Gino Strada, una vita dalla parte degli ultimi

Gino Strada, una vita dalla parte degli ultimi
Il grande medico, attivista, e fondatore - insieme alla moglie Teresa Sarti, scomparsa nel 2009 - dell’Ong italiana Emergency, morto a Rouen - in Normandia - all’età di settantatré anni lascia un’eredità enorme.

«Quest’idea imbecille di una società violenta e rancorosa, che ti spinge a trovare chi sta peggio di te e a dargli la colpa dei tuoi guai. Mai uno di loro che punti il dito contro quelli che stanno meglio, eh?» (Gino Strada, in un’intervista al «Corriere della Sera»)

«Mine giocattolo studiate per mutilare bambini. Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire»; «La guerra è la più diffusa forma moderna di terrorismo»; «Resto convinto che per chi è dentro la classe, ha dieci anni e vuole studiare, ricevere un razzo in testa significhi restare vittima di un atto di terrorismo, chiunque ne sia l’artefice»; «Una promessa è un impegno, è il mettersi ancora in corsa, è il non sedersi su quel che si è fatto. Dà nuove responsabilità, obbliga a cercare, a trovare nuove energie»; «Spero che si rafforzi la convinzione che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio»; «Il terrorismo è la nuova forma della guerra, è il modo di fare la guerra degli ultimi sessant’anni: contro le popolazioni, prima ancora che tra eserciti o combattenti»; «I veri valori etici possono nascere solo da una prassi di vita che si misura con i limiti, le passioni, le ritrosie, l’esasperazione del procedere alla ricerca di sé, nell’altro da sé»; «Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso»; «La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l’altro, tanto a pagare saranno poi civili inermi»; «Credo che la guerra sia una cosa che rappresenta la più grande vergogna dell’umanità. E credo che il cervello umano debba svilupparsi al punto da rifiutare questo strumento sempre e comunque in quanto strumento disumano»; «Promettere costa poco, si dice, se poi non si mantiene l’impegno. E non farlo? Costa ancor meno, praticamente niente, basta girarsi dall’altra parte»; «Viviamo in un “villaggio globale” sconvolto dalle guerre, un pianeta, quello degli uomini, dove tra l’altro qualcuno ha seminato cento milioni di mine antiuomo. Decine di conflitti, milioni di morti. Con tutto il corollario di vergogne, vero arsenale della guerra: fame e malattie, miseria e odio, esecuzioni sommarie, vendette, attentati, stupri, pulizie etniche, torture, violenze. Terrorismo. E a scuola si studiano le battaglie, non la guerra. Né la pace»; «Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra»; «La sanità italiana era tra le migliori ma adesso è in crisi per colpa della politica che ha inserito il profitto. Gli ospedali sono diventati delle aziende. Oggi il medico viene rimborsato a prestazione, che è una follia razionale, scientifica ed etica. Si mette il medico in condizioni di dover fare o di ambire a fare più prestazioni perché così guadagna e così si inventano nuove malattie e cure, oppure si fanno interventi chirurgici inutili. L’obiettivo non è più la salute, ma il fatturato. Il profitto va abolito dalla sanità, perché abolendolo e rendendo una sanità gratuita a tutti coloro che sono sul territorio italiano, si avrebbero trenta miliardi di euro da investire ogni anno».

Queste sono solo alcune fra le dichiarazioni di Gino Strada nel corso degli anni e che, da sole, sarebbero più che sufficienti per illustrare l’enorme statura morale e civile sia del G. Strada medico sia del G. Strada uomo.  

Nato a Sesto San Giovanni (MI) nell’aprile 1948, Luigi Strada - meglio noto come Gino Strada -, si specializza in chirurgia d’urgenza e si dedica alla cura dei traumi di guerra.

Fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta collabora con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in numerose aree interessate da conflitti bellici.

Nel ’94, insieme a sua moglie Teresa Sarti (1946-2009) e ad altri colleghi, fonda l’organizzazione umanitaria Emergency con l’obiettivo di fornire cure ed assistenza ai civili feriti nelle guerre - comprese le vittime delle mine antiuomo - e di addestrare personale sanitario locale. Al primo ospedale, aperto in Iraq nel ’96, ne seguiranno altri, oltre a numerosi centri per la chirurgia, la riabilitazione e l’assistenza in aree interessate da conflitti.

Inoltre, si impegna attivamente nelle campagne per la pace e per la difesa dei diritti umani. Nel 2015 riceve il Right Livelihood Award «per la sua grande umanità e la sua capacità di fornire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra».

