Ultimi giorni per la mostra di Francesca Cesaroni “Eros e sue ombre”

"Eros" "Eros" foto Fiorenzo Niccoli
Sarà visitabile fino a sabato 27 luglio 2019 presso la Marisa del Re Temporary Gallery-Centro per l’arte contemporanea a Palazzo Venier - Salita del Grillo 17 - a Roma la mostra di Francesca Cesaroni “Eros e sue ombre”, a cura di Gianni Mercurio.

Lo spazio, all'interno di Palazzo Venier - nel cuore del Rione Monti - è il contesto ideale per accogliere la mostra che ha come obiettivo fondamentale quello di parlare dell'uomo e del suo mondo interno, delle dinamiche relazioni con l'altro da sé, e che rappresenta il fil rouge dell’intera ricerca intellettuale dell'artista.

Come la stessa Francesca Cesaroni racconta, «Eros come simbolo vivo, aperto, dinamico, impregna le sculture in modo tangibile, scoperto, tattile. In un gioco delle parti, fra passionalità e irruenza, delicatezza, sogno e rapinosità, si manifesta il dio pagano e rimbalza e gioca fra i doppioni d’ombra, in un mondo arcaico. Ritorna enigmatico nelle fisionomie ambigue della fotografia, che rivelano il suo insidioso gioco di vertigine, contrappunto d’ombra di ciò che ognuno sa di Eros».

In mostra dodici sculture in bronzo (eccezion fatta per una in resina e per un’altra in argilla cruda) che dialogano e si confrontano con fotografie di grande formato e dal forte impatto emotivo, realizzate dall'artista. Le opere hanno l’obiettivo di esprimere una caratterizzazione dello spirito, una visione interna dell'esperienza umana, mettendo a nudo l'uomo rivelandone la sua intimità e il suo Io più profondo. Una fra le sculture in bronzo, dal titolo Il Seminatore, è stata realizzata anche in versione a grandezza naturale. Rappresenta un uomo nell'atto di fecondare la terra e, come anche le altre sculture, verrà esposta e presentata al pubblico per la prima volta.

Gianni Mercurio, curatore della mostra così illustra i lavori: «Il realismo delle sculture di Francesca Cesaroni non deve ingannarci: rappresentano corpi, però non fanno riferimento a esseri reali, evocano piuttosto delle situazioni oniriche. Tuttavia non si muovono nemmeno nei territori dell’inconscio, a dispetto della formazione di psicologa e psichiatra dell’artista, ma in quelli del mito. Alludono perciò alla nostalgia, perché il mito non è altro che una favola colta che ci ricorda quello che abbiamo perduto. Sono frammenti, forse, di un’autobiografia spirituale».

Le sculture rappresentano l'incontro di corpi che si fondono insieme e si muovono raccontando l'avventura di Eros. Anime che vengono proiettate sulle pareti rafforzando il messaggio e costruendo una forte tridimensionalità dovuta al potente lavoro della luce e alla cruda componente materica. La presenza delle ombre speculari richiama l'aspetto oscuro ed inconscio della personalità umana.

Il percorso museale si snoda all'interno delle cinque sale, ognuna fra le quali rappresenta uno e tutti gli elementi dell'animo: fragilità, abbandono, fiducia, ossessione, attesa. Un’ unica scultura in argilla cruda rappresenta il volto di Eros, figura mitologica romantica e malinconica, rivisitata in chiave contemporanea.

Francesca Cesaroni è nata a Roma, dove vive e lavora. Psicologa e psicoanalista junghiana, formatasi in ambienti psichiatrico-fenomenologici, ha svolto attività clinica privatamente e soprattutto in contesti universitari. Dal 1995 al 1999 Ha insegnato Psicopedagogia alla facoltà di Psichiatria del Policlinico Universitario di Napoli. Nel 2006 abbandona l'esercizio della professione e la ricerca teorico-clinica per la ricerca artistica, attuando un cambiamento radicale nell'esteriorità dei modi e degli strumenti espressivi, scegliendo la scultura e l'immagine fotografica come mediatori preferenziali, ma mantenendo la stessa centralità dell'attenzione sull'Uomo e sul suo mondo interno, sulle dinamiche relazioni con l'altro da sé, sulle tematiche del narcisismo, fil rouge della sua intera ricerca intellettuale. Nel 2008 ha realizzato una personale - curata da Ludovico Pratesi - di sculture e lavori fotografici a Roma – in via Giuseppe Montanelli 11, all'interno di spazi di sua progettazione architettonica -, dal titolo Luoghi per Narciso. Ha esposto in alcune collettive italiane (Galleria Enzo Mazzarella a Roma - 2009 - per “Nessuno tocchi Caino”; Palazzo dei Principi di Carpegna, Carpegna edizione 2007/2008) ed in varie edizioni per EAC (Eectronic Art Cafe), a cura di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca. Nel dicembre 2014 ha realizzato una mostra-performance fotografica - a cura di A. Bonito Oliva - dal titolo Architetture del Sé.

«Nella mia lunga carriera di gallerista a New York ho avuto il dono di incontrare molti artisti. ma nel mio lungo interesse e amore per la loro arte, la scultura ha sempre trovato un posto speciale nel mio cuore […]. Così quando aprii la grande Galleria 57th Street decisi di inaugurarla con una mostra intitolata Sculptures and Related Drawings. La mostra consisteva di sculture di famosissimi artisti e dei disegni preparatori per la scultura. Il successo della mostra fu immediato ed enorme. Il pubblico era affascinato nel vedere come un’idea su un foglio di carta potesse diventare una scultura. I nomi degli artisti erano il meglio che potessi trovare. da Matisse a Picasso a Henry Moore e da Alexander Calder a Modigliani a Louise Nevelson. E persino Brancusi. Il mio amore per la scultura arrivò all’estasi. Vissi per mesi circondata da questi mostri sacri di bellezza infinita. Dopo questa esperienza organizzai una mostra di maquette di sculture monumentali e questo mi portò all’idea di fare un’esposizione delle grandi sculture monumentali. Il mio sogno. Riuscii a convincere il Principe Ranieri di Monaco a ospitarla nei giardini di Montecarlo nel 1987. Era nata così la Biennale di Sculture di Montecarlo che fu ripetuta per sette bienni con successo e una fama internazionale sempre crescenti. Merito della grande forma d’arte che si chiama scultura. Dopo tante delusioni con la scultura contemporanea, quando scoprii Francesca Cesaroni, rimasi molto emozionata […]» (Marisa del Re)

Marisa del Re, gallerista internazionale, che per oltre trent’anni ha dato luce a numerosi artisti a New York ed a Montecarlo, ha scelto di presentare Francesca Cesaroni perché «nel mio lungo interesse e amore per la scultura, ho sempre trovato uno speciale fascino per la tridimensionalità del messaggio artistico. Questa è la ragione per cui sono rimasta delusa dalla scultura contemporanea. La vera scultura deve rappresentare i moti dell’anima che dalle mani dell’artista vengono trasferiti al fruitore. Come è il caso di Francesca Cesaroni che, alla vecchia maniera, ci dà l’emozione del magico rapporto tra uomo e donna. In poche parole Amore. Amore che ci rende esseri umani e ci connette con il divino».

La mostra di Francesca Cesaroni Eros e sue ombre, curata da Gianni Mercurio, catalogo a cura di Gangemi Editore (Roma), rimarrà aperta al pubblico (ad ingresso libero, dal lunedì al sabato con orario 19.30 - 21) fino a sabato 27 luglio.

 

Pubblicato in Arte

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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