Il Governo anticipa la riduzione delle slot

Il Governo anticipa la riduzione delle slot
Il Governo ha deciso con un emendamento alla manovra correttiva, in esame alla Commissione Bilancio della Camera, che verrà anticipato ad aprile 2018 la riduzione del 34% delle slot machines installate negli esercizi commerciali.

Saranno due le fasi con cui avverrà la riduzione: da 378.000 a 345.000 entro dicembre 2017; e da 345.000 a 265.000 entro fine aprile 2018.

Per il sottosegretario Pier Paolo Baretta «si trattava di dare un segnale di coerenza rispetto all’impostazione generale condivisa da Comuni e Regioni avviando un percorso di ristrutturazione di riduzione dell’offerta in materia di giochi». Ma per Carlo Rienzi, del Codacons, questo è «un taglio solo di facciata: lo “Stato biscazziere” tenta di mettere una toppa al problema della ludopatia con un provvedimento che non servirà a nulla visto che le sale da gioco sono talmente tante che i giocatori troveranno il modo per rovinarsi».  

Infatti nel 2016 il volume d’affari di tutto il settore del gioco d’azzardo è cresciuto del 7% rispetto all’anno precedente, con una cifra pari a 95 miliardi di euro, equivalenti al 4% del nostro Pil. Inoltre si registravano un milioni di ludopatici.

Secondo le stime, il 54,4% degli italiani gioca almeno una volta l’anno con l’azzardo legale. Ma un milione di questi soffrono patologicamente di ludopatia. E due milioni e mezzo, anche se non patologici, spendono considerevoli cifre. Segno di un’Italia in crisi, considerando che quasi venti anni fa, nel ’98, la spesa per il gioco d’azzardo legale sfiorava appena i 16 miliardi.

Dati inquietanti che a gennaio fecero tuonare anche il Cardinale Angelo Bagnasco 

«L’affare azzardo rende più di 88 miliardi di euro all’anno: è stato studiato per far perdere, produce povertà e malattia».

Tornando alla manovra correttiva dalla Commissione Bilancio della Camera, tra le molte novità inserite, come l’inclusione dei tributi locali tra le imposte ammesse alla definizione agevolata delle controverse tributarie, c’è anche il via libera alla sostituzione degli studi di settore con i nuovi indici sintetici di affidabilità (Isa).

La Commissione Bilancio ha infatti deciso di assorbire il disegno di legge, con primi firmatari Pelillo del Pd, e Bernardo di Ap, presentato alla fine di aprile, che prevede a partire dal 2018 l’introduzione di indicatori che «rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili». Con una scala da 1 a 10 sarà definita l’affidabilità di circa 3,5 milioni di partite Iva di ciascun contribuente, al quale spetteranno premi crescenti, come minori adempimenti ed accertamenti meno stringenti.

«È la creazione di un sistema di premialità legato al posizionamento del contribuente» come ha sottolineato il presidente della Commissione Finanze, Maurizio Bernando.

Un altro passo questo, dopo lo “Statuto dei Lavoratori Autonomi” che concentra le attenzione sui lavoratori a partita Iva e colma i vuoti di tutela con i lavoratori dipendenti.

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