Gino Strada è autore di alcune pubblicazioni - fra cui ricordiamo Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra (Feltrinelli, Milano 1998), Buskashì. Viaggio dentro la guerra (MondoLibri, 2002) e Zona rossa (Feltrinelli, Milano 2015), scritto con Roberto Satolli e di numerose introduzioni - Giulietto Chiesa, Vauro, Afghanistan anno zero (Guerini, Milano 2001), Enrst Friedrich, Guerra alla guerra. 1914-1918: scene di orrore quotidiano (Oscar Mondadori, Milano 2004) -, prefazioni - Lella Costa, In tournée (Feltrinelli, Milano 2002), Silvio Galvagno, Nell’inferno di Kabul. Testimonianze di un chirurgo di guerra (Primalpe, Cuneo 2002), Giovanna Botteri, Dentro la guerra. Testimoni di un pianeta senza pace (Nonluoghi liberi edizioni, Civezzano - TN - 2003), Alberto Demagistris, Mine antiuomo (BFS, Pisa 2003), Vauro, Principessa di Baghdad (Guerini, Milano 2003), Howard Zinn, La guerra giusta (Charta, Milano 2006), Scott Ritter, Iraq confidential. Intrighi e raggiri. La testimonianza del più famoso ispettore ONU (Mondi nuovi media, San Lazzaro di Savena - BO - 2006), Diego Brasioli, Le stelle di Babilonia (Mursia, Milano 2006), PeaceReporter, Guerra alla terra. I conflitti nel mondo per la conquista delle risorse (Edizioni Ambiente, Milano 2009), Raul Pantaleo, Attenti all’uomo bianco. Emergency in Sudan. Diario di un cantiere (Eleuthera, Milano 2010) -, postfazioni - Flavio Oreglio, Katartiko 3. Atto finale (Mondadori, Milano 2004) -, interventi - Il senso delle parole, in Linda Bimbi (a cura di), Not in my name. Guerra e diritto (Editori Riuniti, Roma 2003), Il centro di riabilitazione Sulaimaniya, in Massimo Nava, Vittime. Storie di guerra sul fronte della pace (Fazi, Roma 2005) - ed interviste - Alessandro Lucchini (a cura di), Il linguaggio della salute. Come migliorare la comunicazione tra medico e paziente (Sperling & Kupfer, Milano 2008) -.

«Gino Strada ha recato le ragioni della vita dove la guerra voleva imporre violenza e morte. Ha invocato le ragioni dell’umanità dove lo scontro cancellava ogni rispetto per le persone. La sua testimonianza, resa sino alla fine della sua vita, ha contribuito ad arricchire il patrimonio comune di valori quali la solidarietà e l’altruismo, espressi, in maniera talvolta ruvida ma sempre generosa, nel servizio alla salvaguardia delle persone più deboli esposte alle conseguenze dei conflitti che insanguinano il mondo. In coerenza con la nostra Costituzione che ripudia la guerra, Gino Strada ha fatto di questa indicazione l’ispirazione delle azioni umanitarie sviluppate in Italia e all’estero, esprimendo, con coraggio, una linea alternativa allo scontro tra i popoli e al loro interno. Nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia e a quanti gli sono stati vicini, rendo onore alla sua figura», ha dichiarato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Emergency è un’associazione umanitaria italiana fondata a Milano nel 1994. È stata riconosciuta come Onlus nel ’98 e come Ong l’anno seguente. Dal 2006 è partner dell’ONU. I suoi interventi, svolti da volontari, sono rivolti soprattutto alla cura - gratuita e al di là di ogni discriminazione politica o religiosa - delle vittime civili delle guerre. Ha cominciato la sua attività in Ruanda nel ’94 durante la tragedia del genocidio dei Tutsi, rimettendo in funzione l’ospedale abbandonato di Kigali. Grazie ai finanziamenti di sostenitori privati è intervenuta in sedici differenti Paesi - fra cui Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan, Afghanistan -, in cui sono stati costruiti ospedali, centri per la cardiochirurgia, per le protesi e per la riabilitazione, postazioni di primo soccorso, centri per la maternità. Emergency si occupa inoltre della formazione di personale sanitario locale. L’associazione ha sovente promosso campagne in favore della pace e della messa al bando delle mine antiuomo. Nel 2006 e 2007 sono state costituite anche una Emergency USA ed una Emergency UK e, fra il 2010 e il 2011, sono nate Emergency Japan e Emergency Svizzera, poi divenuta Fondazione Emergency Svizzera. Esistono inoltre sedi in Austria, in Belgio, e ad Hong Kong. In Italia, oltre a fornire assistenza sanitaria nelle carceri e ad operare per il salvataggio in mare ed il soccorso ai migranti facilitando loro l’accesso alla sanità pubblica, a partire da marzo 2020 coopera con le autorità sanitarie italiane per l’emergenza sanitaria connessa alla pandemia Covid-19.

Pubblicato in Attualità

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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