Europeo 2012: gli azzurri e il sogno mancato

Il 4-0 di Spagna-Italia inchioda la nazionale azzurra all'impotenza, priva di qualsiasi controffensiva e, mentre sfuma l'Europeo, Prandelli difende i suoi ragazzi confermando quanto visto in partita: la squadra non era al massimo della forma, ma ha cercato di dare il massimo.

balotelli-italia-spagna

Il 4-0 di Spagna-Italia inchioda la nazionale azzurra all'impotenza, priva di qualsiasi controffensiva e, mentre sfuma l'Europeo, Prandelli difende i suoi ragazzi confermando quanto visto in partita: la squadra non era al massimo della forma, ma ha cercato di dare il massimo.

Silenzio per le strade, nessuna macchina, nessun passante, imposte spalancate per il caldo di Caronte e l'Italia si prepara ad incitare i propri beniamini della nazionale. Questa la fotografia di un Paese al quale il calcio da sempre ha regalato fortissime emozioni: gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni. Dalle finestre delle case si può immediatamente capire che tutti i televisori sono sintonizzati sullo stesso canale, che di lì a poco trasmetterà la finale dell'Europeo 2012: Italia-Spagna. Una partita tra squadre sorelle e culture imparentate che si disputa nello stadio di Kiev, all'estremità orientale dell'Europa. Per le vie principali, i bar  sono circondati da labirinti di tavolini ricolmi di gente assiepata e attenta davanti ai maxischermi, ai televisori o con l'orecchio teso verso la radio: pronti ad esultare e incoronare gli azzurri campioni d'Europa. Purtroppo però, non è andata così. L'Italia che ha giocato l'agognata finale con la Spagna, era irriconoscibile rispetto alla squadra che ha vinto meritatamente contro la Germania: sin dal fischio d'inizio gli azzurri di Prandelli appaiono in difficoltà nell'acquisire il ritmo di gioco dei propri avversari. Impensabile cercare di superarlo. Il primo gol di Silva, conferma la lentezza italiana nell'entrare in partita, il secondo di Jordi Alba, dissipa qualsiasi dubbio sulla forma degli azzurri nella finale del torneo. Il secondo tempo mostra una squadra completamente incapace di reggere alla prorompente e straripante incisività degli spagnoli che ipotecano definitivamente la vittoria con la terza rete segnata da Torres e celebrano la propria superiorità con la quarta realizzata da Mata. Una partita segnata da infortuni, come quelli di Chiellini e Motta, per il quale la propria parentesi nella finale è stata davvero breve e sfortunata. Azzurri vinti prima dalla stanchezza che dai loro avversari in campo, eppure proprio perché questa squadra aveva davvero fatto sognare, la reputavamo imbattibile: una commistione di talenti assodati, esperti e di carriera come Pirlo, Buffon e Chiellini, già campioni mondiali nel 2006, di giovani promesse come Balotelli e di fantasisti irrequieti e imprevedibili come Cassano, sembravano delineare un team omogeneo, ma con molte punte di eccellenza tecnica e tenacia. Una squadra che pur nell'inferiorità numerica del secondo tempo ha cercato di arginare al meglio l'avanzata dei propri avversari che sul campo erano onnipresenti e pericolosi. Un match in cui la Spagna è stata protagonista assoluta senza alcun dubbio. Difficile quindi commentare una sconfitta così dura, ma nonostante tutto, sono solo parole di stima quelle che Cesare Prandelli rivolge ai suoi ragazzi: riconoscendone i meriti e dichiarando la sua più completa fiducia verso la squadra. Un gruppo generoso, sebbene non in condizioni ottimali. Si chiude così con un 4-0 questa finale 2012 dell'Europeo: con tanta amarezza per i giocatori e i tifosi italiani,  seguita da dietrologie del dopo partita e strategie imbattibili parto del "senno di poi". In concreto però, la legge dello sport ha distribuito ed emesso una sentenza equa: ha vinto il migliore in campo e sebbene non sia facile da accettare, la formazione spagnola merita ampiamente gli applausi dei propri avversari diretti. 

Luigi Paolicelli

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