Rimontare il tempo attraverso l’arte

Rimontare il tempo attraverso l’arte
Per la sua nuova mostra, A rebrousse-temps (Indietro nel tempo), il museo Camille Claudel di Nogent-sur-Seine, a poco più di mezz’ora da Parigi, propone fino al 6 ottobre un percorso artistico moderno e contemporaneo. 

Obiettivo dell’esposizione è di rinnovare lo sguardo sulla collezione permanente presentando degli incontri inediti tra artisti. Quali sono i possibili echi tra opere del XIX° secolo e quelle del XX° e del XXI° secolo? Come gli artisti contemporanei interpretano l'autoritratto, il monumento, i canoni della bellezza femminile e maschile, la rappresentazione del movimento del corpo e della danza? Qual è la dimensione teatrale della scultura?

La curatrice Agnés Werly ha selezionato una trentina di opere tra tele, sculture e fotografie, create tra il 1947 e il 2017, per illustrare il gioco d’imitazione, appropriazione o ispirazione giocato dagli artisti contemporanei. Questo abbinamento può realizzarsi nella semplice somiglianza delle forme: i tre Abiti di pieghe senza corpo, (2009) in bianco, nero e oro di ORLAN sembrano seguire la Valse di Camille Claudel, dove la danza spogliava gradualmente i corpi dei vestiti che li avvolgevano. Mentre, la citazione e l’ispirazione a questa scultura è più diretta nelle tele Sublimazione (2017) della pittrice e calligrafa Najia Mehadji.

Il filo rosso del percorso che lega la collezione del museo Camille Claudel, di cui fanno parte alcune sculture di autori quali Alfred Boucher, Antoine Bourdelle, Paul Dubois e Auguste Rodin, alle opere degli artisti contemporanei è la messa in prospettiva del lavoro dei primi per cogliere il rinnovamento delle forme, a cui hanno contribuito con la loro arte nel tempo. Le idee che sono alla base dei loro lavori ispirano gli artisti di oggi che li citano più o meno apertamente o che ne fanno il punto di partenza della loro riflessione artistica.

Una perfetta illustrazione del dialogo tra opere contemporanee e sculture della fine del XX°secolo è la piccola statua di resina bianca alata, armoniosa e sventrata. Questa donna-angelo, con organi visibili, l’Anatomia di un angelo, bianco (2012) di Damien Hirst, riprende la posa della Rondine ferita di Alfred Boucher (1898), quasi per farne un’autopsia.

La modernità di Camille Claudel e il modo in cui si è a volta ispirata o nettamente distinta dagli artisti della sua epoca è evidente. Ma la natura radicale del suo lavoro è più difficile da percepire e richiede uno sforzo per comprenderla meglio. A più di un secolo di distanza, oggi il pubblico e la critica hanno accettato le forme che quest’artista proponeva con coraggio ai suoi tempi, perdendo cosí un po’ la dimensione sovversiva e provocatoria della sua opera. Resta difficile pensare che quando Camille Claudel realizzó la Valse, questa fu considerata immorale e che le fu chiesto di coprire i corpi per decenza.

La mostra vuole raccontare un'altra storia della collezione attraverso l'incontro di artisti, opere e pensieri da un'epoca a un’altra. Mettendo in parallelo tra le ricerche, le domande, gli interessi di artisti di epoche diverse, mettendo al contempo in discussione il processo di creazione, le fonti di ispirazione comune e il modo in cui gli artisti guardano e interpretano le opere degli autori che li hanno preceduti, tra appropriazione, riferimento o citazione casuali.

Se alcuni artisti, come Damien Hirst o Najia Mehadji citano direttamente le opere di Alfred Boucher e/o di Camille Claudel, gli echi sono più distanti negli altri scultori: Louise Bourgeois conosceva il lavoro di Claudel, se n’è ispirata per scolpire le mani che si stringono di The Welcoming hands?

Gli incontri di A rebrousse-temps invitano a guardare le sculture esposte con un altro sguardo, a prestare più attenzione ai dettagli e a lasciarsi sorprendere dalle opere più recenti che mettono in campo la tradizione, le idee e i modelli del passato per omaggiarli e sublimarli.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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