de Sade. Senza avere l’ambizione di essere esaustiva, la programmazione mostra aspetti e ispirazioni diverse: dai B movies ai film d’avanguardia. Tra le pellicole in programma Queen Kelly d’Erich Von Stroheim, Marquis de Sade: Justine di  Jess Franco, Salo’ o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasoli e La frusta e il corpo di Mario Bava.  

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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