Vero su Falso: Marcello Gentili

Per la prima volta in mostra a Firenze Marcello Gentili con Vero su Falso, Disegni su pagine di Quotidiano. 

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Per la prima volta in mostra a Firenze Marcello Gentili con Vero su Falso, Disegni su pagine di Quotidiano. La mostra che prosegue l'attività espositiva dello Studio Rosai, presenta immagini, dettate da un'urgenza di verità che si sovrappone alla marea di parole della carta stampata, con il silenzio della riflessione e la poesia del colore. L'autore elegge le pagine dei quotidiani quale pre-testo-supporto del proprio suggestivo operare figurativo, analogo a quello che, in qualità di avvocato, lo hanno sempre portato a sostenere, da Pinelli a Barbone, dalla Comunità dell'Isolotto a Sofri, i meno vicini al potere. 

Cosa c’è di più caduco e temporaneo di una pagina di giornale, destinata al cassonetto solo il giorno successivo o, nella migliore delle ipotesi, al riciclo quale incarto? Farne il “supporto” della propria espressione artistica non è certo una novità, dai collage cubisti alla transavanguardia, ma l’uso che ne fa Marcello Gentili è inedito e originale in quanto istituisce un dialogo, a volte un alterco, tra la sua raffigurazione e la “sporca superficie” sulla quale la distende, perlopiù un\'altra superficie che affascina e incanta Gentili: quella del volto umano.

La sua è una specie di fotografia dell’impalpabile, di un’umanità avvilita e rimossa. Che lui riporta proprio sulle pagine dove essa non apparirà mai, con un risalto proibito. I suoi “quadri” attuano insomma un menabò utopico, impaginando al posto del clamore della notizia il silenzio della meditazione quarto d’ora di celebrità antepongono l’eternità dell’anonimato, invece dell’apparire ad ogni costo privilegiano il negletto esserci, insomma rendono reaparecido lo scomparso. Non a caso usiamo questo termine, perché Gentili è anche un celebre penalista, che da Pinelli a Sofri, dai familiari dei desaparecidos a quelli delle vittime di stragi, è sempre stato dalla parte dei più deboli, degli inermi al cospetto del potere. Non sorprende dunque che donne e bambine africane o indiane, gli ebrei del ghetto di Varsavia, i “ridotti al silenzio” di ogni tempo e ogni dove, assieme ai mistici di non importa quale religione.

Tornando ai valori prettamente artistici, colpisce la freschezza grafica delle soluzioni del nostro; il quale si appropria di una raffinata sintassi che attinge ad una sconfinata cultura visiva con classica misura classica che rifugge ogni retorica, cui i temi trattati potrebbero irretirlo: un vero sul falso, sovrapposizione del colore dell’immaginazione sulla plumbea marea di parole.

La mostra sarà inaugurata giovedì 7 novembre. 

 

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