MADE IN ITALY : undici street artists italiani in mostra a Nizza

MADE IN ITALY : undici street artists italiani in mostra a Nizza (immagine per cortesia della GCAGallery)
Bo130, BR1, CT, Etnik, Galo, JBrock, Microbo, Orticanoodles, Peeta, Pixel Pancho e Zed1: ecco gli artisti selezionati per “Made in Italy”, l’esposizione che - dal 12 dicembre al 28 marzo 2015 - apre a Nizza una finestra sulla Street Art italiana, presso la galleria GCAGallery di Geoffroy Jossaume.

Un progetto in collaborazione con Le Grand Jeu, l’agenzia diretta da Christian Omodeo, che ha curato quest’esposizione, dopo essere stato il “selezionatore” della squadra azzurra degli artisti che hanno lavorato l’anno scorso alla Tour Paris 13.

«Quando Geoffroy Jossaume  mi ha chiesto di sviluppare un seguito italiano dell’esposizione “Made in France” - con la quale ha inaugurato la sua galleria a Nizza nella primavera del 2014 - ho immediatamente accettato la sua proposta»,  spiega Christian Omodeo . «Con la sua storia, Nizza credo sia una città pronta a osservare il contributo italiano alle pratiche artistiche urbane nel corso degli ultimi due decenni e la GCA Gallery un luogo capace di raccogliere la sfida di presentare - per la prima volta Oltralpe - una selezione bene determinata di undici artisti che appartengono a una delle scuole che hanno il più contribuito alla storia del graffito e dell’arte urbana.»

Per fare conoscere poco fuori la frontiera i fermenti della scena artistica italiana, Le Grand Jeu ha scelto alcuni dei nomi più illustri della prima generazione di artisti urbani - a parte qualche piccola eccezione - i “pionieri” diventati maestri dei diversi stili della Street Art. Un modo per incrociare i linguaggi, dal Post-graffitismo di Etnik, CT e Peeta alla “nouvelle vague” di Pixel Pancho, facendoli dialogare in allestimento “dinamico” che alternarà le diverse opere in catalogo, per permettere al pubblico di visitare la mostra più volte, e ammirare al meglio la produzione dei vari artisti.

«Se per La Tour Paris 13 sono stati scelti i nomi più noti del momento della scena italiana, per quest’esposizione si è preferito offrire una piccola panoramica “storica”, - continua Omodeo – e circoscritta geografiamente proprio per far scoprire una produzione sconosciuta e degli artisti poco rappresentati nelle raccolte francesi.»

Il contesto urbano dove questi artisti hanno iniziato a agitare le loro bombolette spray è determinate, come lo sono in seguito le collaborazioni internazionali che li hanno portati a lavorare a più mani in tutto il mondo. Dai muri di Torino, di Milano, delle grandi città del Veneto e di Roma a quelli delle città europee e di tutto pianeta. Senza dimenticare il fatto che spesso le loro opere sono state, e lo sono ancora, considerate illegali.

Così, “Made in Italy” offre al pubblico francese la possibilità di scoprire una scena artistica urbana fra le più interessanti a livello mondiale, sia per la diversità degli stili e delle tecniche, che per la sua anticipazione sui tempi e temi. «Molti degli artisti riuniti nell’ambito di questo progetto, - ricorda Christian Omodeo anche nella prefazione del bel catalogo della mostra - hanno iniziato a esporre nelle vie le loro città proprio quando a Parigi alcuni artisti, (oggi considerati come precursori della Street Art), come Space Invader, Mr André, Zevs, Honet e Stak, costruivano la loro reputazione. Microbo, Bo130 e Gallo sono personaggi  chiave nello sviluppo dell’arte urbana in Europa, non soltanto grazie ai loro percorsi artistici, ma anche per la loro partecipazione attiva ad Arte Impropria nel 2003 e The Urban Edge Show nel 2005, due esposizioni storiche che hanno riunito a Milano degli artisti “faro” di questo movimento, come Shepard Fairey, Miss Van, Blu, Doze Green, Swoon, Jeremy Fish o The London Police. »

Inoltre, una storia europea di questo movimento non potrebbe ignorare artisti come CT, Etnik e Peeta, da un lato, e Orticanoodles e JBrock, dell’altro. I primi fanno parte di quei writers, che dopo avere studiato il lettering nel anni Novanta, hanno gradualmente allargato il loro campo d’azione a delle ricerche formali più ambiziose per arricchire i codici dell’astrazione contemporanea.

Orticanoodles e JBrock sono, invece, due rappresentanti della generazione che ha completamente rivoluzionato la tecnica dello stencil nel corso degli ultimi dieci anni, insieme al francese C215, il tedesco Evol e la spagnola BToy, moltiplicando a grande scala il numero di layers utilizzati e le tematiche affrontate.

Una selezione attenta anche alle tendenze più recenti non poteva escludere, infine, artisti come Pixel Pancho e Zed1, che sono tra i rappresentanti italiani più noti della corrente muralista che trasforma i panorami delle città del mondo intero da qualche anno, o come BR1, che declina con originalità la tradizione del decollo di manifesti di Mimmo Rotella e Jacques Villeglé associandolo a un’iconografia politica contemporanea.

È un periodo in cui la Street Art in Italia - anche se in ritardo rispetto altri paesi - sta ricevendo ottimi riscontri di critica e pubblico. Una fascinazione per il movimento che ha portato all’apertura di gallerie specializzate che trattano questo tipo di espressione artistica e alla nascita di una nuova generazione di collezionisti.  

La promozione di alto livello degli street artists e writers dello Stivale fa parte delle diverse attività de Le Grand Jeu: partendo nel 2013 a Parigi con l’esposizione “Paragone” e la curatela del piano italiano de La Tour Paris 13, per arrivare, a cavallo tra il 2014 e 2015, con “Made in Italy” a Nizza. «È non solo normale - conclude Christian Omodeo - ma anche auspicabile, vedere la Francia e in particolare una galleria di Nizza (la GCAGallery di Geoffroy Jossaume, da sempre attento alla scena artistica contemporanea iternazionale ndr), guardare con interesse verso l’Italia e i suoi artisti che stanno scrivendo la storia di questo movimento artistico». 

 

GCAGallery

Le Grand Jeu

Paragone

La Tour Paris 13

 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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