Boom di nuove aziende più sostenibili e giovani

Boom di nuove aziende più sostenibili e giovani Zoe Schaeffer
Dopo il successo registrato nei mesi di lockdown, il settore agroalimentare continua il suo processo innovativo con un vero e proprio boom di nuove imprese che propongono soluzioni di economia circolare e perseguono uno o più degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, stabiliti dall’Agenda 2030 dell’Onu (SDG).

Nello specifico, gli SDG prioritari per le startup sono la transizione a sistemi di produzione e consumo più responsabili (SDG 12), dove si concentra il 35% delle soluzioni proposte dalle nuove imprese; la lotta alla fame (SDG 2) con il 21% e la crescita economica sostenibile e inclusiva (SDG 8) con il 17%.

“L’emergenza non ha arrestato il fermento innovativo del settore – afferma Paola Garrone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability – che, nel quinquennio dal 2016 al 2020, ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare a porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e promuovere un’agricoltura sostenibile, garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo e incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile e un lavoro dignitoso per tutti”.

Secondo i dati riportati dalla ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Managemente del Politecnico di Milano, sono 1.808 le startup agrifood sostenibili nate a livello internazionale tra il 2016 e il 2020, il 56% in più delle 1.158 censite lo scorso anno e il 25% del totale delle startup dell’agroalimentare (7.120). Il 40% ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliari di dollari raccolti, pari a una media di circa 7,7 milioni di dollari (2,5 milioni in più rispetto al 2019).

Norvegia, Israele e Uganda sono i paesi con la più alta percentuale di nuove imprese agrifood che perseguono obiettivi di sostenibilità. In questa classifica, l’Italia si colloca solo in 12ma posizione con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agricole censite (29%), ma presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno: 15 startup sostenibili in più (erano in 7 nel 2019, il 13% totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti contro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani – afferma Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability –, mettendo in crisi l’accesso al cibo per le fasce di popolazione più vulnerabili, accentuando paradosso dell’insicurezza alimentare a fronte dello spreco di cibo e stressando le filiere agroalimentari globali. E’ emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni e il ruolo centrale del packaging, che attraverso tecnologie e materiali innovativi si è adattato al boom dell’e-commerce”.

Fra le imprese del comparto della trasformazione si diffondono pratiche di economia circolare per prevenire gli sprechi alimentari e migliorare la gestione delle eccedenze generate, fra cui la programmazione flessibile della produzione, la migliore previsione della domanda e la ridistribuzione per il consumo umano.

Crescono, inoltre, l’interesse e gli investimenti nel packaging sostenibile, in grado di promuovere comportamenti virtuosi, di condividere informazioni lungo i diversi stadi della filiera e di facilitare alcune attività logistiche.

E chi porterà avanti questo processo sarà la generazione under 25, che si doteranno degli strumenti per agire in modo concreto contro il cambiamento climatico ed i suoi impatti. Saranno ispiratori e leader della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile.

In Italia, i giovani prima e meglio di altri, hanno capito che il Paese per crescere deve puntare su quegli asset di distintività nazionale che garantiscono un valore aggiunto nella competizione globale come il territorio, il turismo, la cultura, l’arte, il cibo e la cucina. L’Italia è leader in Europa nel numero di giovani in agricoltura hanno di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70% delle imprese under 35 che opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

Pubblicato in Attualità

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