Ritratto dell'artista da giovane: Leonardo Da Vinci immortalatosi nell'Ultima Cena.

Il giovane Leonardo Da Vinci diede le proprie fattezze a due degli apostoli ritratti ne "L'ultima Cena": questa la tesi di Ross King, studioso britannico, che svela questa ipotesi nel suo libro "The Last Supper" in uscita il 30 agosto.

 

Il giovane Leonardo Da Vinci diede le proprie fattezze a due degli apostoli ritratti ne "L'ultima Cena": questa la tesi di Ross King, studioso britannico, che svela questa ipotesi nel suo libro "The Last Supper" in uscita il 30 agosto. 

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Con il titolo The Last Supper-L'ultima cena, il 30 agosto sarà disponibile in formato digitale su amazon.com l'ultimo romanzo di Ross King, esperto d'arte e scrittore di best-seller a sfondo storico, in cui vengono evidenziati alcuni indizi che sembrerebbero provare come il giovane Leonardo Da Vinci abbia ritratto se stesso nel celebre dipinto: donando le proprie fattezze a due dei dodici apostoli. La tesi si prospetta piuttosto accattivante e di sicuro fascino dato che dell'aspetto di Leonardo da giovane si conosce ben poco: lo stesso Giorgio Vasari si limita a descriverlo come un uomo di rara bellezza. Ma il lavoro di King sembra concentrarsi su una trama che sfrutta in buona parte la deduzione oltre ad alcuni indizi. Molti studiosi infatti, hanno da sempre nutrito la ragionevole convinzione che Leonardo avesse inserito in una delle proprie opere il suo autoritratto; come avevano fatto prima di lui Andrea Mantegna, Benozzo Gozzoli e forse anche lo stesso Michelangelo quando realizzò la volta della Cappella Sistina.Sino a questo momento però, nessuno si era sbilanciato nell'indicare un dipinto o un affresco in particolare realizzato del maestro Da Vinci. Alcuni elementi sembrano però confermare la tesi di King riguardo proprio L'ultima Cena, seppur piuttosto "indiziari": quali ad esempio una poesia, poco nota, di Gasparro Visconti, che prende in giro in versi un artista, di cui non fa il nome, ritrattosi nei propri dipinti «per quanto bello possa essere» con «gesti e espressioni» tipici. Visconti scrisse questo componimento durante gli anni Novanta del Quattrocento, proprio quando Leonardo stava realizzando L'ultima Cena per gli Sforza; famiglia presso la quale il poeta e l'artista si erano conosciuti e, avevano stretto amicizia. King ritiene quindi che uno degli apostoli cui Leonardo abbia dato il proprio volto sia Tommaso (sulla destra), raffigurato con un dito alzato, gesto ricorrente attribuito all'artista; mentre il secondo sarebbe Giacomo Minore(sulla sinistra) ritratto dal lato opposto. L'autore del Best Seller " La cupola di Brunelleschi", riconduce ai due apostoli anche un ritratto a seppia che raffigurerebbe Leonardo nel 1515, ad opera di uno dei suoi assistenti: l'uomo dalla bellezza classica che vi è raffigurato ha un naso 'grecò, capelli lunghi e una lunga barba, «rara quest'ultima in un uomo italiano dell'epoca» come afferma lo stesso King. Tommaso e Giacomo Minore possiedono entrambi i medesimi tratti somatici. Vera o Verosimile che sia, la tesi di Ross King, sembra aver già conquistato l'attenzione in patria, resta da vedere se le tesi dell'autore britannico convinceranno anche i lettori italiani, conterranei del grande maestro rinascimentale.

 

                                                                                                                                                     Luigi Paolicelli

Pubblicato in Arte

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