L’universo letterario di Francis Bacon

L’universo letterario di Francis Bacon
Dopo le esposizioni monografiche dedicate a Marcel Duchamp, René Magritte, André Derain e Henri Matisse, il Centro Pompidou di Parigi celebra l’opera di un altro grande artista del XX° secolo: Francis Bacon. 

L’esposizione Bacon. En toutes lettres,dal 11 settembre 2019 al 20 gennaio 2020, curata da Didier Ottinger, rende omaggio a uno dei più grandi pittori del secolo scorso mettendo in luce le sue tele tardive, realizzate negli ultimi due decenni del suo lavoro: dalla grande retrospettiva del Grand Palais, nel 1971, fino alla sua morte, nel 1992. Il visitatore puó ammirare sessanta dipinti – 12 trittici e diversi autoritratti -, provenienti dalle più importanti collezioni private e pubbliche.

Il 1971 fu un anno cruciale per Bacon. La mostra presentata al Grand Palais lo fa conoscere al mondo intereo, ma la tragica morte del suo compagno, pochi giorni prima dell'inaugurazione, apre un periodo segnato dal senso di colpa, che assume la forma simbolica e mitologica degli Erinyes (le Furie) chiamate a proliferare nella sua pittura. I tre trittici denominati "neri", tutti presenti alla mostra parigina - In memoria di George Dyer, 1971, Trittico-agosto1972 e Trittico, maggio-giugno 1973 -, commemorano la triste scomparsa.

L’influenza della letteratura nella pittura di Francis Bacon è il cuore dell’esposizione al Beaubourg.. Estratti di testi, tratti dalla sua biblioteca personale, punteggiano il percorso che si divide in sei sale. In alcune scatole sonore, le voci degli attori Mathieu Amalric, Jean-Marc Barr Valérie Dreville, Hippolyte Girardot, Dominique Reymond, André Wilms e Carlo Brandt portano il visitatore in un tempo sospeso grazie alla lettura, in francese e in inglese, di testi di Eschilo, Nietzsche, Bataille, Leiris, Conrad ed Eliot. Muse dell'artista, questi autori formano anche una “famiglia spirituale” in cui il pittore si è riconosciuto.

Francis Bacon ha ampiamente partecipato alla costruzione di una visione critica del mondo moderno. Si appropria della cultura classica, soprattutto attraverso i miti, per presentarne il lato più oscuro. Violenza, follia o chimere, sinonimo di eccessi tra gli antichi greci, sono temi che l’artista irlandese porta su potenti tele come i suoi trittici. Nella seconda metà della sua carriera, Bacon attinge alla letteratura per realizzare le sue opere. In questo nuovo percorso artistico, illustra alcune delle espressioni terrificanti dei suoi scrittori preferiti, come il "tintinnio di ossa" da una poesia di T.S.Eliot.

Leggendo Georges Bataille, Michel Leiris o Nietzsche, Bacon crea una visione molto manicheista del mondo, tra civiltà e barbarie, bellezza e orrore, vita e morte. Adottando un approccio metodico, quasi chirurgico, specialmente nella rappresentazione del corpo umano, l’artista rifiuta qualsiasi forma di idealismo. È operando questo lavoro permanente di decostruzione del mondo "poetico" che le opere di Bacon entrano a far parte della modernità.

«Ci sono libri che devi solo assaggiare, altri che devi divorare, altri invece, ma in numero limitato, che devi, per così dire, masticare e digerire», ha dischiarato Francis Bacon. La sua arte fa parte di un universo filosofico che dice di condividere con i suoi autori principali. 

Rifiutando ogni forma d’esegesi narrativa del suo lavoro, l’artista affermò che la letteratura, come la fotografia e il cinema, costituiva uno stimolo potente per la sua immaginazione. Piuttosto che una narrazione alla quale dare forma, poesia, romanzi, filosofia, gli ispirano un’atmosfera generale, delle immagini affiorano potenti, per essere trasposte nei suoi quadri.

Conosciuto per le sue rappresentazioni aspre e crude di corpi deformi, di carne putride, che mostrano un uomo alle prese con la sua animalità, la pittura della maturità di Francis Bacon è più semplice nelle sue linee e varia nei suoi colori, che acquistano una nuova profondità, impiegando un registro cromatico inedito fatto di giallo, rosa e arancio. Anche se la violenza è sempre al centro dell’opera è la pittura stessa e non il soggetto da cui si sprigiona la forza delle sue tele.

Se l’artista ha sempre rifiutato di dare un nome al suo stile, rimane fedele alla figurazione in un’epoca ossessionata dall’astrazione, i suoi soggetti deformati rimangono nonostante tutto molto umani. Deformazione della realtà o, al contrario, visione naturalistica della condizione umana? Se Bacon ha scelto Nietzsche come uno dei suoi “maîtres à penser”, è perché condivide la sua sfiducia in qualsiasi tipo di valore o convinzione. Secondo l’artista, il mondo delle idee non deve interferire con la nostra visione e la nostra percezione del reale, da qui l’assenza di simbolismo e di messaggi nella sua pittura. Volendo “praticare una pittura senza alcuna distanza”, Bacon rifiuta che le costruzioni della mente coprano la percezione primaria delle cose, e in particolare la presenza dell’altro e del suo corpo. Non c’è dubbio che l’emozione pura provata dallo spettatore di fronte a un dipinto di Bacon non abbia eguali.

Per l’esposizione Bacon. En toutes lettres, il Centro Pompidou inaugara un sistema di riservazione obbligatoria, per evitare le code troppo lunghe.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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