Caro-benzina, si fermano settantamila tir per protesta

Il prezzo della benzina è ormai da giorni alle stelle. I primi a percepire gli aumenti costanti nelle ultime settimane, oltre ai consumatori finali, sono gli autotrasportatori, che avevano previsto uno sciopero nazionale per protestare contro questa situazione per lunedì 14 marzo ma la Commissione di garanzia lo ha bocciato nella giornata di sabato per via del mancato preavviso di venticinque giorni.

Nonostante il divieto, nella giornata di ieri ci sono state delle isolate proteste che hanno visto settantamila mezzi fra bilici e autotreni fermi. Non uno sciopero, ma semplicemente una forma di autotutela per l’impossibilità di far fronte da soli agli aumenti record del costo del carburante.

Un anticipo in vista dello sciopero di sabato 19 marzo proclamato da tutte le sigle dell’autotrasporto. Anche se il 15 marzo ci sarà un tavolo di confronto al ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

«La situazione», spiega l'Unatras, l’Unione delle associazioni dell’autotrasporto, « è diventata drammatica. Continuando a tergiversare, il Governo si assume il rischio che nascano nuovamente iniziative spontanee di protesta, nonché la responsabilità di lasciare committenze senza rifornimenti».

Per questo quella che inizia rischia di essere una settimana problematica per i rifornimenti alle città, soprattutto per quanto riguarda i generi alimentari ed i beni deperibili.

Il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, a Radio24 ha voluto rassicurare sul fatto che «abbiamo una forza produttiva che ci fa dire che problemi ai supermercati non ci saranno, dobbiamo dare un messaggio di speranza e tranquillità ai cittadini perché in questo momento non ci sono motivi per fare l’assalto agli scaffali dei supermercati».

Anche perché «la corsa all’accaparramento dei prodotti a scaffale a cui si assiste negli ultimi giorni», spiega Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italiana, associazione che rappresenta unitariamente agricoltura ed industria, « non ha una reale motivazione», in quanto la sporadica mancanza di alcuni specifici prodotti può essere legata a problemi nella distribuzione a causa dell’incremento ingiustificato dei costi di carburante, piuttosto che all’assenza di materia prima agricola.

Stando a Trasporto Unito il numero dei camionisti che avrebbe potuto partecipare all’iniziativa di oggi sarebbe potuto essere quattro volte superiore se non fosse che «in extremis di molte società della committenza abbiano riconosciuto all’autotrasporto una parte degli extra costi in tariffa”. Ed in una nota “per evitare ulteriori contenziosi con la Commissione scioperi», Trasportounito ha ribadito che «non è mai stato proclamato un “fermo nazionale”» e che ciascuna impresa è «libera di decidere se continuare o meno a sottostare ad obblighi contrattuali gravosi ovvero a subire ricatti operativi e finanziari».

Non solo Trasportounito, ma anche tante altre sigle sindacali considerano del tutto insufficiente ed inadeguate rispetto alla gravità della crisi che sta vivendo il loro settore le risposte date fin qui dal Governo. Proprio per questo oggi è previsto un nuovo incontro con la viceministra alle Infrastrutture Teresa Bellanova.

Sul tavolo ci sono per ora ottanta milioni di euro di aiuti, che però, vista l’evoluzione della situazione, certamente non bastano: «servono soluzioni strutturali», chiedono tutti a gran voce, «a partire dall’abbattimento delle accise».

Unatras e Conftrasporto hanno detto chiaramente, se malauguratamente l’incontro restasse senza risposte, si potrebbe sfociare in ulteriori e più incisive iniziative.

 

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