Sante Monachesi in mostra a Roma

Fino al 24 ottobre 2010, al Museo della Fondazione Roma Museo è in programma la mostra dedicata a Sante Monachesi, a celebrazione del centenario della nascita dell’artista .La mostra ripercorre, attraverso una selezione di circa 100 opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, artista e tardo-futurista marchigiano, mettendone in evidenza i momenti più originali e soprattutto la sua attenzione rivolta all’uso in chiave artistica di materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.

 

sante_monachesiFino al 24 ottobre 2010, al Museo della Fondazione Roma Museo è in programma la mostra dedicata a Sante Monachesi, a celebrazione del centenario della nascita dell’artista.
La mostra ripercorre, attraverso una selezione di circa 100 opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, artista e tardo-futurista marchigiano, mettendone in evidenza i momenti più originali e soprattutto la sua attenzione rivolta all’uso in chiave artistica di materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.

Gli anni Cinquanta sono segnati dall’esperienza francese e dal successo incontrato dai suoi nuovi dipinti presso la galleria Silvagni di Parigi: Monachesi era rimasto impressionato dai grandi palazzi in costruzione ed elaborava la serie dei “Muri ciechi”, imponenti muraglie prive di finestre che attendevano di essere affiancate da altri edifici, rese dall’artista con ampie campiture di colore puro, rosso squillante, azzurro smaltato, bianco accecante, che si levano contro un cielo vaporoso e si fanno pura astrazione. Anche le nature morte offrivano a Monachesi l’opportunità di esprimere la sua personale visione del colore, interpretato con una libertà di tocco e una rapidità che rasentano la stenografia di De Pisis.
Nei primi anni Quaranta, Monachesi compone nature morte dai colori densi e vibranti, trattati con pennellate corpose: gli ortaggi e gli oggetti della quotidianità sono disposti in un apparente disordine e si affollano sui piani dei tavoli, quasi ribaltandosi verso di noi. Con il passare del tempo, i colori si fanno più chiari e gli oggetti si articolano in composizioni più studiate, caratterizzate da mazzi floreali disposti entro altri vasi policromi. I fiori variopinti stilizzati da Monachesi hanno il sapore fragrante dei bouquets composti con i fiori trovati ai margini delle strade di campagna o nei campi: tese su steli rigidi come aste di bandiera, le corolle di Monachesi non svelano alcun interesse per l’appassire e il lento disfarsi, allegoria del mesto passare del tempo, ma sembrano piuttosto destinate a conservarsi fragranti per l’eternità, testimoniando così l’inesauribile vitalità del loro creatore.
Instancabile promotore di nuovi movimenti artistici il pittore marchigiano nei primi anni Sessanta non rimase insensibile al progresso tecnologico e alla appassionante gara in corso fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti per la conquista dello spazio. “ Nell’epoca dei satelliti artificiali – spiegava – mentre l’uomo si accinge a conquistare la luna è possibile continuare a dipingere gli stessi oggetti, o meglio, a dipingere con lo stesso intento di una volta?”: nasceva da queste considerazioni l’Astralismo, al quale faceva seguito nel 1962 un nuovo movimento, Agrà, presentato nel 1964 in occasione della XIII Biennale di Venezia. “Non cadremo più”, dichiara Monachesi in quella circostanza, e gli oggetti fluttuano, come risucchiati in un gorgo cosmico che, superate le leggi della gravità, origina il comporsi di forme astrali dai colori vivaci, navicelle pronte ad affrontare il viaggio intersiderale alla ricerca del nuovo.
Ciò che accomuna le creazioni dell’artista marchigiano, nel suo spaziare dalla pittura alla scultura, dalla letteratura al cinema, è la coerenza interna alle sue opere: l’espressione libera da condizionamenti, di autonomia artistica, di desiderio sperimentale, persino di anticonformismo, che tutto accomuna nel suo divagante procedere creativo.


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