Afghanistan: l'Italia prosegue fino al 2017. Per ora

Militari italian in Afghanistan Militari italian in Afghanistan G. Currado © Agr
Si è recentemente svolto a Roma l'incontro tra il Premier Letta e i ministri Bonino e Mauro i quali hanno rassicurato il segretario generale della Nato Rasmussen sulla prosecuzione dell’impegno militare italiano in Afghanistan.

 

Il contingente italiano a Herat – dove Letta sarà in visita il 12 agosto – sarebbe in teoria sulla via del ritorno, in quanto da gennaio 2015, sarebbe conclusa la missione Isaf.

Ma a quanto emerge dagli accordi presi dal governo, nell’ambito della nuova missione Nato "Resolute Support" rimarranno in Afghanistan 1.800 militari italiani, destinati a ridursi progressivamente a meno della metà, circa 800, e ci rimarranno almeno fino al 2017, anche se all’estero già si parla apertamente di un probabile prolungamento della missione fino al 2020.
Ufficialmente, come hanno ribadito Letta e Rasmussen durante la conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi, la futura missione non sarà più “combat”, ma solo di addestramento e supporto alle forze armate afgane. In realtà, negli ambienti militari si dà per scontato che con il deteriorarsi della situazione conseguente alla riduzione delle truppe Nato e vista la pessima condizione reale dell’esercito locale, “gli afgani avranno bisogno di molto più del semplice addestramento”.

Rasmussen ha quindi elogiato la "fedeltà" italiana rassicurando, a sua volta, il governo sul "ruolo importante che avrà l'Italia, anche in questa missione".

La Francia, al contrario, ha già ritirato tutte le sue forze di combattimento, chiamandosi fuori dalla futura missione Resolute Support, e per ora non sembra nemmeno intenzionata a partecipare alla colletta di guerra a sostegno dell’esercito afgano che Washington e Nato le hanno chiesto a compensazione del ritiro anticipato.

 

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