Una mostra alla Pinacoteca Provinciale di Potenza per ricordare il pittore e scultore Rocco Falciano

Fino al prossimo 31 luglio, la Pinacoteca Provinciale di Potenza, in Via Lazio 8, ospita, con il titolo “L’opera d’arte come rappresentazione del Mondo”, una mostra dedicata all’opera di Rocco Falciano, pittore e scultore nato a Potenza nel 1933 e scomparso nel 2012 a Roma,

Falciano-Rocco-Campagna-Salentina-2011

Fino al prossimo 31 luglio, la Pinacoteca Provinciale di Potenza, in Via Lazio 8, ospita, con il titolo “L’opera d’arte come rappresentazione del Mondo”, una mostra dedicata all’opera di Rocco Falciano, pittore e scultore nato a Potenza nel 1933 e scomparso nel 2012 a Roma, dove si era trasferito nel 1963. Qui parteciperà direttamente ai principali momenti della vita sociale e politica italiana frequentando alcune delle personalità della cultura internazionale come Danilo Dolci, Carlo Levi, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Marino Mazzacurati e dove insegnerà, dal 1975, al Liceo Artistico di Via Ripetta.
La mostra, composta da venti opere, di cui nove inedite, comprendono quelle donate dalla famiglia dell’artista alla Pinacoteca, suddivise per decadi consentono di ripercorrere i principali momenti della ricerca di Rocco Falciano dalla fine degli anni ’50 al 2011 sempre incentrata sulla rappresentazione realistica di luoghi e persone attraverso immagini di grande raffinatezza formale. Le opere donate dalla famiglia Falciano (“Giocatori di carte”, del 1958, tecnica mista su carta colorata cm. 30x32; “Ritratto del poeta Vito Riviello”, del 1965, testa in gesso su plinto in legno altezza cm. 31; “Scena familiare borghese”, 1966, olio su tela cm. 150x200; “Donna incinta con fiore”, 1967, tecnica mista su carta colorata cm. 68x98 e “Macerie”, 1969/1970, tempera su carta cm. 67x92) costituiranno un corpus omogeneo nella Sala che la Pinacoteca dedicherà all’artista.
Il nome di Rocco Falciano è legato soprattutto ai “murales”, opere di grande impegno civile realizzate con lo scopo di sollecitare, attraverso “opere pubbliche su parete progettate insieme ai cittadini, riflessioni sulla disgregazione della società e sulla necessità di un recupero del senso della vita collettiva”. I murales dovevano, cioè, testimoniare un avvenimento che deve essere “tramandato” ai posteri perché ne racconta l’anima. Questo il significato di quelli realizzati con Ettore de Conciliis nella Chiesa di S. Francesco ad Avellino (“Murale della Pace” del 1965), nella Scuola Media di Cadelbosco di Sopra (“Effetti del capitalismo e fronte della pace” del 1968), nel Centro Studi di Danilo Dolci a Trappeto (“Sistema clientelare mafioso e non violenza” del 1969), a Fiano Romano, dove ha fondato, insieme a Ettore de Conciliis, Wendy Feldman e Pio Valeriani, il Centro d’Arte Pubblica e Popolare (“Occupazione delle terre e lotta per lo sviluppo” del 1971 alla cui realizzazione parteciparono anche Carlo Levi e Ernesto Treccani), a Cerignola (“Giuseppe Di Vittorio e la condizione del Mezzogiorno” del 1974).
Negli anni ’80 torna alla pittura da “cavalletto” specializzandosi in acquerelli di grandi dimensioni con i quali interpreta paesaggi, nature morte, interni e alla scultura (nel 2006 ha realizzato il busto in bronzo di Antonio Ruberti per il Palazzo Doria Pamphili di Valmontone, sede distaccata dell’Università “La Sapienza” di Roma).
Con Ettore de Conciliis e Giorgio Stockel nel 1980 progetta e realizza il “Memoriale di Portella della Ginestra” (primo esempio di Land Art in Italia) al quale seguirà nel 2003 il progetto e la realizzazione a Roma del “Parco della Pace” dedicato alle tre Religioni monoteiste.
Nel 2008 ha pubblicato il libro “Il treno d’argento” nel quale analizza, attraverso il proprio vissuto, la situazione culturale e intellettuale della Lucania a partire dall’immediato dopoguerra quando nel Meridione la sua generazione trovò nella lotta politica e nell’Arte l’unica possibilità di emancipazione. Nel catalogo che accompagna la mostra testi di Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza, e dello storico dell’arte Marco Falciano, figlio di Rocco.

Alberto Esposito

 

Pubblicato in Arte

Fotonews

Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI