Picasso. Sculptures: ogni multiplo è un unico

La lettrice La lettrice © Centre Pompidou
“Copiare gli altri è necessario, ma copiare se stessi è deplorevole”, sosteneva Pablo Picasso. Ecco perché anche quando realizza delle sculture in “serie” ognuna di queste sarà unica.

A quest’aspetto meno noto della produzione artistica del genio spagnolo è dedicata l’esposizione Picasso Sculptures, che si tiene dall’8 marzo al 28 agosto al Museo Picasso di Parigi. La mostra è curata da Virginie Perdrisot, conservatrice incaricata delle sculture al museo nazionale Picasso-Parigi, noché co-commissario dell'esposizione Picasso.Sculpture presentata al museo of Modern Art (MoMA) di New York, conclusasi recentemente.

L'evento parigino segue la retrospettiva della Grande Mela con l’ambizione di rivelare la  scultura dell’artista e la sua dimensione multipla attraverso la problematica delle opere in serie e delle loro variazioni - di formato, materiale e colore - realizzate a partire da una selezione di originali scolpiti.

Ospitato nell'Hotel Salé, uno dei più bei palazzi privati della zona del Marais, il museo Picasso ha riaperto le sue porte il 25 ottobre 2014 dopo cinque anni di lunghi lavori. La sua raccolta conta circa 5.000 opere, di cui 297 pitture e 368 sculture. 

Picasso Sculpture, che si articola in 15 sale su due piani in un percorso cronologico - arricchito da disegni e pitture di Picasso - riunisce più di 160 sculture: dai primi lavori nei primi anni del Novecento fino agli anni Sessanta presentando alcune opere eccezionali provenienti dal mondo intero (più di 70 prestiti). Tra queste la serie dei sei Verre d’absinthe (Bicchieri d’assenzio 1914) realizzati in bronzo in cui uno stesso modello viene declinato in diversi modi, aggiungendo altri materiali, come ad esempio la sabbia o dei motivi cromatici differenti. Persino ogni cucchiaino per poggiare lo zucchero, presente in quest’opera di scultura cubista, è diverso uno dall’altro.

Un nuovo sguardo viene posto sulle sculture conservate dal museo Picasso, presentate con i loro “doppi” o le loro “varianti” come i Fou e le Tête de femme (Pazzo e Teste di donna - Fernande ovvero Fernande Olivier, compagna dell’artista all’epoca, il 1906 e 1909).

Con  Les Bagneurs (I bagnati) - sei figure scolpite in legno  inizialmente immaginate su un bacino con un trampolino - Picasso si pone per la prima volta il problema di un gruppo con più personaggi che interagiscono pur mantenendo ognuno la proria identità. Ogni scultura occupa uno spazio preciso, con testimoniano gli schizzi preparatori esposti.  

Alcune sculture iconiche accolgono il visitatore come Tête de femme (Testa di donna 1931-32) in cemento o nel salone Giove le due versioni della La Femme au jardin (La donna in giardino) creata con l’ausilio tecnico di Julio González (1929-1930) e riunite per la prima volta dal 1932.

Picasso ha utilizzato diverse materiali dal legno al bronzo, dalla carta al cemento in funzione dello statuto, pubblico o privato, ovvero dello spazio in cui l’opera sarebbe andata a vivere. Ma non ha mai lavorato il marmo perché per lui richiedeva un processo troppo lungo e confessava di non riuscire aa trovare l’inspirazione da un blocco, mentre gli altri materiali li considerava più “veloci” da trasformare, più consoni alla sua urgenza di vedere realizzata l’opera.

Lavoro che talvolta delegava ad altri come nel caso dell’scultura monumentale La Femme aux bras écartés (Donna con le braccia allargate) di cui viene esposto il modellino in cartone e della quale esiste una versione in cemento di 6 metri d’altezza, realizzata da Carl Nesjar, per il giardino di Daniel-Henry Kahnweiler a Sant-Hilaire e oggi esposta  nel giardino del museo di Villeneuve-d'Ascq. L’utilizzo del cemento per la scultura pone Picasso tra i pionieri di questa pratica, adoperando in alcune parti dell’opera un procedimento di incisione estramamente innovativo realizzato da una tecnica che permette di disegnare sulla superficie grazie alla potenza di un getto di sabbia soffiata.  

L’atto del disegno è imprescindibile nell’opera di Picasso, lo si vede nelle sculture nella sala Dessiner aux ciseaux (Disegnare con le forbici) in cui sono esposte le due versioni di la Femme à l’enfant (La donna con il bambino), o le opere dette “trasparenti”, sculture che sono dei veri disegni nello spazio, dal forse impatto grafico, come i modellini per Les Constellations (le Constellazioni), a cui viene abbinata una versione postuma in scala aumentata del 1985.

Se l’allestimento dell’esposizione non è dei più innovativi, forse per rispettare la bellezza del palais,  Picasso Sculptures sicuramente è un occasione unica di vedere tante sculture riunite - per chi non ha avuto la foruna di ammirarle a New York - e dei raggruppamenti inediti realizzati grazie a dei prestiti prestigiosi, sia di musei internazionali che di collezionisti privati, per poter offrire al pubblico il più ampio ventaglio della scultura di uno degli artisti più famosi al mondo.

Pablo Picasso incarna la forza creatrice, il gusto del rischio e dello sconosciuto, l'audacia e l'anticonformismo del secolo scorso e come dichiara Virginie Perdrisot è “l’inventore di categorie artistiche che non esistevano prima di lui”.

 

 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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