"Urban Art Fair" il caleidoscopio dell'arte urbana

"Urban Art Fair" il caleidoscopio dell'arte urbana
Per il quarto anno, sotto la verrière del Carreau du Temple di Parigi, si è svolta dall'11 al 14 aprile l’Urban Art Fair. 32 gallerie, francesi e internazionali, hanno presentato i loro artisti a questo appuntamento dedicato al mercato di arte urbana diventato ormai immancabile per molti addetti ai lavori.

Ad accogliere i visitatori, davanti all’entrata, due opere realizzate rispettivamente dagli artisti Laurence Vallières e Dan Rawlings invitati, attraverso il loro lavoro, a evidenziare “l'impatto della strada sulla natura”. Inoltre, Ludo ha creato sulla facciata del Carreau du Temple un affresco monumentale, utilizzando i suoi codici grafici: collage, figura animale, colori nero, bianco e verde.

Dal 2016, le tre edizioni parigine e l'edizione di New York sono state accolte favorevolmente da 20.000 visitatori, riunendo un pubblico di appassionati, professionisti, collezionisti e amatori desiderosi di scoprire il lavoro di centinaia di artisti di fama mondiale.

Delle 32 gallerie selezionate, 11 hanno partecipato per la prima volta, tra le quali la Nelly Duff da Londra, che ha proposto un vero allestimento urbano con dei tubi innocenti, la Wunderkammern Gallery di Roma e Milano e la svizzera Artrust di Melano. La fiera ha esibito nomi noti della scena e altri emergenti, che utilizzano i linguaggi più diversi: dall’aerosol alle sculture, dalle fotografie alle installazioni.

Anche quest’anno l'agenzia-libreria Le Grand Jeu, di Christian Omodeo, ha proposto nel suo stand una serie di interessanti pubblicazioni dedicate ai graffiti, alla street art e all’arte urbana, e molto altro, per appassionati novizi o esperti.

Una vera rarità di questa manifestazione sono state alcune opere di Blu presentate da Artrust, datate 2007. Tra queste un disegno a quattro mani, Blu ed Ericailcane, parte di una serie di quattro disegni su blocco. Nella scuderia anche altri due italiani, Ozmo e Andrea Ravo Mattoni. La direttrice della galleria svizzera, Patricia Cattaneo Moresi, è anche tra i promotori del progetto NETART, prima opera d’arte collettiva, distribuita e autocertificata, basata sulla tecnologia blockchain. Composta da artisti, collezionisti, esperti e altre figure internazionali che gravitano nel mondo artistico, si tratta di un lavoro basato sulla tecnologia virtuale ma molto legato al mondo reale: in sintesi, NETART è una "immensa rete di arte".

Tra gli artisti presenti al vernissage dell’11 aprile, Grégory Watin, proposto dalla galleria parigina Bel Air Fine Art. Il suo lavoro estremamente moderno ha una forte affiliazione con l'Arte Povera e la Pop Art, da cui si emancipa, utilizzando le nuove tecnologie. Grégory Watin si interroga sull’identità, sfrutta i materiali più insoliti, tutti di recupero, a cui sovrappone, senza che sia in contatto, del plexiglass sul quale sono impresse delle stampe digitali. Il plexiglass diventa schermo, che si frappone tra lo spettatore e l’opera (realtà), e allo stesso tempo specchio, incorporando l’immagine dell’osservatore.

Da segnalare, un po’ a margine, anche come dislocazione all’interno della fiera, l’interessantissima sezione Invisible Borders, per promuovere il lavoro di artisti africani sulla scena artistica occidentale. In mostra anche le bellissime opere di Mounou Desire Koffi, della Costa d’Avorio. Nelle sue tele, il riciclaggio di tastiere di cellulari, dà vita a volti e scene urbane dove l’infanzia è protagonista, con un alto aspetto estetico, conferendo della materia e del volume alla tela. Un’arte etico-ecologica, perché oltre a utilizzare materiale di scarto, l’artista sensibilizza i giovani sui danni dell’inquinamento elettronico. Mounou Desire Koffi sarà di ritorno a Parigi, nel mese di giugno, per un solo show alla Galleria Art-Z.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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