Villa Majorelle, gioiello in stile Liberty, riapre le sue porte

Villa Majorelle, gioiello in stile Liberty, riapre le sue porte
Dopo diversi mesi di lavoro, a Nancy, la villa Majorelle ha riaperto al pubblico il 15 febbraio scorso. Sono stati necessari meticolosi interventi di restauro per ripristinare l'arredamento originale e soprattutto per restituire l'anima di questo bijoux dell’Art Nouveau.

La visita è un viaggio indietro nel tempo. Villa Majorelle era una casa di famiglia costruita per l’ebanista e designer Louis Majorelle nel 1900 dall'architetto Henri Sauvage. A volte soprannominata Villa Jika, in riferimento alle iniziali della moglie Jeanne Kretz, questa dimora d’artista mostra il talento del suo proprietario, di altri artisti che vi lavorarono rappresentando così una pagina di storia dell’arte.

Louis Majorelle era destinato a una carriera di pittore ma, alla morte di suo padre, dovette subentrare nell'azienda familiare. La fabbrica venne avviata, sotto il suo impulso, nella produzione di mobili moderni che ebbero un clamoroso successo in Francia e all'estero. Le officine Majorelle si distinsero notevolmente durante la mostra universale del 1900 a Parigi.

Dal 1904, aprí un negozio a Parigi e stabilì alcune filiali anche a Londra, Berlino, Lione, Lille e persino a Oran (Algeria). I cataloghi presentavano una produzione varia che garantì la durabilità di alcuni modelli per decenni. Ricevette ordini da case d’alta moda, caffè parigini, ricchi industriali, grandi magazzini o ambasciate, che assicurarono il successo dell'azienda e un riconoscimento duraturo.

Una casa d’artista su misura

Quando nel 1898 Louis Majorelle domandó all'architetto Henri Sauvage di costruire la sua villa, le volle dare un po’ dello spirito che regnava nelle sue officine: moderno, dinamico e soprattutto semplice. La desiderava con dimensioni ragionevoli e progettata per il comfort quotidiano dei suoi abitanti.

Prima casa interamente in stile Art Nouveau di Nancy, è stata progettata come un insieme di cui ogni elemento che compone la sua struttura e la sua decorazione è immaginato in stretta interdipendenza con il resto dell'edificio. La fluidità delle forme e dei motivi decorativi, tutto gioca per creare un continum tra esterno e interno.

La casa fu una sorta di laboratorio in cui Majorelle sperimentò alcune tecniche e forme. La sua idea era un’arte per tutti, semplice da realizzare, poco costosa ma in cui l’artista non si risparmiasse in creatività.

L’unione di molteplici talenti

Ogni stanza ha una sua anima, racconta qualcosa attraverso il mobilio e gli affreschi presenti, impreziositi dalle vetrate policrome di Jacques Gruber. L'architetto Henri Sauvage fece partecipare alla creazione di questo gioiello alcuni amici parigini tra cui il ceramista Alexandre Bigot, e il pittore Francis Jourdain, che realizzò i dipinti decorativi nella sala da pranzo.

Questa villa incarna lo spirito della Scuola di Nancy, in cui la collaborazione tra gli artisti era un’evidenza per creare insieme lo spazio da vivere. Testimonia il concetto di unità d'arte sostenuto dagli artisti membri della Scuola di Nancy, punta di diamante dell'Art Nouveau in Francia, la cui ispirazione principale si trovava nelle forme vegetali. In seguito, lo stile andò evolvendo lentamente costituendo uno dei principali impulsi verso l'emergere l'Art Déco francese, di cui Majorelle fu uno degli esponenti.

Louis Majorelle restò dentro di sé un pittore, si riservò, al secondo piano, un atelier ben illuminato grazie a una grande vetrata. A decorare oggi la villa una sua tela e alcuni quadri giovanili del figlio, Jacques Majorelle, celebre pittore e noto essersi trasferito in Marocco dove fece costruire a Marrakech il famoso Giardino Majorelle, acquistato da Yves Saint Laurent nel 1980.

Fu proprio Jacques, dopo la morte del padre, nel 1926, che decise di separarsi della casa vendendola allo Stato. La villa in seguito ha ospitato vari servizi amministrativi fino al 2017. Una trasformazione che ha notevolmente rovinato le pitture murali e gli interni dell’edificio, a causa soprattutto dell’eccessivo riscaldamento.

Un museo non museo

Il restauro ha voluto preservare l’autenticità, l’integralità di una casa vissuta, in cui i pannelli con le informazioni sulle camere si fanno discrete e non esistono rifermenti per gli oggetti esposti, un centinaio tra mobili, dipinti e opere d'arte provenienti dalle collezioni dal museo della Scuola di Nancy. La cui unicità riesce a far dimenticare la mancanza del giardino, purtroppo sacrificato da alcune politiche urbanistiche successive alla sua costruzione.

Il restauro “discreto” ha ridato Villa Majorelle nuovamente al pubblico. Un viaggio all’interno dell’intimità familiare, tra le mura domestiche di un artista, artigiano e industriale d’inizio XX° secolo, in cui ogni dettaglio della decorazione è estremamente curato. Una visita da mettere sicuramente in programma.

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 


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