25 Novembre: Diamo un taglio al silenzio

25 Novembre: Diamo un taglio al silenzio M. Riccardi © Agr
“Diamo un taglio al silenzio” è il titolo che la Cisl Lazio ha voluto dare all'incontro organizzato presso l'Aula A della Clinica di Oculistica dell'Università di Roma La Sapienza. 
Un evento con il quale, alla vigilia della Giornata internazionale per la violenza sulle donne, i vertici del sindacato hanno scelto di incontrare oltre 150 studenti per dire no alla violenza in famiglia, sul lavoro e sulle vittime della tratta. 

Il dibattito è stato introdotto da Ewa Blasic, Coordinatrice Donne Cisl Lazio, che ha chiesto ai giovani presente in aula di schierarsi, di “sentirsi portatori della causa, di firmare e far girare la petizione ‘Questo è il mio corpo’ (www.questoeilmiocorpo.org)”. La Blasic ha spiegato che in Italia sono centomila le donne vittime di tratta e costrette a vendere il proprio corpo nelle nostre città. Il 65 per cento di loro è in strada, il 37 per cento è minorenne, tra i 13 e i 17 anni. Solo in Italia, i clienti sono circa 9 milioni per un giro di affari di circa 90 milioni di euro al mese. 

All'incontro,  moderato da Salvatore Izzo, giornalista-vaticanista, hanno partecipato don Aldo Buonaiuto, membro della Comunità Papà Giovanni XXIII e direttore di In TerrisBarbara Calabrese, sociologa e criminologa della facoltà di Medicina, Liliana Ocmin, coordinatrice nazionale Donne Cisl. 

“Stefania, il suo nome è di fantasia. Lei è riuscita a sfuggire dalla schiavitu della prostituzione - ha spiegato don Aldo Buonaiuto dopo la testimonianza di una ragazza accolta in una casa dell'Apg23 -. Sono contento che la Cisl in questa occasione abbia scelto di parlare di queste donne che altrimenti sarebbero invisibili”.

Pubblicato in Attualità
Maurizio Riccardi

Sito web: www.maurizioriccardi.it

Fotografo, giornalista, direttore del Gruppo AGR, di cui fanno parte: l'agenzia fotografica AGR, il magazine online Agrpress.it, l'Archivio Riccardi, la sezione Audiovsivi / web e la sezione Comunicazione.
Nasce a Roma nel 1960, si può dire nella camera oscura del padre, anche lui noto fotografo della "Dolce Vita". 

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