Face Off Obama - Romney: presidenziali 2012 tutte da vincere

Faccia a faccia tra Romney e Obama a Denver. Il candidato repubblicano attacca: amministrazione priva di iniziative contro la disoccupazione e propone meno agevolazioni per i privilegiati; Obama si difende sottolineando il momento delicato e puntando su servizi che formino americani migliori e più tutelati.

Faccia a faccia tra Romney e Obama a Denver. Il candidato repubblicano attacca: amministrazione priva di iniziative contro la disoccupazione e propone meno agevolazioni per i privilegiati; Obama si difende sottolineando il momento delicato e puntando su servizi che formino americani migliori e più tutelati. Obama-Romney-2012

A poco più di un mese dalla fatidica data del 6 novembre, quando gli americani saranno chiamati a scegliere il loro nuovo presidente, la campagna elettorale 2012 sembra riaprirsi a favore del candidato repubblicano Mitt Romney. Nel dibattito televisivo che lo ha visto contrapposto all'attuale presidente Barack Obama, in carica dal 2008, Romney è apparso brillante, preparato, e soprattutto ha dimostrato una apertura ai temi "di centro sinistra"; illustrando nella sede della Denver University la sua ricetta per consentire all'America di rimettersi in piedi, dopo anni di crisi economica e di tracolli finanziari. Ampliare i posti di lavoro, diminuire le esenzioni fiscali delle classi privilegiate per poter consentire al ceto medio una maggiore disponibilità di denaro e, formulare una nuova proposta sanitaria che metta d'accordo repubblicani e democratici: questi i punti focali su cui il candidato repubblicano si è concentrato per riguadagnare consensi a spese del presidente in carica. Inoltre Romney, sul tema lavoro, ha addebitato all'attuale amministrazione un immobilismo e mancanza di reale iniziativa sul risanamento del mercato occupazionale; sostenendo infine la parzialità e incompletezza della riforma sanitaria che realizzata da Obama. La risposta del presidente degli Stati Uniti è stata articolata, precisa, ma priva di appeal e di incisività, pur dimostrando che la situazione illustrata da Romney fosse piuttosto parziale: avendo escluso dall'equazione la grave crisi che ancora stringe in una morsa l'economia globale, una empasse dalla quale ancora nessuno sembra essere uscito. In secondo luogo Obama si difende ricordando che gli accordi portati avanti sin ora hanno permesso che l'industria automobilistica americana potesse continuare a produrre e, sebbene in gravi difficoltà, poter garantire ai cittadini il mantenimento dei loro posti di lavoro. Infine in tema di impegni bellici Barack Obama ha ribadito gli sforzi per tentare di porre fine al più presto alle guerre ereditate dalla presidenza Bush, in modo da avere maggiori fondi per i servizi che interessino direttamente i contribuenti: sistema scolastico adeguato e assistenza sanitaria gratuita. Romney sebbene abbia sfruttato argomentazioni che in parte avrebbero potuto essere rovesciate e usate per indebolire la sua posizione nel dibattito, ha avuto relativa vita facile contro il presidente, che mentre sosteneva il proprio programma ha spesso evitato il contatto visivo con il suo diretto interlocutore, dimostrando poca sicurezza. Del tutto assenti invece attacchi personali, che denotano uno scontro secondo un "Fair Play" nel modo di fare politica di cui si sentiva la mancanza. La scelta del candidato risulta quindi meno scontata di quanto le prime proiezioni, che davano in testa il presidente democratico, potessero far pensare. In questo contesto che pone testa a testa Obama e Romney il voto di alcuni stati come Ohio e Florida saranno determinanti, e mai come adesso la scelta del nuovo capo di stato americano sarà una scelta decisiva per il futuro dei prossimi anni.

Luigi Paolicelli

 

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