I cento anni del 'divo" Giulio Andreotti

Giulio Andreotti nel 1958 Giulio Andreotti nel 1958 Foto Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
l 14 gennaio 1919 nasceva il senatore a vita Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio e più di venti volte ministro - detentore dei segreti e delle leve del potere della Prima e di parte della Seconda Repubblica. 
Politico longevissimo, è stato uno dei principali esponenti della Democrazia cristiana e, fino alla sua morte, avvenuta quando aveva 94 anni, nel 2013, è stato tra i protagonisti della vita politica italiana. E' sempre stato presente dal 1945 in poi nelle assemblee legislative italiane: dalla Consulta nazionale all'Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991, e successivamente come senatore a vita. In pratica ha partecipato, se si esclude il Napolitano-Bis, a tutte le elezioni dei Presidenti della Repubblica italiana. E' stato anche giornalista e scrittore. Una carriera accompagnata da scontri, sospetti di trame e vicende giudiziarie, a cominciare da quella in cui è stato inquisito, processato e assolto per mafia a Palermo.
 
Giulio Andreotti è famoso anche per centinaia di motti di spirito, aforismi, freddure e definizioni fulminanti: alcune sono entrate nei dizionari e nelle enciclopedie e hanno contribuito ad alimentare la sua fama di politico freddo e cinico. Come la classicissima "il potere logora chi non ce l'ha", pronunciata nel 1951 durante un dibattito parlamentare. Il giovane parlamentare democristiano rispose così a un avversario di De Gasperi che chiedeva al presidente del consiglio di farsi da parte, visto che aveva raggiunto gli ottant'anni ed era ormai logorato dall'esercizio del potere. Da allora la frase, in realtà pronunciata due secoli prima dal politico e diplomatico francese Charles Maurice de Tayllerand, è diventata "sua" come la celeberrima "a pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina". Andreotti la ascoltò nel 1939 sulla bocca del vicario di Roma Marchetti Selvaggiani, quando studiava Giurisprudenza all'Università Lateranense, e da allora l'ha ripetuta in varie occasioni.  Quando cominciarono i guai politici e giudiziari, commentò così con amaro sarcasmo: "A parte le guerre puniche, mi attribuiscono di tutto". Diceva anche: "So di essere di media statura ma non vedo giganti attorno a me". Autoironico e dotato di grande senso dell'umorismo, non querelò mai per le vignette, alcune forti, che lo presero di mira. "Giulio Andreotti è stato uno statista che nel bene e nel male ha segnato la vita del paese, dotato di grandissimo senso dell'umorismo", disse del suo bersaglio preferito Giorgio Forattini.  Così si arrabbiò appena, dopo aver visto "Il Divo", il film del 2008 scritto e diretto da Paolo Sorrentino sulla vita del senatore a vita. Lo definì "molto cattivo, una mascalzonata", ma mai chiese tagli alla pellicola. Perché se "uno fa politica pare che essere ignorato sia peggio che essere criticato", disse.
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