22 maggio 1978, entrava in vigore la legge 194

Manifestazione dei Radicali a Piazza San Pietro a favore dell'introduzione dell'aborto volontario Manifestazione dei Radicali a Piazza San Pietro a favore dell'introduzione dell'aborto volontario Foto Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
Entrò in vigore il 22 maggio del 1978 e da allora in Italia l'interruzione volontaria di gravidanza non fu più considerata un reato perseguibile.

Il 22 maggio 1978 il Parlamento italiano sancisce con la Legge n° 194 la legalità dell’aborto, o meglio, dell’interruzione volontaria di gravidanza. Oltre a stabilire il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, all’assistenza ospedaliera pubblica in caso di interruzione, il testo della nuova norma nel primo articolo dichiara che l’intervento «non deve essere un mezzo per il controllo delle nascite» e, a tal fine, destina 50miliardi di lire l’anno per finanziare i consultori territoriali nati ben tre anni prima (Legge 405/1975) e all’epoca non ancora del tutto andati a regime.

Da oltre quarant'anni quindi in Italia qualsiasi donna, entro i primi 90 giorni di gestazione, può richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) per motivi di salute, economici, sociali o familiari. 
Fu una rivoluzione, messa nero su bianco, che ha resistito e continua a farlo ancora oggi, nonostante dall’entrata in vigore della legge, oltre al referendum del 1981, siano stati 35 i ricorsi per incostituzionalità. Un dato che ne fa tuttoggi una delle norme più contestate del Paese.

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