Quadri viventi, i colori della dermatologia di Massimo Papi in mostra a Roma

Quadri viventi, i colori della dermatologia di Massimo Papi in mostra a Roma
Dal 21 al 29 novembre, presso la Galleria La Pigna (via della Pigna 13, Roma) Massimo Papi  presenta la mostra "Quadri Viventi, i colori della dermatologia".
Massimo Papi, da sempre appassionato di arte e disegno, medico dermatologo per scelta e pittore per passione, l’incontro tra pittura e dermatologia è stato ed è particolarmente fecondo, in termini di osservazione e di operatività. Al punto che nel 2009 ha deciso di dar vita a DERMART: “un convegno/incontro trasversale aperto a medici, biologi, psicologi, infermieri, cosmetologi, artisti, critici e storici dell’arte,per discutere e approfondire insieme le possibilità di stabilire punti di contatto e modalità interpretative comuni, tra le manifestazioni cliniche della cute malata o danneggiata e gli
aspetti più assimilabili dell’arte visuale”.
 
Dottor Papi, quale ritiene che sia stata la tua prima opera d’arte?
 
Un piccolo specchio regalato a Ersilia (mia moglie) con una coppia di bambini dipinti con gli smalti.
 
Ha avuto maestri insegnanti e ha maestri ideali o artisti a cui si riferisce?
 
Ho avuto per molti anni (oltre 30), amicizia con il fotografo-pittore Carlo Riccardi, il paparazzo della “Dolce Vita”. Grande maestro del colore, amico di De Chirico, Montanarini, Ungaretti, Fellini, Flaiano, Monachesi, Fazzini, David, etc, ancora attivo a 93 anni. Attraverso la narrazione della sua storia professionale e la frequentazione della sua casa-atelier, ho vissuto l’epopea della Suola romana post-bellica fino agli anni Novanta. Con Carletto abbiamo organizzato mostre e dipinto insieme, firmando opere e tele eseguite a due mani. Gianluigi Bassanello è stato innvece il pittore maestro-insegnante. Ho seguito per circa 10 anni la sua scuola a Roma. Alla sua sensibilità, gentilezza e capacità didattica sono sempre grato. Non è più con noi ma è sempre nei nostri pensieri. Lo studio-atelier al Nomentano è stato un riferimento per tanti appassionati d’arte. Tra i maestri della pittura “storica” sono miei riferimenti costanti DÜrer, Delacroix, Toulouse-Lautrec, Degas e Cezanne; Fausto Pirandello, Felice Casorati e Balthus tra i contemporanei. Klimt, Schiele e l’Espressionismo tedesco di inizio secolo, mi hanno sempre molto affascinato. 
 
Il suo modo di dipingere conserva riferimenti figurativi ma è molto libero e personale. Come e dove lavora solitamente? Ovvero si avvale di modelli, disegni, fotografie? Quali tecniche usa? Hai uno studio e lavora sempre li?
 
Di solito lavoro in un piccolo spazio dedicato, nell’appartamento dove svolgo studio professionale. Dipingo e disegno spesso anche all’aperto, soprattutto nel periodo estivo e di tempo libero. Per molti anni ho dipinto nell’atelier di Bassanello. Mi avvalgo di modelli per brevi periodi di posa, fotografie eseguite da me con particolari che mi hanno colpito, pose o composizioni, ma spesso utilizzo schizzi a matita o sanguigna, che eseguo durante la giornata o all’esterno dello studio. Uso tecniche varie: principalmente olio su tela e acrilici su tela e su carta, meno spesso uso l’acquarello; sperimento anche tecniche miste.
 
Tra le varie sperimentazioni del suo percorso creativo, ultimamente si è dedicato a ritratti fatti con quelli che tu chiami “i colori della dermatologia”, ce ne può parlare?
 
I colori della dermatologia sono quelli che usiamo nella terapia dermatologica classica da oltre 80 anni (o forse più) e che si basano sull’applicazione di soluzioni antisettiche o astringenti sulla cute, soprattutto per malattie infettive (funghi e batteri) o dermopatie essudanti. Sono: mercurocromo (rosso carico), eosina (rosso leggero), fluorescina (giallo), fucsina (fucsia), violetto di genziana, iodio (marrone) blu di anilina. Inoltre l’uso storico nella terapia dermatologica di ossido di zinco e catrami in pasta, consente di avere anche bianchi e scuri. Tutti questi colori, con modalità diverse, permettono di realizzare opere di varia tipologia che sono molto suggestive per chi cura la pelle. Spesso nei tratti di personaggi dipinti ini un lavoro odierno, mi sembra di riconoscere un paziente o di vivere un “deja vù” talvolta emozionante. L’aver lavorato per oltre 30 anni nei reparti di degenza dermatologica e l’aver curato con questi colori molte malattie “dipingendo” i corpi affetti, mi fa ricordare “quadri viventi” di persone con problemi cutanei vari. Undici anni fa ho iniziato a usare questi colori per dipingere, con l’opera “Il Guerriero ferito e medicato”.
 
Non è il primo medico che fa anche l’artista e ce ne sono stati molti che hanno abbandonato il camice bianco per indossare solo l’abito di artista. Lei è e fa entrambe le cose. Come le gestisce e come si coniugano?
 
Si coniugano senza grandi difficoltà perché l’una sfuma nell’altra. Direi che nel mio caso si vivificano a vicenda. Appassionarsi alla pittura e al disegno significa allenarsi a vedere particolari, forme, sfumature, che sono pane quotidiano nella diagnosi in medicina.
 
A.R.
 
Pubblicato in Arte

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