Raffaello a Roma: l’evento culturale dell’anno alle Scuderie del Quirinale

Raffaello a Roma: l’evento culturale dell’anno alle Scuderie del Quirinale
La maxi-mostra in occasione del cinquecentenario della morte del Sanzio sarà posticipata causa COVID-19. Nel frattempo, vademecum per la visita.

La città di Roma non poteva certo sottrarsi all’insigne ricorrenza dei cinquecento anni dalla morte di Raffaello: a dimostrarlo, l’omonima rassegna espositiva, Raffaello 1520-1483, che vedrà le Scuderie del Quirinale prendere coraggiosamente sulle spalle uno tra gli eventi di maggiore eco internazionale e impegno culturale degli ultimi anni. La mostra avrebbe avuto luogo dal 5 marzo al 2 giugno, ma avrà da ristabilire il proprio calendario per effetto del DPCM dell‘ 8 marzo 2020 relativo alle nuove disposizioni in materia di Coronavirus. In attesa di tempi migliori, andiamo a vedere cosa aspettarci dall’esposizione.

Non sono solo i numeri a parlare – oltre 200 le opere in esposizione, tra cui 120 di polso raffaellesco; più di 10.000 le prenotazioni nelle prime 48 ore di prevendita – poiché al di là di queste straordinarie cifre, ad irrobustire di prestigio l'evento capitolino è la validità delle voci scientifiche riunite attorno al comitato organizzativo. Tra queste spiccano Nicholas Penny (già a direzione della National Gallery), Barbara Jatta (direttrice dei Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre) e Achim Gnann (Albertina di Vienna). Illustri ed esperti studiosi internazionali sotto la guida di Sylvia Ferino affiancano i curatori della mostra Marzia Faietti e Matteo Lanfranconi (coadiuvati da Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro), impegnati in questi ultimi anni nella riunificazione del catalogo artistico di Raffaello per consentire ai visitatori di godere visivamente di opere magistrali mai incontrate prima nella cornice di un’unica occasione espositiva.

Tra le opere più attese, dipinti come la Santa Cecilia di Bologna, la Velata e la Madonna del Granduca degli Uffizi; il ritratto del Louvre di Baldassarre Castiglione; i due ritratti dei Papi Giulio II e Leone X rispettivamente della National Gallery e degli Uffizi e soprattutto opere mai tornate in Italia dopo la loro esportazione, come la Madonna Albadi Washington e la Madonna Tempi dell’Alte Pinakothek di Monaco.

L’esposizione è un bilancio dell’operato del Sanzio: l’artista viene considerato oltre le cornici dei suoi splendidi dipinti, ispiratori di un’estetica che avrebbe imperato indiscussa sul gusto europeo dei cinque secoli a venire, per essere apprezzato anche quale architetto, urbanista e cultore dell’antico. In mostra, oltre a disegni e ricostruzione digitali di progetti architettonici non pervenutici, la nota lettera di Raffaello e Baldassarre Castiglione indirizzata a Leone X, fondamento teorico della teoria della tutela dei beni artistici.

Del resto, l’apice dell’arte raffaellesca si consuma a Roma – dove Raffaello opera dal 1509 al 1520 – a contatto con le antichità archeologiche dell’età classica, ed è quindi da Roma che la mostra prende le mosse, navigando a ritroso – e da qui la cronologia inversa del titolo – lungo il corso della vicenda artistica del Sanzio. Lo scopo è di orientare il visitatore nella comprensione della genesi dello stile, fusione romana di un’erma bifronte prima urbinate, poi fiorentina; oltreché formatosi in dialogo con gli altri prodigiosi talenti al tempo presenti a Roma, da Michelangelo a Bramante sino al veneziano Sebastiano del Piombo. Una mostra, dunque, che mette in luce quello stile italiano che è sintesi suprema dei molti dialetti artistici della Penisola e summa estetica, ancora oggi, di difficile tramonto.

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