Martin Barré ai limiti dell’astrazione

Martin Barré ai limiti dell’astrazione
Considerato uno dei più importanti pittori astratti della seconda metà del XX secolo, Martin Barré è il protagonista di una retrospettiva al Centre Pompidou, dal 14 ottobre 2020 al 4 gennaio 2021.

La mostra s’inserisce nel ciclo di quelle dedicate agli astrattisti quali Pierre Soulages, Simon Hantaï, Jesus Rafaël Soto, François Morellet o, più recentemente, Ellsworth Kelly.

Il lavoro radicale di Martin Barré è uno dei più ambiziosi del suo tempo. L’esposizione - che raccoglie 66 dipinti dal 1955 al 1992, di cui dodici dei venti dipinti della collezione del Centre Pompidou - presenta le sequenze principali del suo lavoro seguendone la loro logica. In concomitanza con la mostra, l'opera L'Indissociabile (1977-78), composta da quattordici tele, è esposta nelle sale delle collezioni permanenti al quarto piano del centro.

Dopo aver studiato architettura e poi pittura alle Belle Arti di Nantes, dove era nato nel 1924, Martin Barré si stabilisce definitivamente a Parigi a cavallo degli anni Cinquanta. Lontano da ogni scuola, l’artista inizia a distinguersi nel 1955, quando espone i suoi primi quadri, semplici figure geometriche dai toni neutri. Da quel momento in poi, sviluppa un'arte che esplora solo il proprio universo, in una riflessione sullo spazio dato dal dipinto, a eccezione di qualsiasi idea o soggetto esterno. Il supporto stesso (il più delle volte la tela dipinta di bianco) contribuisce all'effetto, perché appare sempre tra i motivi, senza mai accostarli.

L'artista traccia linee nere immaginarie come disegnate con un righello, o realizzate con una bomboletta spray, che fluttuano nello spazio: provengo da qualche parte e vanno verso un’altra parte. I quadri sono frammenti di spazio. Successivamente, rinnovandosi costantemente, Barré usa i colori puri (blu, rosso e giallo), applicati direttamente sulla tela dal tubo di vernice.

Abbandonando il linguaggio dei suoi anni di formazione, l’artista sviluppa un lessico astratto estremamente personale, impresa alla quale si dedica con rigore e inventiva per i successivi quattro decenni, fino alla sua morte nel 1993.

Inserendo risolutamente il suo approccio artistico sotto il segno della ragione, dell’immanenza e della riflessione estetica, il pittore francese non cessa di lavorare: la pittura, ancora la pittura, solo la pittura pianificata come uno spazio (mentale) separato.

Estremamente coerente, il suo lavoro è generalmente visto in cinque periodi. Tra il 1954 e il 1962, un primo momento Barré ha dato forma a una sintesi senza precedenti tra le lezioni artistiche del primo Novecento e l'astrazione del Dopoguerra. Tra il 1963 e il 1967, ha sviluppato un lavoro pionieristico nella storia della pittura contemporanea utilizzando bombolette aerosol per creare dipinti che presentano l'iscrizione del gesto e del tempo sulla tela.

Mentre, definiti come il suo "episodio concettuale", gli anni 1969-1971 sono stati un'opportunità per sperimentare le possibilità teoriche della fotografia e dell'esposizione come opera - un modo per continuare, attraverso nuove strade, la sua ricerca del mezzo pittorico.

Nel 1972, l’artista ritorna alla pittura e apre un periodo di vent'anni di creazione: tra il 1972 e il 1977, il processo di strutturazione del dipinto, squadrato con una griglia resa visibile da successive iscrizioni, segni e rivestimenti, costituisce il cuore del suo lavoro. Tra il 1979 e il 1992, Barré intraprende una riflessione incrociata sul colore e la loro combinazione ha dominato il suo approccio.

Lavorando in serie, l’artista si fa carico di tutti i parametri pittorici per liberare il potenziale dinamico, spaziale oltre che mentale, della pittura. Considerando ogni dipinto sia in sé che come elemento in relazione alle altre opere della serie a cui appartiene, Martin Barré realizza un lavoro preciso, dove la questione della composizione del dipinto è primaria, dove si sviluppano le articolazioni scelte tra colori e forme, primo piano e sfondi, spazio pittorico e suo fuori campo, trasparenza e bordo.

La retrospettiva del Centre Pompidou ripercorre, grazie a una selezione delle opere rappresentative di ogni periodo, l'impresa pittorica di Martin Barré: quella che lo ha portato a sperimentare continuamente le possibilità sensibili, mentali, cromatiche e fisiche della forma di un dipinto, considerando la pittura come un parco giochi concettuale e visivo, un luogo per pensare e dare forma a questo pensiero.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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