Fertility Day, un passo indietro di cento anni

Fertility Day, un passo indietro di cento anni
C’è chi sostiene che il mondo si divida in chi ha letto “La Recherche” di Proust e chi no. Così, c’è anche chi sostiene che un’altra divisione del mondo consista nel fare figli e non farli. Eppure il Fertility Day ha indignato l’Italia intera.

Dopo le tante polemiche sollevate dai cittadini, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin fa un passo indietro: “la campagna non è piaciuta? Ne facciamo una nuova”. Così ha commentato via Twitter il Ministro in risposta alle tante critiche ricevute, spiegando poi meglio a Sky tg24: “nessuno qui è innamorato di un messaggio di comunicazione, il messaggio deve arrivare corretto. Se ci sono delle immagini che sono state vissute come un'offesa penso che nessuno in questo ministero abbia questo desiderio, ho già dato mandato di poterle rimodulare. Ho già detto di rimodularle, perché a noi non interessa offendere, interessa però provocare una riflessione".

La campagna che, come si legge nel bando pubblicato sul sito del Ministero della Salute, è stata promossa con 113.000€ non fa riflessioni, non si pone vicina ai cittadini ed ai loro problemi.

La prima critica che moltissimi hanno fatto sui social è stato il fatto che il problema della natalità, non consiste tanto nella fertilità, quanto nel sistema sociale che garantisce poco o nulla ad una coppia che decide di avere dei figli. Inoltre basta confrontare i numeri, tenendo bene a mente che dietro i numeri ci son persone, per rendersi conto che esiste una sproporzione sostanziale: il 2014 è stato il primo anno dall’82 in cui il numero di aborti –ufficiali- è sceso sotto i 100.000 (97.535), i bambini nati grazie alla fecondazione assistita sono stati invece 10.976.

La campagna non tiene conto delle giovani coppie etero ed omosessuali, delle difficoltà lavorative, di chi ha difficoltà ad avere figli per cause naturali; è anacronistica, quest’inverno il paese ha cercato di progredire su temi più complessi confrontandosi sulle unioni civili e la maternità surrogata, ed oggi si approva, al Consiglio dei ministri del 28 luglio scorso, la giornata della fertilità, che come icona ha una donna con la clessidra. La campagna si è spinta anche oltre in realtà, c’era persino il fertility game, che però è stato prontamente rimosso dal sito internet dell’iniziativa.

La campagna doveva provocare delle riflessioni, e sicuramente l’ha fatto, ma certamente non quelle sperate.

Solo un dato sul quale val la pena riflettere, l’età delle donne che fa ricorso alla fecondazione assistita è in aumento, 36,7 anni, forse questo potrebbe essere un buon punto di riflessione, sperando però il problema non rimanga marginale, perché in fondo riguarda le donne.

Pubblicato in Attualità

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