The Dream di Meo Carbone: Omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo

Il Complesso del Vittoriano ospita dal 9 al 24 novembre 2013 la mostra di Meo Carbone, “The Dream - Omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo”.

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Il Complesso del Vittoriano ospita dal 9 al 24 novembre 2013 la mostra di Meo Carbone, “The Dream - Omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo”.

Il progetto parte dall’incontro dell’artista con Dominic Candeloro, studioso dell’emigrazione italiana in Nord America presso la Loyola University di Chicago. «Mentre mi trovavo a Chicago nel 1995 – racconta Carbone - vidi una mostra fotografica sull’emigrazione italiana. Fui profondamente scosso da quelle immagini, dall’intensità delle loro sofferenze e dallo stupore nei loro occhi nel proiettare i propri sogni nel costruire una nuova vita. Quella energia ispirò questo mio lavoro, voler rappresentare quelle immagini in una nuova ottica, dando vita ad un sogno sulla base delle loro realtà e dei loro sogni».

Meo Carbone fa suo il forte realismo e la forte espressività delle immagini fotografiche: le manipola, le corrompe, le integra, le divide e le ricompone in più soggetti. Nelle trentasette opere esposte, tutte areografie ma su supporti di diversa natura, gli sfondi sono per lo più scuri, ma nei dipinti non mancano gli sprazzi di luce: sono i volti delle persone dipinte. Il sogno si impossessa dei volti e traspare dal di dentro dei volti medesimi, illuminandoli. Il sogno diventa protagonista e riempie di colore le tele. Le figure degli emigranti assumono portamenti epici, come se fossero delle vere e proprie icone del lavoro dei primi del Novecento.

La mostra è dedicata al “sogno” italiano dell’America e lo analizza partendo dalla realtà, riletta e ricostruita mediante le foto oggi esposte a Ellis Island, luogo del sogno ma anche del dolore, dove circa cinque milioni di nostri connazionali, tra il 1850 e il 1914, vissero un periodo cruciale della loro esistenza in cerca del loro sogno. Operai, contadini, minatori, ragazzini, donne invadono lo spazio grafico delle tele di Carbone e dei suoi oggetti artistici, come nel caso dell’opera “Valigia” che da oggetto di uso comune, diventa metafora artistica di una nuova rigenerazione del dolore e del dramma. L’arte ridà visibilità alle immagini di cronaca (Sacco e Vanzetti). Un’arte che tende al sociale per divenire politica, un’arte di denuncia che Carbone gestisce e completa con una serie di geometrismi luministici che scompongono il passato fotografico con una forza espressiva che sospende e sorprende la cronaca per elevarla appunto al grado di Arte.

Non appena accede alla sala, lo spettatore si ritrova immerso nel “viaggio-sogno” dell’artista e si è accolti da due “valigie-scultura” aerografate disposte lungo le visuali preferenziali, che hanno il fine di sottolineare il tema della partenza e dell’abbandono della terra d’origine espresso dalle tele presenti nella sala. Due citazioni accompagnano il visitatore verso la seconda sala lasciata libera per dare il giusto respiro alle grandi tele che, disposte lungo le pareti, ricreano l’effetto di un nastro continuo di visi, ombre, giochi di luce, tagli e colori. Da “visitatori-osservatori” si diventa “osservati”. Gli occhi scuri delle tele ora ci osservano, così come venivano osservati i nostri connazionali una volta arrivati ai porti di destinazione, alla ricerca del loro “American Dream”.

 

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