Sosta e pensiero, sulla panca scorre la vita lungo un cammino di riflessione

Sosta e pensiero, sulla panca scorre la vita lungo un cammino di riflessione
Dal 9 aprile al 25 giugno 2016, MicroOnde centro di arti contemporanee (L'Onde) a Vélizy-Villacoublay, presenta una mostra curata da Sophie Auger-Grappin e Aline Gheysens che esplora la molteplicità di usi e forme della panca pubblica.

 

Nell'esposizione collettiva in rassegna sono opere di diversa natura e tra fotografie, video, sculture e installazioni si analizza l'importanza della panca nella storia dell'uomo, indagata non solo come elemento di design urbano calato nel paesaggio, bensì, quale oggetto d'interazione con il pubblico. Luogo di riflessione e di pausa motoria sulla panca passano vite intere, come raccontato da Michael Jacob il cui libro "Poétique du banc" ha ispirato l'esposizione.

Solitudine e moltitudine, introspezione ed estroversione, riflessioni su un oggetto sociale che pone il pensiero, cuore del proprio io, in posizione di reciprocità con l'esterno. La panca, come un libro con i suoi caratteri topografici, marca il territorio e raccoglie il racconto di storie vissute, nel passare del tempo che resta sospeso nell'aria. Raccoglie il suono delle nostre parole e ascolta la voce del vento. Sta in questo mondo come un essere nel vivendo e non smette mai di ascoltare la voce dell'uomo e, sopratutto, non smette mai di sentirne il suo dolore o le sue gioie. Guarda al significato di ogni nostro gesto e, seppur muta, non le sfugge l'essenziale. Testimone di una vita che scorre accumula nel passare degli anni la memoria delle sue genti, racconti muti che non possono lasciare traccia sennonché nelle singole riflessioni.

Cuore dell'esposizione è la riflessione. Riflettere e scambiare opinioni con il pubblico, una chiave di lettura che vede la panca divenire il luogo del pensiero collettivo in questo piccolo agglomerato urbano situato alle porte di Parigi.

Una moltitudine di panche modellate dal design diverso s'incontrano incastonate nel paesaggio, pronte ad accogliere le sedute dell'uomo, talvolta naturalmente ideate per questo scopo, altre volte quali oggetti d'arte posti lungo il cammino e adattati all'uso (Alexandra Sà, opera Baaaannncccc)

 

La scenografia dell'esposizione mette in luce elementi diversi, reinterpretazioni di panche analizzate, fotografate o semplicemente riprese e reinventate per nuove collocazioni. Oggetti di design che si rendono adattabili a nuovi usi come nel caso dell'installazione di Bennjamin Baldenius e Andreas Krauth (architetto urbanista di Berlino) : "... Case impilate come alveari umani... Social Housing..." Qui, nella grande sala, la riflessione rimanda al richiamo martellante degli urbanisti sulla condizione d'abiezione umana nella periferia della città cementificata. Influenzata dai tipici elementi di design che arredano le Biergarten tedesche, l'opera è interamente costruita da inconfondibili panche e tavoli di legno. Simulando la cruda realtà delle costruzioni di tipo economico -composta perlopiù da anonimi moduli standard impilati e affiancati l'uno all'altro, spesso, frutto dell'aberrazione dell'individuo- l'installazione offre una visione critica sulle periferie urbane, e al posto delle finestre piuttosto che persone si affacciano fiori, con loggiati che offrono spazio esclusivamente alle piante stesse. E, metafora sulla natura che si riappropria dei suoi spazi, proponendosi come anello di congiunzione tra l'interno e l'esterno, il linguaggio artistico proposto da Jorge Santos indaga nello stesso spazio l'interrelazione tra l'architettura e la natura. "View Point" è un'installazione che crea continuità con l'esterno. In costante relazione con la natura Santos, autore di questa raffinata e poetica installazione, delinea sul muro una lunga cancellata di ferro battuto. Nella grande sala, sul muro interamente dipinto di grigio, si staglia l'opera a simulare l'aria che penetra il cemento predatore di territorio urbano. Dal suolo divorato dall'urbanizzazione selvaggia sul muro spuntano foglie e germogliano fiori. Sfondando il muro della "non creazione" per uscire alla luce del sole, la natura come un boomerang torna indietro e aggredisce con poesia il cemento predatore, aprendo varchi per il passaggio di nuove piante, riportando così la vita laddove il cemento stesso l'ha interrotta. Vero protagonista della città contemporanea, il cemento interviene massicciamente nel nostro quotidiano costruendo lo spazio urbano sia pubblico che privato. Ma come dimostrano le più recenti applicazioni nel suo divenire mobile è materiale da plasmarsi sulle opere d'arte, riconciliando in tal modo le esigenze di una nuova cultura urbana diffusa. L'arte di migliorare il paesaggio urbano, dunque, e in questa nuova concezione brilla di luce propria la panca, elemento di arredo urbano tra i più emblematici.

Pubblicato in Arte
Stefania Brugnaletti

Sito web: www.awish.it

Architetto e curatrice di progetti di valorizzazione artistica. Fondatrice di a Wish Consultancy agenzia internazionale offre servizi di consulenza nel settore della creatività (architettura-artecontemporanea-moda). E' persona Interculturale plurilingue orientata verso nuovi indirizzi di ricerca. Esperta consulente d'arte è autrice di testi.

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