Niki de Saint Phalle al Grand Palais

Giardino dei tarocchi Giardino dei tarocchi
Grazie alla sinergia di alcuni tra i maggiori  musei nazionali europei – il Grand Palais di Parigi con la partecipazione del Niki Charitable Art Foundation insieme al Guggenheim di Bilbao, lo Sprengel Museum di Hanovre il Mamac di Nizza – avrà luogo una delle più belle esposizioni della Ville Lumiére della “rentrée”.

Basta il nome: Niki de Saint Phalle (1930-2002) una degli artisti più popolari del XX° secolo di cui, paradossalmente, la ricchezza e la complessità della sua opera rimangono ancor oggi da scoprire. Per rimediare a questa lacuna che il Grand Palais presenta, dal 17 settembre al 2 febbraio 2015, una retrospettiva completa di quest’eclettica donna, una tra le prime artiste ad acquisire in vita il giusto riconoscimento internazionale e a giocare con il suo personaggio mediatico.

Autodidatta, Niki de Saint Phalle si ispira a Gaudi, Dubuffet e Pollock per costruire, sin dalla fine degli anni ‘50, un universo singolare, oltre a qualsiasi tendenza e movimento, di cui si conosce soprattutto il carattere allegro e colorato, a scapito della violenza, dell’impegno sociale e politico del suo lavoro.

Questa retrospettiva, prima grande esposizione dedicata a Niki de Saint Phalle da venti anni, presenta la caleidoscopica personalità dell’artista che fu allo stesso tempo pittrice, scultrice, performeuse e cineasta sperimentale, con un passato da indossatrice. Uno sguardo completamente nuovo sul suo lavoro, grazie alla presentazione di oltre 200 opere e documenti, suddivisi su un percorso di 2000 m2 allo stesso tempo cronologico e tematico, punteggiato da schermi che mostrano l’artista commentandone il lavoro.

Il visitatore viene immerso nell’universo di quest’artista francese di nascita ma statunitense d’adozione. Donna emancipata ha affrontato temi femmisti sin dai suoi esordi - ricorrenti per in tutta la sua vita - quali il corpo femminile e l’erotismo, rieleborando le grandi figure mitiche. Ragazza, moglie, madre, guerriera, strega e dea, sono altrettanti aspetti o interpretazioni possibili delle famose “Nanas” (ragazze) una serie di autoritratti, allo stesso tempo reali e fantasticati, dell’artista e della donna contemporanea. Si aggiungono le prestazioni, i testi e le dichiarazioni dell’artista e alcuni film che dimostrano come Niki de Saint Phalle sia il primo grande artista femminista del XX° secolo.

Il femminismo è soltanto un elemento della sua lotta costante contro le convenzioni. Ciascuna delle sue opere comporta molti livelli di lettura e d’interpretazione di cui si è spesso omesso il carattere politico a vantaggio di una lettura “decorativa” e superficiale. Andare oltre è riconoscere ad esempio ai “Tirs” (tiri) tutta la loro potenza sovversiva. Queste performances, in cui le tele venivano distrutte a colpi di fucile dall’artista o dal pubblico, furono allo stesso tempo alla base della storia degli happenings e particolarmente scandalose poiché ideate da una donna. Diretti contro una visione dell’arte, un’idea della religione, una società patriarcale, una situazione politica dove la guerra fredda e la guerra dell’Algeria si mescolano, un paese – gli Stati Uniti – dove il porto d’armi è legalizzato, i tiri sono una critica alla società e un modo di far riflettere il pubblico.

Niki de Saint Phalle fu una dei primi artisti da affrontare la questione razziale e difendere i diritti civici del multiculturalismo americano; una delle prime anche da utilizzare l’arte per sensibilizzare il per il grande pubblico alle problematiche dell’AIDS. Prima donna da imporsi nello spazio pubblico su scala mondiale, Niki de Saint Phalle ha avuto la preoccupazione molto presto di rivolgersi a tutti, non solo ai frequentatori di musei. La scelta di un’arte pubblica è soprattutto un gesto politico, ed è avanguardista poiché ne fece una direzione essenziale delle sue ricerche fin dalla metà degli anni ‘60.

Progetti architetturali e sculture monumentali sono presenti sempre nel corso della sua carriera: fontane, parchi per bambini, giardini esoterici e case abitabili sono tra le sue importanti realizzazioni. Spettacolare e maestoso, il “Giardino dei tarocchi” (nella foto) - a Garavicchio, vicino Capalbio in Toscana - è la sua opera principale, che ha interamente finanziato essa stessa, in parte grazie allo sviluppo di edizioni; un profumo, dei mobili, dei gioielli, delle stampe, dei libri di artisti.

Oltre al Grande Palais sarà possibile visitare l’estensione della mostra al moderno Centquatre dove per la prima volta in Europa sarà esposta “Cabeza”.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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