Sponsorizzare il restauro regole contro la cartellonizzazione dei monumenti

Approvato dal ministro Ornaghi il documento che detta regole ben precise sul finanziamento del restauro dei beni culturali da parte dei privati e pone un freno alla "cartellonizzazione" pubblicitaria di monumenti e opere d'arte.

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L’incertezza legislativa sulle sponsorizzazioni per il recupero e restauro di un bene culturale da parte di privati sembra avviarsi ad una svolta decisiva: il ministro Ornaghi ha infatti approvato una serie di importanti capi saldi in materia, già da tempo attesi e previsti dal decreto Semplifica Italia del maggio 2012.
Il documento, diviso in 6 capitoli, entra nel merito di una questione tanto delicata quanto spinosa: poiché in seguito alla crisi, il sensibile calo delle risorse destinate alla salvaguardia dei beni culturali consente ad oggi limitati interventi a tutela dei tesori storici, artistici e architettonici della penisola. Questa grave insufficienza ha reso possibile l’intervento dei privati: i quali, sempre più frequentemente, hanno finanziato le spese di restauro di monumenti e opere d’arte ricavandone al contempo visibilità in termini pubblicitari direttamente proporzionali all’importanza del monumento. Tuttavia la mancanza di precisi dettami che regolamentino determinate “incursioni” dei fondi privati ha dato origine in molti casi ad una vera e propria “cartellonizzazione” dei monumenti. Divenuti “testimonial” di campagne pubblicitarie che torreggiano su impalcature e ponteggi: molte opere architettoniche hanno visto offuscata la propria dignità simboli della cultura anzitutto.
Nel corposo documento redatto e approvato dal ministro vengono quindi stabiliti dei limiti entro i quali l’iniziativa privata può trarre beneficio commerciale da operazioni che, anzitutto, devono favorire la tutela delle opere d’arte. La prima novità introdotta riguarda l’accesso dei privati: i quali verranno selezionati tramite dei concorsi pubblici le cui modalità saranno messe a punto dal Mibac di concerto con Ministero delle Infrastrutture e Authority per i contratti pubblici. Chiunque voglia quindi farsi pubblicità tramite il finanziamento di restauri di beni culturali dovrà sostenere una gara e attenersi a questo primo fondamentale step.
Altro aspetto importante, riguarda il ruolo delle soprintendenze nella parte del provvedimento che però risulta ancora in via di definitiva approvazione: queste ultime saranno infatti chiamate a redigere piani triennali che indicheranno l’elenco dei beni per i quali si chiede l’intervento dei privati. Inoltre alle soprintendenze viene affidato il compito di reperire gli eventuali sponsor ricorrendo anche ad agenzie di pubblicità. Prevista in più, una soglia minima del costo d’ intervento: fissata a 40.000 euro, e per la quale sarà ritenuto necessario formulare un bando pubblico. In caso in cui il privato invece finanzi «servizi e forniture» non direttamente legate a lavori e restauri non avrà luogo alcuna gara. Infine, il calcolo del valore economico del vantaggio che ne trarrà il privato non sarà più calcolato soltanto in base alla spesa necessaria al restauro o alla valorizzazione del singolo bene, ma determinante risulterà anche l’importanza e la fama del bene sul quale si interviene.
Queste disposizioni sono sorte soprattutto per regolamentare interventi di proporzioni notevoli assicurando un iter che possa garantire anzitutto un pieno ripristino delle opere senza che queste vengano assimilate dalla macchina pubblicitaria. Si attende ora solo il nulla osta della Corte dei Conti per rendere efficace il testo.

Luigi Paolicelli

Pubblicato in Arte

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