25 Aprile: Ragazzi, leggiamo la nostra Storia!

 un brano di "Il Sentiero dei nidi di Ragno" di Italo Calvino un brano di "Il Sentiero dei nidi di Ragno" di Italo Calvino
«Dobbiamo non perdere la memoria di quello che è avvenuto, di quello che abbiamo pagato perché la storia si ripete, non c’è niente e nessuno che ci possa salvare il giorno in cui noi questa storia la tradissimo proprio nella memoria» (Tina Anselmi)

 75 anni fa l’Italia veniva “liberata” da un regime di violenza e di sopraffazione dell’uomo sull’uomo e la storia del popolo italiano cambiava per sempre. Il 25 aprile è il simbolo della coraggiosa e vittoriosa lotta di resistenza delle forze partigiane contro la dittatura fascista che privò i cittadini dei diritti e delle libertà fondamentali, facendoli sprofondare nella miseria e nella fame, fomentando odio e discriminazioni inaccettabili e provocando la tragedia immane della guerra mondiale.

I nostri ragazzi conoscono la storia della Resistenza e della lotta partigiana? Chi erano i partigiani?

I Partigiani erano una piccola parte della popolazione italiana che si organizzò tenacemente per combattere il regime fascista e la dittatura nazista, dando vita al movimento della Resistenza contro i tiranni che occupavano l’Italia. I Partigiani non erano un esercito vero e proprio, ma gente comune, uomini e donne che, con poche armi e nonostante le privazioni della guerra, riuscirono a "resistere", pagando con la loro vita la lotta agli invasori.

 

Perché si festeggia il 25 aprile? Perché si chiama Festa della Liberazione?

Perché il 25 aprile del 1945 fu liberata Milano, città dove risiedeva il comando del Comitato di Liberazione che proclamò ufficialmente l’insurrezione di tutti i gruppi di partigiani nella città rimaste ancora nelle mani dei nazifascisti. E fu quello il giorno in cui le truppe di Hitler e Mussolini iniziarono a ritirarsi da Milano, Torino e dalle altre città occupate. A tanti anni di distanza, dunque, ancora oggi festeggiamo simbolicamente questo evento come momento clou della liberazione d’Italia, e tale celebrazione venne sancita già l’anno seguente: il 22 aprile del 1946 il nuovo Governo Italiano, guidato da Alcide De Gasperi, stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere “festa nazionale”.

 

Come possono i ragazzi avvicinarsi alla storia della Resistenza e della Liberazione?

Se si ha la fortuna di avere ancora i nonni, testimoni viventi di quel drammatico periodo storico, attraverso i loro racconti e facendone tesoro. Oppure attraverso le parole di chi tutto questo lo ha saputo raccontare. I libri rappresentano da sempre uno strumento fondamentale per lo sviluppo della coscienza civica, perché stimolano ad approfondire capitoli fondamentali della storia italiana che è la storia di tutti.

 

Perché sono stati scelti proprio questi libri?

Perché sono storie vere che arrivano dritto al cuore, aiutando a comprendere l'importanza della parola libertà.

Il Sentiero dei nidi di Ragno di Italo Calvino racconta gli anni della Resistenza e la Guerra Partigiana attraverso gli occhi di Pin, un bambino di dieci anni orfano di entrambi i genitori. Dove fanno il nido i ragni? L'unico a saperlo è proprio lui, che conosce molto bene la radura nei boschi in cui si rifugiano i piccoli insetti. È lo stesso posto in cui si rifugia lui, per stare lontano dalla guerra e dallo sbando in cui si ritrova il suo piccolo paese tra le colline della Liguria.

 «Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano», le sue parole.

