Il sistema antisismico borbonico: funziona!

Il Nord e Sud d’Italia uniti nello studio per la realizzazione di abitazioni più sicure dal punto di vista sismico.

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Il Nord e Sud d’Italia uniti nello studio per la realizzazione di abitazioni più sicure dal punto di vista sismico. Un progetto di studio che vede coinvolti Cnr-Ivalsa di San Michele all’Adige (TN) e Università della Calabria per esaminare le caratteristiche di un sistema costruttivo utilizzato dal governo Borbonico in seguito al terribile terremoto del 1783 e che ha dimostrato eccezionali caratteristiche di antisismicità.

Il progetto prevede una serie di prove cicliche su una parete costituita da muratura rinforzata da un’intelaiatura lignea che rappresenta una riproduzione "imperfettamente" identica di una parete del palazzo vescovile di Mileto, ricostruito appunto dopo il 1783.

L’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr) di San Michele all’Adige ha eseguito un test, il 3 settembre scorso ,di particolare interesse, ricostruendo in laboratorio una sezione di edificio secondo le indicazioni del regolamento edilizio vigente sotto i Borboni.

Le norme antisismiche attualmente vigenti nella legislazione italiana risalgono al 2008 e sono in corso di revisione. Non tutti sanno, però, che il primo regolamento del genere d’Europa fu imposto dai Borboni subito dopo il catastrofico terremoto che nel 1783 distrusse gran parte della Calabria meridionale, con circa 30.000 vittime.

Fu, allora, redatto un codice per la costruzione degli edifici che raccomandava l’utilizzo di una rete di legno all’interno della parete in muratura. L’efficacia di questo sistema costruttivo si dimostrò durante i successivi eventi tellurici che colpirono nuovamente la Calabria, nel 1905 e nel 1908 (circa 9 gradi di intensità sulla scala Mercalli, magnitudo 6.9 sulla scala Richter): danni non significativi con limitate porzioni di muratura collassate e in nessun caso crolli totali. Allo stesso modo si comportò anche il palazzo del Vescovo di Mileto, al quale erano stati apportati gli accorgimenti antisismici contenuti nel regolamento borbonico. L’edificio è ora completamente abbandonato e in evidente stato di degrado, ma la sua struttura ha attraversato oltre 200 anni di storia senza cedimenti.

Questa stessa tipologia di struttura è stata ora sottoposta a una serie di test. La parete è stata costruita con la collaborazione del Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università della Calabria (Unical) per analisi chimiche e petrografiche al fine di ottenere, oltre alle caratteristiche dimensionali e di apparecchio della muratura intelaiata, anche simili prestazioni meccaniche di malta e pietre.

«Si tratta - spiega Nicola Ruggieri, ricercatore di Unical - di una riproduzione pressocché identica di una parete dell’edificio vescovile a Mileto, in scala 1:1, costituita da muratura rinforzata da un’intelaiatura lignea». La specie legnosa utilizzata è stata identificata nei laboratori Ivalsa come castagno calabrese. «Per le prove - aggiunge Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa e responsabile scientifico del progetto insieme a Raffaele Zinno dell’ateneo calabrese – abbiamo imposto alla sezione una serie di spostamenti alternati nelle due direzioni via via crescenti, così da simulare il comportamento alle azioni sismiche, anche le più importanti, della parete intelaiata».

Il muro ha mostrato un eccellente comportamento antisismico, evidenziando una buona duttilità garantita dal riempimento interno dei telai - con qualche piccola espulsione di muratura - mentre gli stessi telai di legno (sia le aste, sia i nodi) sono rimasti quasi completamente integri. «Già nel 1908, in seguito al catastrofico terremoto che distrusse Reggio e Messina - conclude Ruggieri - il geografo Mario Baratta, fondatore della sismologia storica, rilevava le buone qualità sismiche dell’edificio di Mileto». Grazie a questi test, al Cnr-Ivalsa si ha conferma di tale resistenza.

Cristina Biordi

 

 

Pubblicato in Attualità
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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