Museum Connections: il museo come non l’avete mai visto

Museum Connections: il museo come non l’avete mai visto
Come sarà il museo del futuro? Sarà sempre più un viaggio eccezionale in cui la conoscenza non sarà più testuale o fattuale, ma sensoriale ed esperienziale.

Affiché il maggior numero di persone frequenti questi luoghi di cultura, i musei arricchiscono in modo crescente la loro offerta, togliendo la polvere a un’immagine stereotipata per diventare dei luoghi dove si contempla di meno e si interagisce di più.

La tecnologia e i direttori di queste istituzioni stanno dinamizzando progressivamente la visita del pubblico affinché sia un momento unico, emozionante e indimenticabile; accessibile alle persone di tutte le età, o in situazione di handicap. E grazie a dei gadgets o delle applicazioni il visitatore ha qualcosa da portare con se, per prolungare l’esperienza.

Un’idea di come sarà il museo del futuro è stata proposta a Parigi, il 15 e il 16 gennaio, durante la 25esima edizione del salone internazionale Museum Connections, l’appuntamento per gli addetti ai lavori sulle attrezzature e la promozione dei musei e dei siti culturali.

Quest’anno la fiera si è fatta in due: Museum Shop e Museum Tech. Abbinato a queste due aree espositive, un ricco programma di conferenze e workshop con professionisti ed esperti riconosciuti a livello internazionale. Dopo il successo dell'edizione 2019, che ha accolto 340 espositori e 4.300 visitatori su 6.500 m2, Museum Connections si conferma anche nel 2020 come uno degli appuntamenti più importanti del settore.

In un momento in cui le visite ai luoghi culturali stanno diventando sempre più frequenti, i siti culturali in tutto il mondo hanno iniziato la loro rivoluzione digitale. Museum Connections ha voluto, con l'area MuseumTech, soddisfare le nuove esigenze digitali del settore culturale. Lo spettatore è l’attore della sua visita, tutti i suoi sensi sono stimolati e il percorso diventa divertente, coinvolgente, eccitante. Il museo interattivo apre nuove opportunità: ricostruzioni virtuali in 3D, accesso a contenuti aggiuntivi, simulazioni ultra realistiche, ecc.

In mostra le ultime tendenze e avanguardie in termini di merchandising culturale all'interno dell'area MuseumShop, la cui offerta si è arricchita negli anni. Nei due giorni, si sono tenute numerose conferenze e workshop che hanno visto confrontarsi le pratiche e opinioni di alcuni esperti su diverse tematiche, tra cui: le esperienze immersive, le innovazioni nel campo di mediazione o anche sul futuro dei negozi.

Novità nell'edizione 2020 di Museum Connections, il villaggio Start-up, situato nel cuore dell'area MuseumTech, che ha permesso ai visitatori di incontrare più di 30 aziende che offrono dispositivi culturali innovativi.

Tutte le soluzioni offerte da queste giovani società sono soluzioni di servizio con l'obiettivo di migliorare la visita: accessibilità, interattività, intrattenimento, comfort grazie per esempio a dei podcast, a delle guide o delle caccie al tesoro.

Da segnalare l’applicazione Motion Spot presentata da SkyBoy, che permette a “low budget” di creare i propri contenuti e di dar vita a una visita interattiva con dei mediatori virtuali realizzando dei percorsi culturali sia all’interno o che all’esterno, i cui video sono disponibili grazie un QR code. Attraverso quest’applicazione, realizzare dei contenuti è un gioco da ragazzi perché basta avere uno smartphone.

La réaltà aumentata o la realtà virtuale stanno sempre più prendendo piede. Diversion cinéma ha proposto, in una postazione cosy, Ayahuasca (Kosmik Journey) di Jan Kounen (2019) un cortometraggio da vedere esclusivamente con un casco: un’esperienza psichedelica di circa 20 minuti, senza effetti collaterali.

La tendenza è una vera democratizzazione della realtà virtuale. Diversion cinéma ha esposto, inoltre, una stazione facile da usare che può essere inserita in qualsiasi luogo. Chiamata Viktor Romeo questa contiene due maschere di realtà virtuale, un tablet per navigare e selezionare film a 360°. Secondo gli ideatori, una sorta di museo del futuro in cui l’arte va incontro al pubblico.

Il museo dev’essere un luogo accessibile a tutti, anche alle persone in situazione di handicap, qualsiasi esso sia. La tecnologia aiuta a superare diversi problemi nella fruizione di un’esposizione o di un evento. Affinché tutti possano vivere al massimo la visita culturale è nato GEED. Senza applicazioni da scaricare o bisogno di connettersi a Internet, in 28 lingue con traduzione impeccabile e voce “molto umana”, per tutti i tipi di smartphone e tablet, per aumentare la realtà e l’esperienza della visita prima e dopo. GEED è una tecnologia facilmente adattabile alle esigenze dei diversi musei o spazi espositivi e a quelle degli spettatori in funzione del tipo di mostra.

Considerato che tra i visitatori, uno su due fa acquisti nello store di un sito culturale, spendendo in media tra 10 e 25 €, i negozi sono quindi integrati oggi nell'esperienza complessiva della visita e la loro offerta si arricchisce in gran parte della creazione artistica di oggetti, con un’attenzione crescente al rispetto dell’ambiente. Il pubblico è più consapevole delle proprie scelte e maggiormente attento alla quantità e soprattutto alla qualità dei suoi acquisti.

Il PopUp Store di Museum Connections ha offerto ai visitatori, addetti del settore o semplici interessati, un concept store per fornire le chiavi per introdurre in modo intelligente le novità in un negozio museale. In esposizione qualche esempio dei prodotti presenti in fiera con la possibilità d’incontrare alcuni esperti del merchandising culturale per dei consigli.

Museum Connections conferma che l’evoluzione del museo e dei siti culturali implica un lavoro costante sull’esperienza del visitatore nel suo insieme considerando tutti gli aspetti possibili dalla mediazione alla scenografia, dalla produzione di contenuti all’immersione virtuale.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 


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