La Tour Paris 13 : il più grande museo effimero della street art e graffiti

È viaggiando in metropolitana, sulla linea 6, che lo sguardo viene catturato da un edificio sul quale sembra essere colato un enorme barattolo di vernice arancione fluorescente.

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È viaggiando in metropolitana, sulla linea 6, che lo sguardo viene catturato da un edificio sul quale sembra essere colato un enorme barattolo di vernice arancione fluorescente. Il segno che qualcosa sta avvenendo al suo interno. Situato tra la Bibliothèque Nationale de France e la nuova Cité de la Mode et du Design, al numero 5 di rue Fultonil, il palazzo - di classica architettura degli anni ‘50 - oggi è conosciuto come La Tour Paris 13, la più grande esposizione collettiva di street art e graffiti mai realizzata. Nove piani, 36 appartamenti di 4 o 5 stanze, in cui hanno lavorato per sei mesi 100 artisti urbani di 16 nazionalità diverse. Una struttura che non godrà purtroppo della stessa longevità della grande Dama di ferro (la Tour Eiffel) perché a breve verrà demolita.

Ma prima della sua distruzione, la Tour Paris 13 sarà aperta al pubblico dal 1° al 31 ottobre. Orari e affluenze limitate, per motivi di sicurezza e per rendere la visita una vera immersione nell’universo creativo dei differenti artisti.

L’idea di un progetto del genere era già da tempo nella mente dell’organizzatore, Mehdi Ben Cheikh, della Galerie Itinerrance, ma irrealizzabile per questioni di budget. Quando la Mairie del 13° arrondissement di Parigi ha deciso di far demolire l’immobile, per costruirne un altro più moderno, il pensiero che questo potesse essere trasformato in un museo effimero della street art e dei graffiti ha iniziato a prendere corpo.

Un progetto considerato il più ambizioso del genere in Francia - realizzato appunto in collaborazione con la Mairie del 13° arrondissement - al quale hanno partecipato gratuitamente tutti gli artisti. Tra loro 15 italiani - selezionati dall’agenzia Le Grand Jeu diretta da Christian Omodeo - ai quali è stato assegnato un intero piano.

Gli appartamenti sono stati attribuiti a uno o a più artisti. Ognuno di loro ha reinterpretato lo spazio, interno ed esterno, di luoghi in cui le persone che vi abitavano hanno condiviso momenti felici o drammatici, lasciando talvolta dietro di sè degli oggetti, che qualque artista ha incluso nel suo lavoro. Appartamenti rianimati con le bombole spray e la vernice, in cui le stanze si caricano di valenze poetiche, letterarie, politiche, oniriche e sociali.

La nazionale della street art italiana è formata da 108, Agostino Iacurci, Awer, Dado, Etnik, Hogre, Hopnn, JBRock, Joys, Moneyless, MP5, Orticanoodles, Peeta, Senso e Tellas. L’obiettivo degli organizzatori non è di riassumere quello che finora è stato realizzato nell’arte urbana ma fornire un’immagine dei suoi sviluppi futuri dando voce alle scene emergenti, come per esempio quella mediorientale.

4.500 metri quadri di opere d’arte, che diventeranno macerie. Un destino che, grazie a un progetto web, gli internauti potranno cambiare “virtualmente” per qualcuna di queste. Durante il mese di apertura de La Tour Paris 13, in rete sarà possibile “visitare” l’edificio - grazie a foto, testi, video e registrazioni sonore - e quando il 1° novembre questo rifermerà le sue porte, il pubblico potrà rendere perenne l’effimero salvando alcune opere esclusivamente online. Ma per sapere cosa resterà, si dovrà aspettare l’11 novembre.

Cristina Biordi

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Pubblicato in Arte

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