Hong Kong sogna l'indipendenza

Veduta di Hong Kong Veduta di Hong Kong
Nell’autunno 2014, per 79 giorni, i ragazzi del movimento “Occupy Central” manifestarono in piazza ad Hong Kong, per chiedere alla Cina l’introduzione del suffragio universale ed il diritto  all’autodeterminazione.Il 5 settembre del 2016, sei di loro riescono ad entrare nel Consiglio Legislativo, incrinando così l’assetto politico cinese.

 

Hong Kong è un’ex colonia inglese, tornata alla Cina nel 1997 con lo statuto di regione amministrativa speciale sino al 2047, anche se ovviamente Hong Kong è, e soprattutto è stata, la porta verso il mondo per il commercio cinese. Per questa ragione i risultati del voto hanno preoccupato molto Pechino, dato che la percentuale dei votanti nelle elezioni di domenica è stata del 58%, un vero e proprio record per Hong Kong, e che secondo un sondaggio di luglio quasi il 40% degli abitanti di Hong Kong, tra i 15 e i 24 anni, vuole l’indipendenza dalla Cina dopo il 2047.

Si pensava che con la frammentazione partitica del fronte indipendentista si sarebbe verificata una dispersione di voti che avrebbe favorito il fronte pro-Cina, ma alla fine i democratici si sono aggiudicati un terzo dei seggi, assicurandosi così il potere di esercitare il diritto di veto all’interno del Consiglio.

Oggi Yau Wai-ching, Eddie Chu Hoi-dick, Joshua Wong, Sixtus Baggio Leung, Lau Siu-lai e Nathan Law Kwun-chung potranno sedere all’interno del Consiglio, davanti al quale solo due anni fa manifestavano.

Ciò implica anche tensioni e preoccupazioni, come racconta Eddie Chu Hoi-dick, eletto nei Nuovi Territori Occidentali, che ha ricevuto minacce prima del voto, e che ora chiederà protezione per sé e per la sua famiglia. Ma anche tanta determinazione, come racconta Joshua Wong, in un intervista a Libération, e riportata da Internazionale, raccontando la nascita del suo partito Demosisto “Avevo bisogno di dimostrare che posso essere un politico. Due anni fa ero uno dei più radicali, oggi alcuni sostengono che non sono più un militante, come se la violenza fosse l’unico modo di dimostrare la propria determinazione. Non sono contro l’indipendenza in sé, ma la lotta armata non è certo un’opzione”. 

Ad ogni modo la risposta cinese, dopo un giorno di attesa, è arrivata netta e chiara “la Cina si muoverà con decisione contro qualsiasi forma di "indipendenza di Hong Kong. L’indipendenza è contraria alla Costituzione nonché alle leggi di Hong Kong", fa sapere Pechino.

 

Ora bisogna solo attendere il prossimo appuntamento per Hong Kong che sarà a marzo 2017, con l’elezione del nuovo capo di governo in cui si vedrà quanto effettivo potere riuscirà ad impiegare il fronte democratico.

Pubblicato in Attualità

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