Sheila Hicks, un’americana a Parigi

«Cosa è la mia opera? Ho studiato la pittura, la scultura, la fotografia e il disegno, ma sono stati i tessuti ad attirarmi di più. Pratico un tipo d'arte tessile. Sviluppo ambienti, fabbrico oggetti con il filo, tesso tessuti, costruisco sculture flessibili», dichiara Sheila Hicks.

Il Centre Pompidou a Parigi presenta, dal 7 febbraio fino al 30 aprile, la prima retrospettiva in Francia della plasticienne americana, Linee di vita. A 83 anni, l'artista è ancora poco conosciuta dal grande pubblico, nonostante abbia esposto in tutto il mondo, tra cui il castello di Versailles e alla Biennale di Venezia nel 2017. La sua opera è un puro invito a lasciarsi andare, a non razionalizzare, a tuffarsi senza paura in un oceano d’emozioni.

Durante il vernissage, il commissario Michel Gauthier ha affermato la sua volontà di proporre un’esposizione « non beneducata, né inquadrata », per questo motivo l’allestimento delle 140 opere, che datano dal 1957 al 2018, non traccia un percorso cronologico.

Nessuna spiegazione, solo qualche piccolo cartello con il nome e il materiale dell’opera, per costringere lo sguardo del visitatore a posarsi sull’ordito, sulla trama, sul flusso di linee e colori.

Dalla fine degli anni ‘50, Sheila Hicks ha prodotto un'opera inclassificabile: legare, avvolgere, piegare, torcere, impilare, la lana, il lino o il cotone, ecco alcuni dei gesti e dei materiali con i quali rimette in causa le categorie artistiche e le loro gerarchie. Allieva di Josef Albers a Yale, Sheila Hicks è l'ereditiera allo stesso tempo di uno spirito modernista per il quale le distinzioni tra Belle arti, progettazione e decorazione non sono più essenziali, e di pratiche tessili ispirate alla cultura precolombiana.

Se Sheila Hicks ha scelto il tessile, è che, dai vestiti alla tela - supporto per la pittura « nobile » -, passando per i mobili e la decorazione, è uno dei materiali che la vita, in occasioni di esperienze molto diverse, mette costantemente sul nostro cammino. Permette anche alle opere di restare vive, assumere forme diverse a ogni presentazione.

« Ho inventato una lingua universale e tattile per trasportare il pubblico verso lo sconosciuto », afferma l’artista. Sheila Hicks è un artista polivalente, a realizzato cuscini per Tulip famosa carne di Eero Saarinen, grandi parti tessili decorative come per la Ford Foundation a Manhattan (New York), una raccolta di disegni tessile per la ditta Knoll, bassorilievi in seta per gli l'interni del Boeing 747, e nel film Shining di Stanley Kubrick, i tappeti dell'hotel sono opera sua.

Sheila Hicks è stata sempre incantata « dall'intelligenza della mano ». « Gioco in gran parte con i colori e la materia. Costruisco architetture. I fili sono elastici, rendono ai sensi anche lo spirito elastico, immaginativo. Le emozioni sono là». Utilizza con un virtuosismo fenomenale il filo, le fibre e i loro colori, come un pittore utilizza dei suoi pigmenti e pennelli.

Duttile, tattile, il lavoro di Sheila Hicks occupa un posto singolare nell'arte del nostro tempo. Sposa forme tipiche del modernismo e tradizioni non occidentali, gioco dei colori e desiderio di conservare le opere « aperte », suscettibili di nuove attualizzazioni a ogni esposizione.

Ogni creazione è un viaggio interiore, la mostra è un'esplorazione in un universo poetico che spazia dai volumi più piccoli di Minimes - vere di pagine di un diario intimo in cui il filo si sostituisce all’inchiostro, puri « momenti di meditazione » in cui lo spirito vagabonda-, alle funi monumentali di Trapèze de Cristobal, utilizzando con maestria una vasta gamma di fibre naturali e sintetiche.

Installazioni che precipitano dal soffitto e piccoli tessuti incollati partecipano alla stessa danza cromatica di quest'artista unica, che conosce profondamente tutte le pratiche legate alla tessitura, scoperte nei luoghi più reconditi del pianeta, in occasione dei suoi numerosi viaggi.

L'esposizione Linee di vita è un grande impianto vibrante, carica di colori e di forme, connessa con città, affacciata sulla piazza Igor Stravinsky - famosa per la sua Fontaine des automates di Niki de Saint Phalle - grazie alle vetrate della galleria in cui è installata : una finestra aperta sulla vita.

Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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