Il convegno Linguaggi della Memoria alla Fraterna Domus di Sacrofano

Viviana Verbaro, Lello Dell'ariccia, Rosalba Vitellaro, Antonella Staffoli, Patrizia Nicolini, Daniela De Simone e Madia Mauro Viviana Verbaro, Lello Dell'ariccia, Rosalba Vitellaro, Antonella Staffoli, Patrizia Nicolini, Daniela De Simone e Madia Mauro
Si è svolto martedì 11 febbraio 2020 a partire dalle 9.30 presso la Sala Padre Francesco della Fraterna Domus di Sacrofano (RM) il convegno “Linguaggi della Memoria. Per non dimenticare la Shoah”, incontro dedicato agli alunni/alunne della Scuola Secondaria di Sacrofano e Magliano Romano.

«Anche oggi fatico a ricordare, ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito e avere questa occasione per ricordare il male altrui, ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin, che chi andrà a Praga o ci è già stato ed ha visitato il museo dei bambini, che a Terezin potevano fare le recite o colorare con i pastelli e che poi un giorno furono tutti deportati e uccisi ad Auschwitz per la colpa di esser nati - perché erano bambini e quindi non potevano aver fatto del male a nessuno -, c’è una bambina della quale non ricordo il nome che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Io non avevo le matite colorate, e forse non avevo e non ho mai avuto la fantasia meravigliosa della bambina di Terezin. Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. E questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali: che siano in grado di fare la scelta e con la loro responsabilità e la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati» (Liliana Segre, a conclusione del suo vibrante e commovente discorso di fronte al Parlamento Europeo del 29 gennaio 2020)

«L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria» (Primo Levi)

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Forse la frase-manifesto del convegno Linguaggi della Memoria. Per non dimenticare la Shoah presso la Fraterna Domus di Monte Caminetto-Sacrofano. Un inno a combattere l’indifferenza, che è alla radice della maggior parte fra le barbarie. Perché, volendo citare Martin Luther King, oltre alla «cattiveria dei malvagi», esiste il «silenzio degli onesti».

L’incontro, che ha visto la presenza di ospiti che hanno dialogato con gli studenti utilizzando differenti linguaggi della comunicazione, ha rappresentato un’importante occasione di riflessione.

Nel corso dell’evento, pensato per celebrare la Giornata della Memoria 2020 (settantacinquesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e della fine della Seconda guerra mondiale) toccando le corde più profonde dei ragazzi, immagini, racconti, testimonianze, recitazione e cartoons si sono intrecciati fra loro.

All’incontro hanno preso parte Patrizia Nicolini (sindaca di Sacrofano); Daniela De Simone (dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Padre Pio” di Sacrofano); Lello Dell'ariccia, sopravvissuto alla Shoah e Presidente dell'Associazione culturale “Progetto Memoria” (nata nel 2003 sotto l’egida dell’UCEI - Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - da un’idea di Enrico Modigliani e Piero Terracina dopo l’emanazione della legge istitutiva del Giorno della Memoria con l’obiettivo di fornire assistenza e collaborazione ai testimoni - soprattutto agli ex deportati), il quale, con grande piglio professorale e nello stesso tempo con un linguaggio diretto ed efficace ha parlato in maniera più che esaustiva della storia del popolo ebraico, dell’avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania, delle leggi razziali del 1938 e delle deportazioni; Rosalba   Vitellaro, scrittrice, regista e sceneggiatrice del docu-cartoon, La stella di Andra e Tati (il primo cartoon che racconta la Shoah attraverso gli occhi di due bambine di quattro e sei anni, e vincitore del Rockie Award come miglior produzione in animazione per ragazzi del Banff World Media Festival, in Canada), che è stato proiettato nel corso dell’incontro; Antonella Staffoli (consigliera con delega alla Scuola del Comune di Sacrofano)

Nel corso del convegno, organizzato da Madia Mauro e moderato dalla giornalista Rai Viviana Verbaro, è stato proiettato anche il video del discorso tenuto da Liliana Segre al Parlamento Europeo il 29 gennaio 2020. I ragazzi/ragazze (circa centonovanta alunni/alunne delle scuole Medie di Sacrofano e Magliano Romano) all’intensità ed alla forza di tale discorso hanno reagito seguendo i parlamentari europei nella standing ovation (e, in molti casi, anche nella commozione).

