Van Gogh /Artaud, il suicidato della società

«Van Gogh non si è suicidato in un impeto di pazzia, nel panico di non farcela, ma invece ce l’aveva appena fatta e aveva scoperto chi era quando la coscienza generale della società, per punirlo di essersi strappato a essa, lo suicidò.» 

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«Van Gogh non si è suicidato in un impeto di pazzia, nel panico di non farcela, ma invece ce l’aveva appena fatta e aveva scoperto chi era quando la coscienza generale della società, per punirlo di essersi strappato a essa, lo suicidò.» L’affermazione è di Antonin Artaud, pubblicata nel suo saggio “Van Gogh /Artaud, il suicidato della società”. A quest’opera si inspira l’esposizione che si tiene al museo d’Orsay di Parigi, dall’11 marzo al 6 luglio, che prende proprio il titolo dal libro dello scrittore, poeta e pittore francese del Novecento.

La mostra presenta una quarantina di tavole, una selezione di disegni e lettere di Van Gogh e di disegni di Artaud e alcune fotografie scattate all’epoca della redazione del saggio.

Qualche giorno prima dell’inaugurazione di una retrospettiva parigina dedicata a van Gogh nel 1947, il gallerista Pierre Loeb suggerì ad Antonin Artaud di scrivere un testo sul pittore. Contraddicendo la tesi dell’alienazione, Artaud s’impegnò a dimostrare come la lucidità suprema di Van Gogh turbasse le coscienze “normali”.

Naque cosí l’opera “Van Gogh /Artaud, il suicidato della società” la cui idea portante è la rivendicazione e rivalutazione della figura del genio olandese: non sarebbe van Gogh il malato, ma la coscienza sociale che si giustificherebbe chiamandosi “normale”, sotto la tutela del sistema psichiatrico. Nell’estremo tentativo di impedirgli di pronunciare delle “insopportabili verità”, coloro che si sentivano minacciati dalla sua pittura, spinsero l’artista al suicidio.

Autore di oltre 850 tele e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi incompiuti e gli appunti, van Gogh influenzò profondamente l’arte del XX secolo. Dopo aver trascorso molti anni soffrendo di frequenti disturbi mentali - subendo 58 sedute di elettroshock tra il 1943 ed il 1945 all’ospedale di Rodez (Aveyron) - l’artista olandese morì all’età di 37 anni a Auvers-sur-Oise, il 29 luglio 1890 per una ferita da arma da fuoco, molto probabilmente auto-inflitta.

« C’è un’analogia tra le due personalità - afferma Isabelle Cahn curatrice dell’esposizione. In Van Gogh lo vediamo nei suoi autoritratti, con una barba ispida, uno sguardo scrutatore. La leggenda che si è creata attorno a quest’artista ha favorito questa lettura che ha coinvolto sia il modo di vedere la sua personalità e sia la sua opera. Grazie al testo di Artaud, si porta uno sguardo diverso sulle opere del genio olandese che, libero da tutti questi aneddoti, ritrova gli elementi essenziali della sua pittura.»

Cristina Biordi


Pubblicato in Arte

Fotonews

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