"La Polonia in Italia". Intervista a Stefania Severi

 "La Polonia in Italia" "La Polonia in Italia"
La Polonia in Italia. Suggestioni delle presenze polacche in Italia a Spazio5 a Roma.

Sabato 16 aprile 2016 alle 17.00, a Roma nella sede di Spazio5 (via Crescenzio 99/d, a pochi metri da piazza Risorgimento), sarà inaugurata la mostra d’arte La Polonia in Italia. Suggestioni delle presenze polacche in Italia, promossa dall’Associazione "Nicola Zabaglia": quaranta opere – realizzate con le tecniche più disparate, dalla pittura alla scultura, passando per la grafica, il mosaico e la vetrata – che saranno visibili gratuitamente al pubblico anche per tutta la giornata di domenica 17 aprile (10.00-18.00), sempre nei locali di Spazio5.      
Abbiamo incontrato Stefania Severi, docente di Storia dell’Arte presso la Arti Ornamentali di Roma e curatrice dell’esposizione insieme a Antonio Grassi.

Ci racconta com’è nata l’idea di organizzare la mostra La Polonia in Italia?

Era la fine del 2014 quando Antonio Grassi, eletto nel direttivo dell’Associazione "Nicola Zabaglia", ventilava la possibilità di realizzare una mostra a Breslavia-Wroclaw. Tutti fummo entusiasti e iniziammo a intraprendere i passi necessari. Poiché fu subito stabilito che le opere sarebbero poi rimaste in dono alla Biblioteca Diocesana di Breslavia, che patrocinava l’evento, si iniziò a riflettere sul filo conduttore dell’esposizione. Si giunse quindi alla determinazione di portare in Polonia opere che interessassero particolarmente i polacchi, opere che parlassero di un’Italia amica e sorella. È così che abbiamo approfondito i legami tra i due Paesi fino a individuare più di trenta temi (tra personalità, luoghi e affinità culturali) da sottoporre all’attenzione dei nostri iscritti. Ben quarantatré sono le opere pervenute e tra di esse sono state scelte, per essere inviate in Polonia, quelle più significative, sia per l’esecuzione sia per le tematiche, secondo il giudizio di una commissione della quale hanno fatto parte Giovanna Benincasa, coordinatrice della Scuola Arti Ornamentali, Roberto Cumbo, coordinatore della Scuola "Nicola Zabaglia", e Anna Jagiello dell’Istituto Polacco di Cultura di Roma. 

In che modo la mostra può contribuire a rafforzare ulteriormente i rapporti d’amicizia fra Italia e Polonia?

I rapporti di amicizia fra i due Paesi li ha già rafforzati, perché la tematica ha costretto tutti a riflettere storicamente sui legami passati e presenti e la conoscenza è alla base della comprensione e dell’amicizia vera. Non tutti sanno che i legami tra la Polonia e l’Italia sono molto antichi e risalgono al X secolo, con la nascita stessa dello Stato polacco e la scelta di abbracciare il Cristianesimo occidentale. Il latino divenne la lingua ufficiale e l’Italia fu meta di pellegrinaggi e di studi. Nel Rinascimento i contatti raggiunsero il loro apice e numerosi letterati, architetti e artisti italiani giunsero alla corte reale di Cracovia, e ad altre corti aristocratiche, grazie soprattutto a Bona Sforza (1494-1557), figlia di Gian Galeazzo Sforza duca di Milano. Bona portò in Polonia le idee umanistiche e lo spirito rinascimentale, favorì la diffusione dell’arte italiana, dei costumi e della cucina portando anche verdura e frutta all’epoca sconosciuta, i Wloszczyzna. E numerosi furono i polacchi che vennero in Italia, anche per frequentare le università, come Niccolò Copernico (1473-1543) che fu allo Studio di Bologna.          
Alla fine del XVIII secolo, nel 1772, la Polonia venne smembrata da Austria, Prussia e Russia. Ebbero così inizio le lotte per riconquistare la libertà e i polacchi furono al fianco degli Italiani, desiderosi anche loro di fondare uno stato unitario. A Reggio Emilia, nel 1797, sorse non solo la bandiera italiana, ma anche il canto che sarebbe diventato l’Inno nazionale polacco. Nel canto sono le parole: “Avanti, in marcia, Dąbrowski. Dalla terra italiana alla Polonia, sotto la tua guida ci uniremo alla nazione!”. Ma anche l’Inno di Mameli, composto nel 1847, conteneva originariamente la strofa “Son giunchi che piegano / Le spade vendute: /Già l’Aquila d’Austria / Le penne ha perdute./ Il sangue d’Italia,/ Il sangue Polacco,/ Bevé, col cosacco,/ Ma il cor le bruciò./ Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte/ L’Italia chiamò”.        
Oggi come ieri molti Polacchi instaurano profondi legami con l’Italia: il Premio Nobel Henryk Sienkiewicz (1846-1916) autore di Quo Vadis; il regista Jerzy Grotowski (1933-1999), che a Pontedera, dove è morto, ha costituito una celebre scuola di teatro; lo scultore Igor Mitoraj (1944-2014) che importanti opere ha realizzato in Italia.         
D’ultimo - ma non certo ultimo -  ricordiamo il profondo legame religioso tra le due nazioni, da Santa Oliva di Anagni, una cui reliquia giunse presso Danzica nel sec. XVIII, a San Giovanni Paolo II. Ed è proprio grazie a questo amatissimo Santo Papa che sono giunti in Italia i culti della Madonna di Czestokowa, di Santa Faustina e di Gesù Misericordioso.   
A tutto questo e ad altro ancora si sono ispirati gli autori delle opere. Ci auguriamo che, al di là del puro valore estetico, i polacchi apprezzino questi lavori che sono stati ideati e realizzati proprio per loro, per ricordare loro che il legame tra Italia e Polonia è antico e fraterno.

Wroclaw-Breslavia è Capitale Europea della Cultura 2016. Dopo Cracovia nel 2000, è la seconda volta per una città polacca. Cosa vi aspettate? Quali progetti?

Ci aspettiamo di vedere una città che dalle descrizioni è bella sia artisticamente sia riguardo alla posizione naturale e con una vita culturale estremamente vivace. Inoltre la mostra è in un periodo in cui nella vicina Cracovia c’è la Giornata Mondiale della Gioventù. Speriamo quindi di essere inseriti nelle manifestazioni previste per l’anno europeo della cultura e di avere un vasto pubblico.

Che evoluzione prevedete per questa mostra quando sarà in Polonia in via definitiva?

Le opere rimarranno a Breslavia-Wroclaw come patrimonio della Biblioteca Diocesana che è stata ricostruita dopo la distruzione subita nella Seconda guerra mondiale. In questa biblioteca è conservato il più antico testo in polacco.

 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI: www.agrpress.it  - articolo del 9 aprile 2016 -

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