 

Il cartoon La stella di Andra e Tati (soggetto e sceneggiatura: Valentina Mazzola, Alessandra Viola, Rosalba Vitellaro; consulenza storica: Marcello Pezzetti - direttore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, e uno fra i massimi studiosi della Shoah e delle leggi razziali fasciste; design e direzione artistica: Annalisa Corsi; coordinamento artistico e direzione animazioni: Enrico Paolantonio; produttore Rai: Annita Romanelli; musiche: Michele Amadori; voci: Loretta Goggi, Leo Gullotta, Ludovica Modugno, Laura Morante; regia: Rosalba Vitellaro, Alessandro Belli; produzione: Larcadarte e Rai Ragazzi in collaborazione con Miur, Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione), presentato in anteprima a Torino nell’aprile 2018 e dedicato alla drammatica vicenda della deportazione delle sorelle Tatiana (all’anagrafe Liliana) e Andra (Alessandra) Bucci, e del come riuscirono a sfuggire ai barbari esperimenti sui bambini condotti dal dottor Josef Mengele ad Auschwitz, è stato il primo film di animazione europeo sull’Olocausto.

«Io non sono una regista famosa. Ma sono una regista che racconta storie vere», ha dichiarato Rosalba Vitellaro.

Realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario delle abominevoli leggi razziali fasciste in Italia, il film, della durata di circa trenta minuti e diretto da Rosalba Vitellaro e Alessandro Belli, è stato presentato al Festival Internazionale Cartoons on the Bay che si è svolto a Torino nel 2018. Il cartoon è stato coprodotto da Rai Ragazzi e Centro Larcadarte con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’obiettivo fondamentale del cartoon è quello di far conoscere la Shoah ai ragazzi. In occasione del festival, le due sorelle sono state intervistate da Matteo Parlato per conto di Rai News ed hanno dichiarato di aver molto apprezzato il film. L’ignominiosa figura del dottor Mengele (1911-1979) è nota al grande pubblico anche grazie a due celebri ed agghiaccianti film americani degli anni Settanta: Marathon Man (Il maratoneta - 1976) di John Schlesinger, con Dustin Hoffman, Laurence Olivier e Roy Scheider, e The Boys From Brazil (I  ragazzi venuti dal Brasile - 1978) di Franklyn J. Schaffner, con Gregory Peck, L. Olivier e James Mason.

 

Liliana Segre (Milano, 1930), orfana di madre da quando non aveva neanche compiuto un anno, di famiglia laica, ha consapevolezza del fatto di essere ebrea per via del dramma delle leggi razziali fasciste del ’38, a causa delle quali viene espulsa dalla scuola che frequentava. Dopo l’acuirsi delle persecuzioni contro gli ebrei italiani, suo padre, utilizzando documenti falsi, la nasconde presso alcuni amici. Nel dicembre del ’43, insieme al padre e a due cugini, prova a fuggire in Svizzera, ma i quattro vengono respinti dalle autorità elvetiche. Il giorno dopo la tredicenne Liliana Segre viene arrestata a Selvetta di Viggiù (VA) e, dopo sei giorni di carcere a Varese, trasferita a Como e poi a Milano, nel carcere di San Vittore, dove è detenuta per quaranta giorni. Il 30 gennaio 1944 viene deportata dalla stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunge dopo sette giorni di viaggio. Subito separata dal padre, non lo rivedrà mai più (morirà il 27 aprile di quell’anno). Il 18 maggio i suoi nonni paterni vengono arrestati ad Inverigo (CO) e, dopo qualche settimana, anche loro deportati ad Auschwitz, dove vengono uccisi il 30 giugno, al loro arrivo. Liliana Segre viene messa ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che all’epoca apparteneva alla Siemens. Alla fine di gennaio del ’45, in seguito all’evacuazione del campo affronta la “marcia della morte” verso la Germania. Verrà liberata all’inizio di maggio nel campo di Malkow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbruck, liberato dall’Armata Rossa. Degli oltre settecentosettanta bambini/bambine italiani/italiane di età inferiore a quattordici anni deportati ad Auschwitz, Liliana Segre fu fra i venticinque sopravvissuti.

