Coldiretti, il vivaismo italiano post Covid più sostenibile e competitivo

Ettore Prandini Ettore Prandini Foto G. Currado © AGR
Nella giornata di ieri, mercoledì 23 giugno, si è tenuta una tavola rotonda in digitale dal titolo “Il vivaismo italiano post Covid-19. Esigenze, opportunità, sinergie”. E’ stato il primo incontro nazionale, promosso dalla Consulta nazionale florovivaismo Coldiretti, tra alcuni dei più importanti vivaisti italiani.

Al centro del dibattito sono state affrontate sia le problematiche emergenti per il vivaismo italiano nel contesto del post-emergenza sia le opportunità per la ripartenza del settore legate al ruolo della mitigazione dei mutamenti climatici, al contributo della crescita economica sostenibile, alla salute e alla qualità della vita.
 
Un settore, quello florovivaistico, che, oltre ad occupare il 30% della superficie utilizzabile, rappresenta uno dei migliori biglietti da visita per l’Italia nel mondo, capace di dare lavoro ad oltre 100mila addetti e che oggi sta vivendo una delle sue fasi più splendide e ricche di potenzialità.
 
“Ma ci sono state anche alcune difficoltà – interviene Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, durante l’incontro online – che ci hanno portato a confrontarci con le istituzioni per evitare difformità da una regione all’altra. Passata la criticità sarà doveroso pensare al futuro con un percorso di medio lungo periodo. Questo – prosegue – è un mercato che avevamo perso e che ora segna un trend positivo, il quale deve diventare strutturale e non solo di rimbalzo economico”.
 
Un obiettivo quest’ultimo da raggiungere attraverso l'internazionalizzazione e l'aumento della domanda interna, ancora troppo debole nel nostro Paese. La creazione di un sistema Italia con una progettualità a medio lungo periodo è, dunque, imprescindibile, insieme ad una riforma delle infrastrutture, della portualità e specialmente della formazione e della ricerca.
 
“Non abbiamo inoltre mai fatto crescere punti vendita importanti nel nostro paese sul florovivaismo. Adesso – afferma Prandini – dobbiamo creare un connubio tra garden e florovivaismo per cogliere le sfide che porteranno all’internazionalizzazione e alla crescita del mercato interno, sul quale siamo ancora troppo deboli. Creare, poi, condizioni per aumentare l’export ripensando il sistema portuale in efficienza e competitività. Stiamo anche qui lavorando col sistema portuale e col ministro Giovannini. Infine – conclude – il tema formazione che è fondamentale, serve formazione specializzata e recuperare il rapporto con gli istituti tecnici. Abbiamo creato le condizioni perché l’agricoltura 4.0 sia presente nei prossimi anni ma occorre formare addetti al lavoro che sappiano come utilizzare questi strumenti”.
 
Tutti obiettivi su cui Coldiretti è impegnata per riportare il florovivaismo a quell'importanza strategica a cui ambisce.
 
Soprattutto il tema della ricerca è fondamentale, specialmente per ciò che riguarda i patogeni e la risposta ai cambiamenti climatici. “La ricerca può aiutarci a investire e capire dove andare”, afferma Prandini.
 
Il florovivaismo può fornire soluzioni e strumenti importanti. Avere barriere di verde permette di diminuire le temperature.
 
Secondo l’indagine Coldiretti-Ixe, oltre ad essere una barriera anti afa, le piante combattono anche l’inquinamento dell’aria che è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale. Bisogna intervenire in modo strutturale ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato con le essenze più adatte alle condizioni climatiche e ambientali dei singoli territori.
 
L’obiettivo è quello di creare vere e proprie oasi mangia smog nelle città dove respirare area pulita grazie alla scelta degli alberi più efficaci nel catturare i gas ad effetto serra e bloccare le pericolose polveri sottili abbassando al tempo stesso la temperatura dell’ambiente circostante durante i periodi più caldi e afosi percepiti e avere una qualità dell’aria migliore.
 
“C’è ancora molto lavoro da fare – evidenza il Presidente di Coldiretti – e dobbiamo comunicare sempre di più l’importanza del comparto florovivaistico, affinché i cittadini percepiscano questo come un settore straordinario per bellezza, sostenibilità e come risposta alle future generazioni”.

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