 

La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi di Tina Anselmi parla di una ragazza, Tina Anselmi appunto, che il 26 settembre 1944 ha appena 17 anni e vive nel pieno dell’occupazione nazista. Quel giorno a Bassano del Grappa, dove Tina va a scuola, i tedeschi impiccano 43 giovani partigiani nella piazza del paese, e tra questi c’è il fratello di una sua compagna di classe. Tina ne è scioccata e decide di unirsi alla lotta partigiana. «C’era un pizzico di incoscienza, ma c’era soprattutto la convinta fiducia in quello che facevamo», scrive. Con il nome di battaglia di Gabriella, per molti mesi percorre un centinaio di km al giorno mantenendo i collegamenti tra le formazioni partigiane, trasportando stampa clandestina, armi, messaggi. Tina racconta delle imprese che erano la normalità, i rischi che correva, l'aiuto che riceveva; e racconta cos’è accaduto in Italia in quegli anni, quali fossero le speranze, le idee, le vicende personali e collettive della Resistenza, con semplicità, immediatezza e profondità che riescono a rendere la complessità della Storia.

 

La bicicletta di mio padre di Fabrizio Roccheggiani parla di un bambino di nome Fabrizio che nasce il 10 agosto 1942. I suoi primi tre anni di vita coincidono con gli anni della Seconda guerra mondiale e dalla sua carrozzina vede tutto ciò che la guerra mette in moto a Roma, la sua città. Vede la fatica quotidiana di trovare del cibo, i suoi nonni che vivono nascosti, le famiglie degli ebrei costretti a fuggire, le riunioni di chi decide di entrare a far parte di gruppi resistenti. Il suo passeggino servirà addirittura a trasportare armi e volantini, che passeranno inosservati sotto gli occhi dei tedeschi, grazie al coraggio della sua mamma e all’innocenza di quel bambino. Sono gli anni dei bombardamenti, dei rastrellamenti, delle prime deportazioni, dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. E poi la Liberazione e la lenta ripresa del dopoguerra. In sella alla sua bicicletta, il papà di Fabrizio ha condotto la sua battaglia. In sella a quella bici Fabrizio respirerà per la prima volta il profumo della libertà.

 

Fulmine, un cane coraggioso. La Resistenza raccontata ai bambini  di Anna e Michele Sarfatti ha come protagonista Fulmine, un cane che, per l’affetto che lo lega a un ragazzo, suo grande amico, si trova a partecipare alla lotta partigiana e alla Liberazione d’Italia. Le avventurose vicende di Fulmine, fantastiche ma storicamente realistiche, si concludono proprio con la festa del 25 aprile 1945.

 

Anche il mondo del fumetto italiano, infine, ha toccato un tema così importante. Uno degli esempi migliori è PAM  il  partigiano, il cui autore, Nino Camus [Giovanni Camusso], fa vivere al protagonista in prima persona eventi realmente accaduti nella lotta contro i nazifascisti, con resoconto dettagliato degli scontri e con riferimenti a date e luoghi. Attento alla realtà storica, ambientale e civile di quel difficile periodo, Camusso produsse autonomamente questo fumetto nel 1946, mostrando una grandissima capacità di cogliere l’atmosfera di attesa, gli umori, la personalità dei personaggi, con un senso del movimento e del taglio delle vignette che fanno di PAM una serie cult ed un vero capolavoro nel settore dei fumetti resistenziali.

Altro importante esempio di fumetto neorealista è senza dubbio Sciuscià, scritto dall'editore e sceneggiatore Tristano Torelli e da Renzo  Barbieri. Ambientata in Italia subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la serie racconta le avventure del giovane lustrascarpe napoletano Nico e dei suoi amici. Ispirato all’omonimo film di De Sica, che innalza i poveri orfani di guerra, costretti ad arrabattarsi per sopravvivere, ad artefici del proprio destino, eroi intrepidi che attraversano un’Italia ancora dilaniata per liberarla dal morso del male. È proprio Sciuscià che cita una delle pagine più tremende della storia dell’occupazione nazista, la strage di Marzabotto, dimostrando come, a pochi anni dalla fine del conflitto, certe ferite siano ancora aperte.

Pagine di memoria, tutte, da custodire e tramandare.

 

 

Pubblicato in Editoria

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