Da domani l’Italia a rischio paralisi

Da domani l’Italia a rischio paralisi
Non solo i porti ma è l'intera filiera della logistica che rischia la paralisi.
Di conseguenza, non solo le importazioni verranno dimezzate, dato che il 50% delle importazioni italiane viaggia sui camion, ma subentreranno anche difficoltà nella distribuzione dei generi alimentari, e, quindi, nel giro di pochi giorni gli scaffali dei supermercati potrebbero restare vuoti. E ulteriori problemi ci saranno anche per le forniture di carburanti alle stazioni di servizio, per le consegne di pacchi, per i pacchetti ed altri mille prodotti e per le forniture di materie prime, per i prodotti chimici e semilavorati destinati alle nostre industrie.
 
Ieri tutte le associazioni dell'autotrasporto, a due giorni dall'entrata in vigore dell'obbligo del Green Pass, hanno rilanciato l'allarme: il 30% degli addetti non è munito del certificato verde e ben 1,80% degli autisti stranieri che portano le materie prime in Italia non è vaccinato.
 
“Sono tantissimi i lavoratori del comparto senza certificato verde – spiega il Presidente di Assologistica, Umberto Ruggerone – o che non possono esibirlo: si passa da una percentuale del 15 % nelle imprese italiane che si occupano di magazzini fino al 40% tra chi lavora nei porti. E poi ci sono i lavoratori stranieri, come quelli dell'Est Europa vaccinati con Sputnik che non è riconosciuto da Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) e anche i lavoratori turchi che provengono da un paese dove non è previsto il Green Pass”.
 
Questo inevitabilmente rischia di far bloccare tutti i rifornimenti a famiglie e imprese. “Il rischio che si blocchi tutto è reale — rilancia il direttore generale di Confetra, Ivano Russo—. In Italia abbiamo circa 900 mila addetti tra autotrasportatori, corrieri e operatori di magazzino, ed in media il 25-30% non ha il Green Pass. E’ chiaro che se sottrai un terzo di forza lavoro a un settore già in affanno, da un lato perché è in crescita, dall'altro perché mancano 5-10 mila autisti, vai verso una decapitazione delle consegne”.
 
Sulla stessa posizione c’è anche il presidente nazionale di Conftrasporto-Confcommercio, Paolo Uggè: “il rischio paralisi esiste, e per questo stiamo fornendo al governo suggerimenti utili per evitare che si determini una situazione in cui alcuni facinorosi si inseriscano”.
 
Uggè, infatti, martedì scorso ha scritto a Draghi ed al ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, chiarendo che “siamo per i vaccini, convinti che siano una misura di sicurezza indispensabile. La gran parte dei nostri aderenti non si riconosce nelle iniziative violente di protesta, che Conftrasporto condanna fermamente. Tuttavia, il rischio che si determinino iniziative spontanee autogestite esiste”.
 
Secondo il presidente di Conftrasporto la strada da seguire è quella di “continuare con il protocollo sulla sicurezza” utilizzato nella prima fase della pandemia, fissando l'obbligo di vaccinazione per tutti e indicando, però, come termine il 31 dicembre.
 
“La situazione è preoccupante. Non si è intervenuti per tempo, non ci si è confrontati, non sono arrivate le risposte chiare e precise che servivano” - dichiara Ruggerone, che a sua volta chiede di attivare “subito un tavolo col governo, le imprese della logistica e la committenza. Servono soluzioni condivise — aggiunge — e anche la committenza deve essere coinvolta perché non accetteremo più che vengano addebitati a noi ritardi nelle consegne che non dipendono dalla nostra volontà”.
 
Secondo il Viceministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Alessandro Morelli, “l'allarme lanciato dalle associazioni di categoria non può rimanere inascoltato. Se si blocca il trasporto terrestre e marittimo si blocca il Paese e in questa fase storica ogni rallentamento potrebbe avere esiti catastrofici”.
 
E, proprio per questo motivo, ieri ha rilanciato le proposte contenute in un emendamento presentato dalla Lega al Decreto infrastrutture per prolungare a 72 ore la validità minima dei tamponi, di riconoscere in via provvisoria vaccini non ancora riconosciuti dall'Ema (come hanno chiesto anche i sindacati confederali ieri ai ministeri del Lavoro e della Salute) e di prevedere screening in sede aziendale attraverso tamponi salivari.
 
Ma queste sono proposte della Lega, mentre Uggè si aspetta un chiarimento ufficiale dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS): “se questo non uscirà, può succedere di tutto”, avverte tanto più “se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza Green Pass e questo verrà invece imposto alle imprese italiane. Stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i camion — conclude —. Il nostro però non sarà un blocco, ma sospenderemo i servizi come forma di tutela”.
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