Festival dell'energia a Lecce crolla il consenso per il nucleare

Pro, contro, sì ma non in Puglia. Si avvicendano i pareri sul futuro atomico dell’Italia e della regione all’interno del grande dibattito promosso dal festival dell’energia, alla seconda edizione, quattro giorni in scena a Lecce a partire da giovedì scorso. Nucleare sì o no, è intanto il quesito posto dall’istituto di ricerca Ipsos, guidato da Nando Pagnoncelli, che ha presentato i risultati del sondaggio proprio in occasione del festival salentino.
Pro, contro, sì ma non in Puglia. Si avvicendano i pareri sul futuro atomico dell’Italia e della regione all’interno del grande dibattito promosso dal festival dell’energia, alla seconda edizione, quattro giorni in scena a Lecce a partire da giovedì scorso. Nucleare sì o no, è intanto il quesito posto dall’istituto di ricerca Ipsos, guidato da Nando Pagnoncelli, che ha presentato i risultati del sondaggio proprio in occasione del festival salentino.Le elaborazioni Ipsos, aggiornate specificamente per l’occasione con un’indagine campione su tutto il territorio nazionale - condotta mediante interviste telefoniche -presenta interessanti scostamenti rispetto alle stesse rilevazioni condotte nel giugno del 2008. Si raffredda in sostanza il consenso degli Italiani verso il ritorno al nucleare. Dai dati si registra un calo considerevole del consenso verso il nucleare: i favorevoli al nucleare sono il 43 per cento degli intervistati (contro il 51% del giugno 2008). L’istituto di ricerca ha posto al campione anche un’altra domanda che riprende il tema dominante del festival dell’energia: “Quale energia tra 20 anni?” La domanda, proposta richiedendo una previsione rispetto a quali Paesi potrebbero avere maggior “successo” rispetto alle proprie scelte energetiche, metteva gli intervistati nelle condizioni di considerare la politica energetica futura dei singoli Stati. Al quesito solo l’8% ha risposto che “avranno successo” i Paesi che hanno investito sul nucleare (contro il 25% della precedente indagine del 2008). Il campione ritiene invece che i Paesi che investiranno sulle fonti rinnovabili potranno meglio contemperare sviluppo e protezione dell’ambiente, e quindi “avranno successo”. Alla tavola rotonda “Nucleare: quanto dove come e perché”, moderata da Chicco Testa, il capo dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo economico Guido Bortoni ha sottolineato come “Democrazia significa anche saper imporre decisioni ritenute giuste, anche se non universalmente condivise”. Luigi Paganetto, presidente Enea, si è espresso sulla questione della localizzazione delle quattro centrali previste nel patto siglato in Francia il 24 febbraio scorso, in questi termini: “La scelta dei siti è questione delicata e complessa. Il ritorno al nucleare è importante per il nostro Paese nell’ottica dell’innovazione tecnologia che il nucleare porta con sé. Se vogliamo guardare alla quarta generazione della tecnologia nucleare, quella più avanzata, con un migliore utilizzo del combustibile, possiamo farlo solo partendo dalla tecnologia esistente oggi. Dobbiamo nel frattempo lavorare sull’efficienza energetica della casa, nell’industria, nei trasporti, per consumare meno energia a parità di condizioni”.
 
 
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Pubblicato in Attualità

 


 

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