F-35, tutti contrari o tutti favorevoli?

F-35, tutti contrari o tutti favorevoli?
Sul tema F35 l’incoerenza politica dilaga. Intanto rimane confermato l’acquisto dei 90 cacciabombardieri, 38 entro il 2020.

Le spese militari in tempi di crisi sono sempre sotto i riflettori, ma la vicenda F35 è davvero particolare. Da un lato abbiamo cifre che colpiscono, per non dire indignano (si stimano 15 miliardi), in tempi di crisi come questi, dall’altro abbiamo la totale incoerenza politica riguardo l’acquisto dei famigerati cacciabombardieri. Un po’ di chiarezza, l’Italia è entrata nel programma F35 ben 16 anni fa, era il 1999, governo D’alema; ma perché l’Italia era interessata? Il programma americano JSF aveva una caratteristica: quella di coinvolgere, in qualità di partner, altre nazioni sia in fase di studio e sviluppo del progetto, sia poi in fase di produzione dello stesso. Tutti i membri della Commissione della Difesa si trovarono d'accordo con il progetto; esponenti di Forza Italia, dell'Ulivo e Lega Nord votarono all'unanimità la proposta. 

Nel 2013, l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti dichiarò: “E’ utile qui ricordare che l’Italia ha aderito al programma F35 nel 1999 con il governo D’Alema, ha confermato la partecipazione con il secondo governo Berlusconi nel 2002 e poi ci sono stati ulteriori passi fatti dal governo Prodi e nel febbraio nel 2009 dal governo Berlusconi. Il nostro governo è stato l’unico a ridurre il numero degli F35 da 131 a 90″. Le dichiarazioni arrivarono in risposta alle numerose critiche mosse dalla stampa e dalle forze politiche (le stesse che avevano approvato il progetto); in effetti ad oggi l’unico taglio certo sui velivoli è stato fatto da Monti nonostante i molti politici contrari al progetto  siano stati al Governo in questi 16 anni. “Bisogna mantenere i patti, ma non mi sognerei mai oggi di fare una spesa del genere” spiegò ai cronisti di Presa Diretta Silvio Berlusconi che come abbiamo visto confermò il programma nel 2002 quando era al Governo. Dichiarazioni seguite da quelle dell’ex forzista Cicchitto: “Non capiamo perché si taglia tutto tranne gli F35”. Tra le varie voci che si alzarono tra le file del Partito Democratico ricordiamo quella di Pier Luigi Bersani in piena campagna elettorale il 22 gennaio 2013: “Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. La nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro”. Era proprio il PD, ora al governo, che chiedeva nel 2012 un “ripensamento” al Governo Monti sulla questione F35; il ripensamento pare averlo avuto l’ex senatrice PD Roberta Pinotti che dichiarava sempre nel 2012: "Non servono 131 caccia, il governo potrebbe ridurre l'acquisto a 40-50''. La Pinotti, dopo le politiche del 2013, viene nominata sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa del governo Letta e Il 13 giugno 2013 si dice apertamente contraria all’abolizione totale ma favorevole a usare la scure sugli acquisti, “Non tutti, ma un buon 90%”. Ora che Roberta Pinotti è Ministro della Difesa nel Governo Renzi:” “I 90 aerei non sono né confermati né disdetti. In Parlamento abbiamo deciso che il costo complessivo deve pesare la metà circa, tenuto conto dei riflessi economici. Il problema non e’ il numero, ma spendere meno”. Marcia indietro sui tagli drastici, ora non sono “né confermati né disdetti” e il problema non è più il numero. Last but not least è l’attuale Presidente del Consiglio Renzi che da sindaco di Firenze il 6 giugno 2012 twittava:

E ancora contro il Governo Monti: “Continuo a non capire perché buttar via così tanto sulle spese militari, a partire dalla dozzina di miliardi necessari a comprare i nuovi F35. Anche basta, dai”.

Parole che per ora non hanno trovato riscontro nei fatti e nelle dichiarazioni di questo Governo, anzi stando a quanto già stipulato, l’Italia entro il 2020 acquisterà i primi 38 cacciabombardieri americani dando cosi un acconto dei 15 miliardi totali necessari all’acquisto dei 90 velivoli.

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