Parigi da a César quello che è di César

Parigi da a César quello che è di César
A quasi vent’anni dalla sua morte, il Centro Pompidou incorona imperatore dell’arte César, con una retrospettiva che terminerà il 26 marzo 2018.

L’artista francese César Baldaccini, detto César (1921-1998), nato da genitori toscani, diventa famoso sin dall'età di 25 anni, vivendo oltre cinquanta anni di creazione, durante i quali rinnova profondamente il suo lavoro di scultore, guidato incessantemente dalla logica dei materiali di cui s’impossessa. Gioviale e oscuro, all'immagine della sua opera-atto d'accusa della nostra società industriale, l’artista è riuscito a trasformare delle « merci » emblematiche combinando un’energia estrema a un’attenzione particolare al classicismo. Alcune opere di César sono oggi tra l’icone della scultura contemporanea.

César è l'ultima figura principale del Nuovo Realismo, e la sua opera non è ancora stato oggetto di una retrospettiva al Beaubourg. Attraverso un centinaio di opere presentate nella più vasta delle sue gallerie d’esposizioni, il Centro Pompidou di Parigi propone di scoprire, in tutta la sua integrità e ricchezza, il percorso di uno dei più grandi scultori del suo tempo. Con le opere principali più famose, come attraverso alcuni cicli meno conosciuti, questa retrospettiva presenta una selezione di lavori inedita.

Dai Ferri saldati alle Compressioni, dalle Espansioni alle Impronte umane, il percorso tematico si organizza appunto attorno ai grandi cicli concepiti dall'artista e altri meno noti. Tra questi, quelli poco conosciuti sono le prime Veneri, le Campionesse, realizate con le carcasse di alcune automobili da corsa, gli « enveloppages » di oggetti quotidiani e la Suite milanaise del 1998.

L’artista ha lasciato un'opera di una potenza creatrice e di una complessità eccezionali. È ciò che la questa retrospettiva afferma risolutamente, presentando, o meglio « rivelando » al pubblico quest’artista conoscuito e studiato, attraverso una nuova luce che si posa sulla sua opera magistrale, la cui ricchezza e complessità si confrontano ormai al tempo e alla storia.

« Si è detto di César che era tutto e il suo opposto, che era versatile, classico e moderno allo stesso tempo », dichiara il commissariato dell’esposione, Bernard Blistène, direttore del Museo nazionale d'arte moderna.

Confrontando incessantemente la sua opera al classicismo e alla modernità, César elabora una pratica che il critico d’arte francese Pierre Restany aveva giudicato essere l'opposizione continua tra homo faber et homo ludens, ovvero tra tecnica e creatività.

César stesso diceva di sè : « Ho avuto molte vite, molte case, molte epoche. Non disconosco nulla. Chiedo soltanto che ci siano diverse letture: vi si troveranno l'Accademia, la necessità di innovazione, il quotidiano, la testimonianza della civilizzazione industriale, l'astrazione, il fascino per le materie nuove, il mio desiderio di rimettere dell'ordine, la mia necessità di distruggere, di ricostruire ».

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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