Sui passi di van Gogh a Auvers-sur-Oise

«Non c’è niente da vedere, ma tutto da sentire ». È quanto afferma Dominique Charles Janssens presentando la camera dove Vincent van Gogh trascorse i suoi ultimi giorni prima di suicidarsi (il 27 luglio 1890 si sparó al petto, il 29 morí). 

VanGogh-La-Ferme-de-Jorgus

«Non c’è niente da vedere, ma tutto da sentire ». È quanto afferma Dominique Charles Janssens presentando la camera dove Vincent van Gogh trascorse i suoi ultimi giorni prima di suicidarsi (il 27 luglio 1890 si sparó al petto, il 29 morí). La stanza, volutamente presentata vuota, viene riempita da ogni visitatore con i propri ricordi ed emozioni. Per celebrare il pittore olandese, a Auvers-sur-Oise, dal 5 aprile al 31 agosto, sono in programma una serie d’iniziative che anticipano quelle a livello europeo del prossimo anno, quando sarà il 125° anniversario della morte dell’artista. “Sui passi di van Gogh” è il titolo della manifestazione culturale per far scoprire i diversi luoghi dipinti dal pittore nel 1890 in questo piccolo villaggio del Val-d’Oise, facilmente raggiungibile in treno da Parigi.

La casa di Vincent van Gogh, ex “Auberge Ravoux”, restaurata da M. Janssens, direttore dell’Istituto Van Gogh, è classificata monumento storico dal 28 dicembre 1984. Famosa in tutto il mondo, è qui che l’artista trascorse 70 giorni durante i quali realizzò 80 opere tra cui veri e propri capolavori, prima di darsi la morte. Grazie a un restauro meticoloso, l’edificio ha trovato il suo aspetto antico del 1890: dagli scaffali per i vini ai 10 tavoli per rivivere l’atmosfera di quel tempo. Ma non è solo un luogo di memoria, ancor oggi presso la locanda si può mangiare.

Auvers-sur-l’Oise fu meta di molti artisti, soprattutto degli impressionisti che, grazie al facile collegamento con la Ville Lumiére attraverso il treno, trovarono nei panorami della campagna circostante un’enorme fonte d’ispirazione.

In molte lettere a suo fratello Théo, Vincent van Gogh annunciava l’arrivo di una nuova generazione di pittori per i quali il colore sarebbe stato fondamentale. Egli stesso scrisse di procedere in questa direzione anche alla sorella Wilhelmina: «Ciò che mi appassiona di più, molto, molto di più di tutto il resto, nel mio mestiere, è il ritratto, il ritratto moderno. Io lo perseguo mediante il colore, e non sono certo il solo a cercarlo per questa strada. (...)Vorrei fare dei ritratti che di qui a un secolo, alle genti future, possano sembrare come delle apparizioni. Perciò, non cerco di ottenerlo con la rassomiglianza fotografica, ma tramite le nostre espressioni appassionate, usando come mezzo di espressione e di esaltazione del carattere la scienza e il gusto moderno del colore».  

Il colore e van Gogh sono i binari su cui viaggia l’esposizione al museo Daubigny, realizzata in partenariato con il museo Estrine de Saint-Rémy-de-Provence, che permette al pubblico di scoprire o riscoprire la ricchezza patrimoniale e culturale di quei luoghi attraverso, pur mostrando la diversità e il dinamismo delle proposte artistiche contemporanee. In mostra alcune opere di Alechinsky, Corneille, André Marchand, Louis Peeters, Albert Lauzero, Georges Choquet Perez, François Hilsum, André Maurice e del fotografo Olivier Verley.

Charles-François Daubigny, pittore francese considerato uno dei più importanti precursori dell’Impressionismo, aveva il suo atelier a Auvers-sur-l’Oise. La sua decorazione magnificamente restaurata è stata dipinta dallo stesso Daubigny insieme a Corot Daumier e altri artisti amici della famiglia.

Tra le abitazioni da visitare, la casa del medico omeopata Paul-Ferdinand Gachet, pittore dilettante ma bravo incisore che collaborò con Cézanne, Pissarro e Guillaumin. Nel 1890, fu proprio Pissarro a chiedergli di occuparsi di van Gogh. I due divennero molto amici. Il pittore olandese lo ritrasse due volte su tela e su un’acquaforte. Per l’occasione è stata organizzata l’esposizione “Corrispondenze d’artista” che presenta gli originali di alcuni carteggi di van Gogh con il fratello Théo, di quest’ultimo a Pissarro e altre missive, tessere importanti per comprendere meglio l’universo del grande artista.

La sua arte lo ha reso immortale, come egli stesso desiderava. All’interno del programma “Sui passi di Van Gogh” il castello di Auvers accoglie Arnaud Rabier alias NOWART, artista emblematico della street art francese e incantato dal genio olandese. Attraverso una quarantina di lavori l’artista urbano dialoga con van Gogh e alcuni grandi maestri dell’Impressionismo.

Toulouse-Lautrec e Gauguin avevano iniziato Vincent van Gogh all’assezio. Ecco perché a Auvers non potrà mancare la visita al Museo dedicato alla “fata verde”. Nato dalla passione di Marie-Claude Delahaye, una biologa affascinata dalla molecola dell’assenzio che, attraverso studi scientifici e ricerche storiche, ha dato vita a un piccolo gioiello museale. Tra le curiosità il cucchiaio utilizzato da Francis Ford Coppola nel suo famoso Dracula.

La bellezza è di casa ad Auvers-sur-l’Oise, come affermava van Gogh. Sembrerà di vivere dentro un suo dipinto passeggiando per le stradine tra le case, raggiungendo il piccolo piazzale di fronte la chiesa immortalata dai tratti corposi del pennello dell’artista o attraversando i campi di grano fino ad arrivare alla sua ultima dimora: il cimitero che ospita le tombe di Vincent e del suo adorato fratello Théo. Per perdersi nell’universo van Gogh sono in programma diverse visite guidate e un’audio guida per camminare a proprio ritmo sui passi del pittore olandese.

Cristina Biordi

 

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