Al suo rientro nell’Italia liberata, vive inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, gli unici superstiti della sua famiglia.

«Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall'inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza» (Liliana Segre)

Da circa trent’anni svolge attività di Memoria nelle scuole d’Italia.

Nel 1997 è fra i testimoni del film-documentario Memoria presentato al Festival del Cinema di Berlino. Nel 2004, insieme a Goti Herskovits Bauer e Giuliana Fiorentino Tedeschi, è una delle tre donne ex-deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani). Nel 2005 la sua vicenda viene ripercorsa con maggiori dettagli nel libro-intervista di Emanuela Zuccalà Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah (Paoline Editoriale Libri, Milano).

Nel 2009 la sua voce viene inclusa nel progetto di raccolta dei "racconti di chi è sopravvissuto", una ricerca condotta da Marcello Pezzetti fra il 1995 e il 2008 per conto del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, che ha portato alla raccolta delle testimonianze della maggior parte fra i sopravvissuti italiani dai campi di concentramento all’epoca ancora in vita. Nello stesso anno, partecipa al film/documentario di Moni Ovadia Binario 21, diretto da Felice Cappa e che si ispirava al poema del poeta di origine russa Itzhak Katzenelson Il canto del popolo ebraico massacrato. Il 27 novembre di quell’anno l’Università di Trieste le conferisce la Laurea honoris causa in Giurisprudenza.

Nel dicembre 2010 l’Università di Verona le conferisce la laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

Il 19 gennaio 2018 Liliana Segre viene nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale»

Nello stesso anno le viene conferito il titolo di "Membro onorario del Corpo Accademico" all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti e riceve il Premio Passaggi, assegnato da Passaggi Festival a personalità che si sono distinte per l'attività di saggistica o per la loro figura morale.

Nel 2019 riceve il Premio Art. 3, assegnatole «per il coraggioso e quotidiano impegno a mantenere viva la memoria e i valori civili e morali che la nostra Carta costituzionale detta, in particolare con gli articoli 3, 8, 19͙».

Il 29 gennaio 2020 è intervenuta al Parlamento Europeo (raccogliendo una meritatissima standing ovation) e, pochi giorni dopo, ha dichiarato che nella primavera 2020 terrà il suo ultimo incontro pubblico come testimone attiva della Shoah. L'evento sarà intitolato Rondine, Cittadella della Pace e si svolgerà ad Arezzo.

 

Ciò che è stato e non potrà esser modificato, perché indietro non si torna; ciò che avrebbe potuto essere, ma che purtroppo non è stato; ciò che purtroppo è stato e che tutti noi ci auguriamo non avvenga mai più. Perché, come giustamente affermato da Patrizia Nicolini, nella società civile «essere liberi significa avere la libertà di pensare liberamente, diversamente,  e soprattutto non avere pregiudizi. Perché forte non è colui che alza la voce, ma forte è colui che non ha pregiudizi», in quanto alla violenza ed ai pregiudizi medesimi è in grado di contrapporre la riflessione obiettiva, lucida e razionale.

Un incontro che colpisce il pubblico nel profondo facendolo uscire dall’aula positivamente “frastornato”, ma con una dose di consapevolezza in più. Di quella che induce a non dimenticare (mai, per nessun motivo al mondo) ed a volar sempre «sopra i fili spinati».

Pubblicato in Attualità

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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